No ai domiciliari in comunità
Baby Gang resta in carcere, il gip: «Rete criminale internazionale, per lui combatterebbero fino alla morte». Il video in Iraq con bazooka e kalashnikov
Resta in carcere “Baby Gang”, all’ufficio anagrafico Zaccaria Mouhib, 25enne trapper seguito da milioni di follower sui social. Lo ha deciso il gip di Lecco Gianluca Piantadosi emanando una ordinanza in cui spiega che l’uomo è “inserito in una rete criminale più vasta e di livello internazionale, capace” in passato “di farlo approdare in Iraq” per “sparare con bazooka e altre armi da guerra”. Ha sviluppato “una pericolosità che connota la sua figura artistica e personale” e ne fa “vanto” sui social. Riesce, poi, a “influenzare” una “cerchia ampia di persone, disposte a fare di tutto” per “supportarlo e proteggerlo”, tanto che per lui “combatterebbero fino alla morte”.
Respinta richiesta dei domiciliari in una comunità
Nella misura di conferma della custodia cautelare in carcere per 25enne, il giudice ha dunque respinto la richiesta della difesa di riconoscere gli arresti domiciliari in una comunità terapeutica con braccialetto elettronico a “Baby Gang”, che malgrado la giovane età ha alle spalle diversi guai giudiziari.
Il suo nuovo e ultimo arresto risale al 17 marzo, al termine di un’inchiesta della Procura di Lecco per una serie di accuse che vanno dalla detenzione di armi ai maltrattamenti nei confronti della sua fidanzata e altri reati vari.
Reti criminali, violenza e inaffidabilità