Sfogo da Formigli
Anche Lagioia boccia Conte, Schlein e il campo largo: «Se fanno le primarie non andrò a votare»
È fuga dal campo largo anche degli intellettuali rossi. È stata uno schiaffo in faccia a Conte, Schlein e compagni l’intervista dello scrittore Nicola Lagioia, rilasciata a Piazzapulita, davanti a Corrado Formigli.
L’autore de La Ferocia, intellettuale di punta della sinistra da lotta e da salotto, presenta il conto delle promesse della sinistra e diserta in anticipo i gazebo: «Se fanno le primarie, non andrò a votare».
Non nomina singolarmente Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni, ma la critica investe il progetto che dovrebbero costruire insieme. Stavolta arriva dalla propria area culturale: liquidarla come propaganda della destra richiederebbe una certa fantasia.
Giustizia sociale, la bocciatura di Lagioia
«L’ingiustizia sociale si è allargata sia nei paesi dove ha governato la destra sia nei paesi in cui ha governato la sinistra».
Lagioia non assolve nessuno, ma sul centrosinistra è esplicito: «La sinistra di questi anni non è stata in grado di agire sulla questione della giustizia sociale».
Per Schlein e Conte il problema è sostanziale: rivendicare la rappresentanza dei più deboli richiede risultati. Agli aedi della superiorità progressista resta da spiegare perché le prediche abbiano funzionato meglio delle politiche.
Il clima interroga anche Bonelli e Fratoianni
Sul cambiamento climatico, sostiene lo scrittore, destra e sinistra sono entrambe «sedute su una bomba». Al proprio campo rimprovera però di non essersi intestato «neanche la battaglia delle battaglie».
Una contestazione che interroga anche Bonelli e Fratoianni: la bandiera ambientale è visibile, la capacità di farne una proposta trainante convince Lagioia assai meno.
Primarie o scaricabarile?
La critica più netta riguarda la leadership: «Mi sembra che si getti sull’elettore una questione che non sono riusciti a risolvere loro».
La richiesta è semplice: «Io vorrei un leader, un programma, a quel punto decido di votarlo o meno».
Prima una proposta, poi il giudizio dei cittadini. Affidare agli elettori i nodi irrisolti dei partiti, nel ragionamento di Lagioia, significa trasferire una responsabilità che i dirigenti dovrebbero assumersi. Lo scaricabarile, sotto un gazebo, acquista almeno una certa solennità. «Altrimenti che sta a fare la politica?», domanda.
Tante procedure, poche risposte
Le opposizioni, osserva, sono «molto prese sulle questioni procedurali»: «ballottaggio, il doppio turno». Ma il punto è un altro: «Il governo attuale in Italia è un governo come gli altri o non è un governo come gli altri?». Se lo considerano diverso, sostiene, dovrebbero trovare «dei valori comuni, delle battaglie comuni su cui provare a fare una proposta».
E resta l’atto d’accusa contro Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni: incapaci di decidere su tutto. Insomma, da “mai una gioia” a “mai Lagioia” per Elly e Giuseppi.