Illegittimi due articoli
Affitti brevi, la Consulta boccia la legge dell’Emilia-Romagna. Bignami: «Smantellata una legge ideologica. Aveva ragione il governo»
La Corte costituzionale boccia due articoli della legge dell’Emilia-Romagna sugli affitti brevi, accogliendo il ricorso presentato dal governo Meloni. Una decisione che riaccende lo scontro politico tra il centrodestra e la giunta regionale guidata da Michele de Pascale. Fratelli d’Italia rivendica il pronunciamento della Consulta, mentre la Regione annuncia di voler andare avanti, adeguando le disposizioni dichiarate illegittime senza rinunciare all’impianto complessivo della legge.
Con la sentenza numero 164, depositata oggi, i giudici costituzionali hanno dichiarato illegittimi gli articoli 4 e 5 della legge regionale numero 10 del 2025, che introducevano specifici vincoli urbanistici per gli immobili destinati alle locazioni brevi.
Affitti brevi, la Consulta accoglie il ricorso del governo Meloni
Al centro della controversia c’è soprattutto l’articolo 4, che aveva introdotto una specifica destinazione d’uso urbanistica per gli immobili utilizzati per le locazioni brevi, inserendoli nella categoria turistico-ricettiva. La conseguenza era l’obbligo di ottenere un titolo edilizio per il cambio di destinazione d’uso di un immobile precedentemente appartenente a una diversa categoria funzionale. L’articolo 5 attribuiva invece ai Comuni la possibilità di individuare determinate zone del territorio nelle quali subordinare le locazioni brevi al rispetto di specifiche condizioni urbanistiche.
La Corte ha ritenuto sproporzionate le misure adottate dalla Regione, pur riconoscendo che il contrasto all’overtourism rappresenta un obiettivo meritevole di tutela. In particolare, secondo i giudici, l’articolo 4 introduceva una disciplina applicabile all’intero territorio regionale, senza una distinzione tra le aree maggiormente interessate dal sovraffollamento turistico e quelle nelle quali il fenomeno non presenta la stessa intensità. La norma determinava inoltre una disparità di trattamento tra i proprietari che destinano gli immobili alle locazioni turistiche e i gestori delle strutture ricettive extra-alberghiere. Soltanto i primi erano infatti obbligati al cambio di destinazione d’uso, anche quando l’attività di locazione veniva esercitata in maniera sporadica.
Da qui la violazione degli articoli 3 e 41 della Costituzione, relativi al principio di uguaglianza e alla libertà di iniziativa economica. L’illegittimità dell’articolo 4 si riflette anche sull’articolo 5, che disciplinava proprio l’insediamento della nuova destinazione d’uso. La Consulta ha invece respinto le censure del governo relative alla competenza legislativa statale in materia di tutela della concorrenza.
Bignami: «La Consulta smantella la legge ideologica della sinistra»
La sentenza viene accolta con soddisfazione da Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, che rivendica la scelta del governo di impugnare il provvedimento regionale. «La Corte Costituzionale smantella la legge ideologica della Regione Emilia-Romagna sugli affitti brevi, dando ragione al governo Meloni che aveva impugnato il provvedimento per difendere la proprietà privata». Bignami aggiunge: «Fratelli d’Italia lo aveva ribadito con forza: le misure regionali erano sproporzionate e discriminatorie. Con la sentenza n. 164, la Consulta ha accolto il ricorso di Palazzo Chigi dichiarando illegittimi i vincoli imposti dalla sinistra».
Il capogruppo di FdI insiste soprattutto sulle conseguenze che le restrizioni avrebbero potuto avere per i piccoli proprietari immobiliari. «Imporre il cambio di destinazione d’uso e dare ai Comuni il potere di vietare le locazioni turistiche viola la libertà economica e il principio di uguaglianza tutelati dalla Costituzione. La lotta all’overtourism non può trasformarsi in una punizione contro le famiglie che affittano per integrare il proprio reddito. La sinistra si rassegni».
L’Emilia-Romagna non arretra: «La legge resta in vigore, adegueremo i due articoli»
Ma la giunta dell’Emilia-Romagna replica che nonostante la bocciatura delle due disposizioni, la Regione conferma la volontà di mantenere la propria disciplina sugli affitti brevi, intervenendo sulle parti censurate dalla Consulta.