Sigfrido contro i "congiurati"
“Tu quoque, Mottola…”: Ranucci ad alzo zero contro l’ex fedelissimo di Report
A Report sono maestri nel rivolgere domande scomode agli altri. Stavolta, però, le domande. Ma soprattutto le risposte, volano dentro casa. A dare fuoco alle polveri la puntata di Filorosso, il programma di Antonino Monteleone, dove sono state trasmesse alcune dichiarazioni pubbliche dell’inviato Giorgio Mottola. Il messaggio indirizzato a Sigfrido Ranucci è arrivato forte e chiaro: «Al posto di Sigfrido avrei fatto un passo indietro».
Ranucci non ha lasciato cadere il suggerimento: poche ore dopo ha affidato ai social una torrenziale replica a Mottola, Alberto Nerazzini e Gian Gaetano Bellavia. E i toni raccontano un clima tutt’altro che armonioso.
Mottola contro Ranucci: «Al posto suo farei un passo indietro»
Il primo punto sollevato da Mottola riguarda il doppio incarico di Ranucci, conduttore e capo autore di Report. «Il fatto che il conduttore sia anche il capo autore ha ingenerato una spirale che andrebbe spezzata», sostiene l’inviato nella dichiarazione mandata in onda da Filorosso.
Mottola richiama quindi la direttiva dell’ex dg Rai Luigi Gubitosi contro la presenza in video di direttori e vicedirettori: una «profilassi veramente molto virtuosa», perché impedirebbe a chi prende le decisioni di essere condizionato dalla fama raggiunta e dalla sua ulteriore ricerca.
Sulla presa di posizione di Ranucci nella vicenda Lavitola, Mottola è altrettanto netto: «Anche per me è stata del tutto incomprensibile». Parla di una «fortissima tensione» e di un rapporto «lacerato in un modo tale che non potrà rinsaldarsi».
Allo stesso tempo auspica che dalle indagini emerga l’assenza di qualsiasi condizionamento, perché a Report, sottolinea, «siamo sempre stati totalmente liberi». Poi la conclusione: «Al posto suo, io avrei fatto un passo indietro».
La replica di Ranucci: «Non sa di cosa parla». E tira fuori i 330mila euro
Ranucci risponde punto per punto. L’esordio non promette mediazioni: «Mottola non sa di cosa parla».
Secondo il conduttore, la direttiva Gubitosi nasceva per impedire che un dirigente Rai sfruttasse la propria posizione per attribuirsi una conduzione e il relativo vantaggio economico. Nel suo caso, sostiene, sarebbe successo l’opposto: nominato conduttore nel 2016 dalla direttrice di Rai3 Daria Bignardi, nel 2020 sarebbe diventato con Franco Di Mare vicedirettore ad personam, «incarico svolto gratuitamente, senza alcuna indennità».
Quanto al doppio ruolo, Ranucci ricorda che è «lo stesso ruolo che per vent’anni ha ricoperto magnificamente Milena Gabanelli».
Poi arriva il passaggio destinato a fare più rumore. Secondo Ranucci, a Mottola il sistema non avrebbe impedito di andare «liberamente» in onda con le sue inchieste. E neppure gli sarebbe andata male economicamente: sostiene infatti che l’inviato sia arrivato a «incassare circa 330mila euro l’anno vendendo le sue inchieste (costi di montaggio e trasferte compresi nel prezzo)», «la cifra più alta tra tutti gli inviati».
Mottola aveva fornito pubblicamente una versione diversa dei propri compensi, sostenendo che il suo guadagno effettivo fosse pari al 30-35% dei circa 300mila euro a stagione che gli venivano attribuiti. Quella di Sigfrido con il suo ormai ex fedelissimo, suona come una resa dei conti, in tutti i sensi.
Nerazzini e le accuse di censura: «È falso, ho prove e testimonianze»
Il secondo fronte è Alberto Nerazzini, che ha accusato Ranucci di avergli censurato tre inchieste. La risposta è secca: «È falso. Non ho mai censurato nessuno», scrive Ranucci, sostenendo di avere sempre difeso i lavori dei propri inviati, qualunque fosse il partito coinvolto. Terzo capitolo, Gian Gaetano Bellavia, che ha chiesto a Mottola di fare un’inchiesta su Ranucci una volta chiarita la vicenda Lavitola. La risposta del conduttore è immediata: «Ben venga». Invita quindi Bellavia a verificare negli atti «con quanta forza» si sarebbe battuto contro i tentativi di censura per difendere lui e il suo spazio dalle accuse di spionaggio, comprese quelle rivoltegli in trasmissione da Luca Barbareschi.
Il finale è da Report: «È tutto agli atti». A giudicare dalle premesse, l’ultima puntata della soap “Sigfrido contro i congiurati” deve ancora arrivare.