Un lavoro che viene da lontano
Tetto per gli studenti stranieri, Valditara: “Ma quale inseguimento di Vannacci, il testo era pronto da mesi. L’italiano è strumento di integrazione”
L’italiano come strumento di integrazione scolastica, nessun inseguimento di Vannacci, nessuno spot elettorale, il provvedimento era pronto da mesi a viale Trastevere. Così il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara dai microfoni de L’aria che tira sulla 7 sul decreto che prevede un tetto del 30% di studenti stranieri nelle aule. “Per carità nessun inseguimento di Vannacci. Abbiamo iniziato nel 2023 con Agenda nord. Abbiamo proseguito con l’intervento sui ragazzi stranieri neoarrivati. E facciamo questo provvedimento ora che è immediatamente operativo”. Valditara confuta punto per punto le obiezioni delle opposizioni che hanno scatenato un can can accusando il governo di razzismo e gridando alle classi ghetto.
Valditara: “Nessun inseguimento di Vannacci, il decreto era pronto da tempo”
“Noi partiamo da un presupposto”, spiega il ministro. “Se il ragazzo ha gravi problemi linguistici, se i genitori non si presentano mai a scuola e il ragazzo è abbandonato, verifichiamo se i genitori sanno l’italiano. E offriamo loro la possibilità di impararlo gratuitamente. Se non lo fanno scatta la multa. Se il ragazzo non ha problemi di inserimento scolastico o va bene, la norma non si applica”. In Germania ha aggiunto – fanno ben altro delle multe, il governo Meloni ha scelto una soluzione molto equilibrata. “Tutti gli studi ci dicono che, quando un genitore o un contesto familiare è inadeguato dal punto di vista della conoscenza della lingua, c’è un ostacolo molto forte agli apprendimenti. È ovvio che, se il ragazzo va bene, non ha problemi di inserimento scolastico e i genitori partecipano alla vita scolastica, non ci sarà questa norma”.
“In Germania fanno ben altro delle multe”
La circolare Gelmini – spiega il ministro dell’Istruzione a L’aria che tira – “ha avuto il merito di individuare il problema. Ma non prevedeva una precisa organizzazione del sistema. Nei fatti non è stata sostanzialmente applicata. Qui ora interviene il provveditorato che deve coordinare i presidi”. In caso di sforamento del tetto del 30% si prenderà la decisione più opportuna. Nessuno scandalo. “Anche oggi i genitori indicano 4 scuole, non una sola. Non è un fenomeno strano rispetto al sistema. Si deve trattare di scuole di vicinato, certo il ragazzino non può andare a 20 chilometri di distanza. In caso poi non si riuscisse a trovare un posto – spiega – abbiamo previsto 14milioni di euro a regime per potenziare l’italiano per i ragazzi stranieri che non conoscono bene la lingua italiana”.
Il decreto non si confezione in un giorno, abbiamo iniziato un anno fa
Infine un chiarimento decisivo. Il decreto non è comparso dalla sera alla mattina per ragioni di opportunismo elettore. “Non si confeziona nell’arco di un giorno, ci vogliono approfondimenti, confronti, riflessioni. È il frutto della prosecuzione di un percorso iniziato un anno fa. Quando abbiamo previsto per la prima volta in Italia l’assunzione di docenti formati per insegnare l’italiano ai ragazzi di primo arrivo. E l’esperimento ha funzionato molto bene”. Sulla tempistica Valdiatara è chiarissimo. “Il testo era già pronto, prima avevamo concordato con Giorgia un lancio mediatico. Lei ha usato il palco di Fenix per anticipare quel lancio e dare visibilità al decreto ritenuto politicamente importante. Il nostro obiettivo è mettere al centro l’Italiano come grande strumento di integrazione; conoscere l’italiano significa avere possibilità di successo scolastico e quindi effettivamente integrarsi”.