Bilancio di stagione
Record di presenze e riscoperta dei borghi: i “numeri strabilianti” del turismo in Italia
I dati parlano di un settore che continua a crescere e si differenzia sempre di più: tra le mete preferite non solo città d'arte e mare, ma anche montagna ed entroterra. E ora si attende la fotografia di settembre: molti lo hanno scelto come mese delle vacanze
Il turismo italiano continua a correre e si conferma uno dei motori dell’economia nazionale. Il settore vale oggi il 13% del Pil, a conferma di un comparto in continua crescita. «Numeri strabilianti», così li ha definiti il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, si sono registrati anche in estate: nei mesi di giugno, luglio e agosto l’Italia ha raggiunto i 276 milioni di presenze, 5,5 milioni in più dell’anno scorso.
La crescita del turismo in Italia
Termometro di perfetta salute anche il tasso di saturazione Ota, che dà la misura delle prenotazioni di alloggi sulle più grandi piattaforme online di tutto il mondo: l’Italia sfiora il 62%, un dato che è aumentato del 14% rispetto allo scorso anno, e supera Francia e Spagna. Una crescita di oltre il 6% si è registrata anche nei borghi che, ha spiegato Mazzi, «hanno assunto un ruolo predominante nella distribuzione dei flussi turistici sul territorio, raccontando il volto autentico dell’Italia».
Dati che danno contezza di come il turismo sia una vera e propria industria trainante per il Belpaese, con ogni misura adottata che non si traduce semplicemente in numero di visitatori ma posti di lavoro, benefici per le attività ristorative, alberghiere e non solo. Insomma, una macchina produttiva che collega tra le altre cose cultura, commercio, agricoltura, artigianato: cresce il turismo, aumentano il consumo e la distribuzione della ricchezza.
Un’estate da record
Per l’intera stagione estiva, dal 15 giugno al 15 settembre, il tasso medio di saturazione delle strutture presenti sulle grandi piattaforme internazionali di prenotazione ha raggiunto il 58,9%, con un balzo di 10,8 punti percentuali rispetto al 2025. La concentrazione più massiccia di visitatori è stata registrata anche quest’anno a Ferragosto, col 65,4% e un dato interessante: a trainare il turismo sono state le mete di montagna, con un tasso di saturazione pari al 78,4%, seguite da quelle balneari (74,3%) e lacuali (71,9%).
Le città d’arte e i paesaggi culturali si sono fermate al 56%, ma sono proprio queste mete a registrare la crescita più forte rispetto al 2025: +13,9 punti percentuali. Boom di presenze nelle isole, con la Sicilia e la Sardegna che si confermano tra le destinazioni più gettonate.
C’è poi un dato che riflette il cambiamento delle abitudini degli italiani: sono dieci milioni i connazionali che hanno deciso di andare in vacanza a settembre e tra le motivazioni ci sono le temperature più miti, la ricerca di un minore affollamento e la convenienza economica. Insomma, settembre non è più bassa stagione. E al flusso interno si aggiunge quello straniero, predominante, con una domanda internazionale che non segue necessariamente il calendario scolastico e lavorativo italiano.
Un turismo sempre più decentralizzato
Fino allo scorso anno il 75% delle presenze straniere si concentrava nel 4% del nostro territorio. La sfida, sin dall’insediamento al governo, è stata quella di invertire la rotta. Intanto i piccoli comuni continuano a crescere anche in estate, con un +6,6% degli arrivi e un +4,2% delle presenze, portando il totale dei primi sette mesi del 2026 a +5,6% di arrivi e +4,4% di presenze sullo stesso periodo dell’anno scorso.
L’incremento degli arrivi interessa quasi tutte le regioni, con variazioni particolarmente sostenute nel Lazio (+10,9%), Friuli-Venezia Giulia (+9,9%), Abruzzo (+9,6%) e Piemonte (+9,0%). Anche Molise (+8,6%), Puglia (+7,7%) e Calabria (+7,3%) mostrano una crescita significativa.
Sul fronte delle presenze, gli aumenti più consistenti si osservano in Abruzzo (+10,9%), Piemonte (+9,8%), Marche (+9,4%), e Puglia (+8,1%). Buoni risultati emergono anche per Friuli-Venezia Giulia (+7,6%) e Lazio (+7,3%). Un risultato positivo che arriva mentre il governo mette mano al Pnrr per valorizzare il patrimonio culturale dell’entroterra.
La valorizzazione dei borghi
«Con il Pnrr Cultura – ha sottolineato il ministro della Cultura Alessandro Giuli – abbiamo coinvolto 315 borghi in tutta Italia, finanziando 232 progetti di rigenerazione e portando a compimento 3.349 interventi, superando l’obiettivo europeo fissato a 3.250. Attraverso la misura dedicata alle attività economiche locali abbiamo inoltre finanziato 2.657 attività imprenditoriali nei settori della cultura, del turismo, dell’artigianato, del commercio e dell’agroalimentare».
Uno stanziamento che inevitabilmente porterà benefici su più fronti, favorendo allo stesso tempo un maggior flusso di turisti. Anche il ministero del Turismo «ha investito con fermezza in questa direzione – ha ricordato Mazzi – destinando 34 milioni di euro ai borghi, a cui si aggiungono 75 milioni per le città Unesco e gli oltre 30 milioni per i cammini che li attraversano. Parliamo di 150 milioni di euro investiti concretamente sul territorio per favorire proprio la destagionalizzazione e un turismo più sostenibile e diffuso». E così crescono anche gli occupati, tra occupazione diretta, indiretta e indotta. Un’ulteriore conferma di come il turismo sia sempre più un’industria da custodire e governare con cura.