Verso la svolta
Pietracatella, perquisizione nello studio di Gianni Di Vita: cosa sappiamo sul caso ricina
È in corso a Pietracatella una perquisizione nello studio di Gianni Di Vita, marito e padre delle due donne morte avvelenate dalla ricina lo scorso dicembre, Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita.
Una intercettazione al centro dei sospetti
Secondo quanto riportato da Mowmag, una persona molto vicina alle due vittime sarebbe finita ancora più al centro dei sospetti dopo una intercettazione. In quella conversazione con alcuni conoscenti avrebbe raccontato una versione dei giorni a ridosso del Natale in contrasto con quanto dichiarato agli inquirenti.
L’indiscrezione, giunta da più parti, non ha potuto essere verificata. Con tutti i condizionali del caso, la persona in questione sarebbe Gianni Di Vita, e proprio da quell’intercettazione sarebbe partito il nuovo giro di audizioni delle ultime settimane. Al momento, però, non risulta indagato: la sua posizione potrebbe semplicemente aver richiesto ulteriori approfondimenti per chiarire alcune contraddizioni.
A Pietracatella intanto regna il silenzio, dopo il vertice voluto dalla procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, che ha chiesto a tutte le parti coinvolte di non avere rapporti con la stampa.
Si attendono le risposte da Berlino
Gli esperti del Robert Koch Institute stanno analizzando reperti e campioni. I termini per i primi due quesiti, la ricina nei tessuti biologici delle due donne e le verifiche sui 131 reperti prelevati in casa il 30 luglio, sono scaduti tra luglio e agosto. Nessun atto ufficiale è stato depositato, ma la procura ha autorizzato l’invio di informative parziali prima della perizia conclusiva.
Gli altri due quesiti riguardano la ricerca di anticorpi nel sangue di Gianni Di Vita e della figlia Alice, e l’analisi di 73 campioni alimentari prelevati in cucina tra dicembre e gennaio. Tra i reperti ci sono anche due borracce trovate vicino al camino, una delle quali con acqua e sedimenti scuri, e una boccetta di vetro con polvere granulare recuperata a casa della madre di Di Vita.
Interrogatori congelati, verbali incrociati
Dopo quasi duecento audizioni, gli inquirenti hanno sospeso gli interrogatori. La polizia sta ora incrociando i verbali: le testimonianze dei parenti di Antonella, compreso il fratello Luigi con la moglie, sono messe a confronto con le parole dei conoscenti di Gianni Di Vita, tornato in Molise dal Piemonte. Si indaga anche sulle amiche di Alice, per ricostruire la cronologia del 23 dicembre, la sera in cui la ragazza era fuori casa e si è così salvata dalla cena fatale.
Analisi su computer e chiavette USB
Lunedì 28 settembre sono partite le analisi sui supporti digitali sequestrati: un computer e dieci chiavette USB. Gli esperti hanno sessanta giorni per estrarre chat, file e cronologie di ricerca. Per gli inquirenti si tratta di un accertamento irripetibile, che potrebbe rivelare tracce della “ricetta” del veleno.
Il “laboratorio della morte”
Le indagini si concentrano sul luogo fisico in cui le piante di ricino sarebbero state lavorate. Secondo le ultime indiscrezioni, il “laboratorio della morte” potrebbe essere stato individuato: se fosse confermato, il veleno non sarebbe stato acquistato sul dark web, come si era ipotizzato finora.
Chi è Gianni Di Vita
Gianni Di Vita, 56 anni, stimato commercialista impegnato da tempo in politica, è stato un esponente di spicco del Pd del Molise. Ex sindaco di Pietracatella dal 2006 al 2014, è stato anche segretario amministrativo del Pd del Molise.