La ricorrenza
Oblomov e l’arte di non fare nulla: perché Gončarov ci parla ancora oggi
Il 27 settembre, anniversario della morte, è un’occasione per ricordare Ivan Aleksandrovič Gončarov, scrittore russo nato a Simbirsk nel 1812 e morto a San Pietroburgo nel 1891. La sua opera, pur legata profondamente alla società russa del XIX secolo, conserva ancora oggi una sorprendente capacità di interrogare il lettore: quanto tempo della nostra vita trascorriamo aspettando? E quando l’attesa diventa immobilità?
Gončarov è conosciuto soprattutto per “Oblomov”, il romanzo pubblicato nel 1859 che ha trasformato il suo protagonista in uno dei personaggi più celebri della letteratura mondiale. Ma ridurre Gončarov a un solo libro significherebbe trascurare una produzione letteraria più ampia, nella quale trovano spazio il cambiamento della società russa, il conflitto tra tradizione e modernità, i viaggi e la difficoltà dell’individuo di trovare il proprio posto nel mondo.
Oblomov, l’uomo che non riesce ad agire
Il nome di Gončarov è indissolubilmente legato a Il’ja Il’ič Oblomov, protagonista del romanzo Oblomov. È un uomo appartenente alla nobiltà russa che trascorre gran parte delle proprie giornate nella sua stanza, incapace di trasformare i progetti in azioni. La sua passività non viene però rappresentata soltanto come un difetto individuale. Attraverso Oblomov, Gončarov costruisce un ritratto più ampio di una società sospesa tra un vecchio ordine e una modernità che avanza. Da qui nasce anche il termine “oblomovismo”, entrato nel linguaggio culturale per indicare una condizione di apatia, inerzia e incapacità di agire.
Perché Oblomov è ancora attuale
Il personaggio, però, è molto più complesso di una semplice caricatura del “pigro”: dietro la sua immobilità si nascondono insicurezza, abitudine, paura del cambiamento e un modo particolare di guardare alla vita. Ed è forse proprio questo a rendere Oblomov ancora attuale. In un’epoca caratterizzata dalla velocità e dalla continua necessità di essere produttivi, il romanzo ci costringe a fermarci e a chiederci che cosa significhi davvero vivere.
Le altre opere: da “Una storia comune” a “Il burrone”
Prima di Oblomov, Gončarov aveva pubblicato “Una storia comune” (Obyknovennaja istorija, 1847), romanzo incentrato sul passaggio dalla giovinezza idealistica a una concezione più concreta e disincantata dell’esistenza. Nel 1858 arrivò invece “La fregata Pallada”, frutto dell’esperienza dell’autore a bordo della nave russa Pallada. Gončarov aveva infatti partecipato alla spedizione navale del 1852-1855 guidata dall’ammiraglio Putjatin. Il viaggio gli permise di osservare luoghi e culture lontane, esperienza che trasformò in un’importante opera di viaggio.
L’ultimo grande romanzo fu “Il burrone” (Obryv), pubblicato nel 1869. L’opera affronta, attraverso una complessa vicenda di personaggi e rapporti familiari, il confronto tra idee tradizionali e nuove correnti culturali nella Russia dell’epoca.
Il viaggio sulla Pallada e il rapporto con la critica
Una delle curiosità più interessanti della sua vita riguarda proprio il viaggio sulla Pallada. Gončarov partì dalla Russia nel 1852 e attraversò diversi mari e territori, entrando in contatto con realtà molto lontane da quella russa. L’esperienza ebbe un peso significativo nella sua attività letteraria e giornalistica. Il viaggio gli permise infatti di osservare direttamente società, paesaggi e abitudini differenti, offrendo materiale per riflettere sul rapporto tra la Russia e il resto del mondo.
Un altro aspetto interessante è il rapporto di Gončarov con la critica letteraria del suo tempo. Oblomov suscitò numerose interpretazioni e il protagonista divenne rapidamente una figura simbolica, tanto che il suo nome finì per indicare un vero e proprio atteggiamento esistenziale.
Perché ricordare Gončarov oggi
Ricordare Gončarov non significa soltanto celebrare uno scrittore dell’Ottocento. Significa tornare a una letteratura capace di osservare con attenzione le contraddizioni dell’essere umano. Gončarov racconta persone che vorrebbero cambiare ma spesso non riescono a farlo, individui divisi tra ciò che desiderano e ciò che riescono concretamente a realizzare. Sono conflitti che appartengono al suo tempo, ma che possono essere riconosciuti anche nel presente.
Un classico che cambia significato insieme a noi
La sua forza sta soprattutto nella capacità di non offrire risposte semplici. Oblomov può apparire pigro, ma allo stesso tempo suscita comprensione; la modernità può sembrare necessaria, ma non viene rappresentata come una soluzione priva di problemi. A più di un secolo dalla sua morte, Gončarov continua così a parlarci di una domanda molto contemporanea: che cosa succede quando, mentre il mondo corre, noi restiamo immobili?
Il 27 settembre può quindi diventare un piccolo invito a riscoprire le sue pagine. Perché alcuni classici non sopravvivono semplicemente al tempo: cambiano significato insieme a noi. E forse è proprio questa la ragione più importante per ricordare Ivan Gončarov.
EPA PHOTO/YURI KADOBNOV/yk-hh /ANSA