Il libro
“Nord Thailandia on the road” di Fabio Polese: viaggio nella civiltà che conserva la memoria orientale
Ogni viaggio ha il suo imprevisto e quello del reporter arriva sulle rive del lago Ubolratana. «Una banale influenza» lo costringe a fermarsi per due notti in una guest house di Nong Ruea. Lì conosce Sawan, un pescatore che lo porta con sé alla scoperta di «una comunità che in queste acque trova lavoro, cibo e il proprio modo di leggere il tempo»
«Vivo qui da anni e ho percorso molte volte queste strade, ma quasi sempre per raggiungere un luogo preciso. Stavolta non ho programmato nulla». Comincia senza una destinazione precisa l’avventura di Fabio Polese, reporter perugino che vive in Thailandia da un decennio. In sella alla sua moto ha percorso 3mila chilometri, da Chiang Mai al Triangolo d’Oro, lungo il Mekong fino al Myanmar in guerra, condensati nel libro “Nord Thailandia on the road”.
A rimanergli più impresso, racconta il reporter, non è stato un singolo incontro, ma «il contrasto tra due storie nate nelle stesse montagne». A Therd Thai, l’autore incontra Pa Nang, custode della memoria di Khun Sa, il “re dell’oppio”, uno dei più potenti narcotrafficanti dell’Asia, che però ha lasciato alla sua comunità strade, scuole e ospedali. Poco distante si imbatte nel Wat Tham Pa Archa Thong, il Tempio del Cavallo d’Oro, dove un ex campione di Muay Thai diventato monaco aiuta bambini orfani e ragazzi cresciuti tra povertà e droga. «Il fatto che queste due realtà coesistano a pochi chilometri di distanza racconta la complessità del Triangolo d’Oro molto più di qualsiasi giudizio».
“Nord Thailandia on the road” di Fabio Polese: viaggio in una delle più antiche comunità dell’oriente
Ogni viaggio ha il suo imprevisto e quello del reporter arriva sulle rive del lago Ubolratana. «Una banale influenza» lo costringe a fermarsi per due notti in una guest house di Nong Ruea. Lì conosce Sawan, un pescatore che lo porta con sé alla scoperta di «una comunità che in queste acque trova lavoro, cibo e il proprio modo di leggere il tempo». Così, riflette Polese, «un piccolo imprevisto è diventato una delle storie del libro a cui sono più legato». Al termine di un viaggio così lungo, cosa rimane nel bagaglio? «Quando qualcuno ti affida una storia, portarla con te significa anche assumerti la responsabilità di raccontarla senza tradirla. Questo peso, se così vogliamo chiamarlo, non mi dispiace. È uno dei motivi per cui parto».
Nel libro si parla anche del popolo Karen, oppresso dal regime militare socialista
Le storie raccolte nel libro possono sembrare lontane, persino esotiche, ma secondo Polese parlano anche di qualcosa di molto vicino a noi. «I luoghi che racconto sono meno lontani di quanto sembrano». Dalle cosiddette “scam city”, grandi centri del Sud-est asiatico dove le organizzazioni criminali gestiscono truffe online e spesso sfruttano i lavoratori, partono raggiri che raggiungono ogni giorno vittime in tutto il mondo. Le droghe del Triangolo d’Oro arrivano sui mercati internazionali e la guerra in Myanmar continua a spingere centinaia di migliaia di persone a lasciare la propria terra.
È il caso del popolo Karen e delle altre minoranze del Myanmar, di cui in Occidente si parla poco. «L’attenzione sul Myanmar è tornata con il colpo di Stato del 2021, ma per i Karen il conflitto è cominciato subito dopo l’indipendenza del 1948». Polese conosce quei territori. «Sono entrato molte volte nelle aree controllate dalla resistenza e ho visto villaggi distrutti, famiglie in fuga e intere generazioni cresciute dentro la guerra. Senza le loro storie non si comprende il Myanmar né quale pace possa davvero reggere». Alla fine, l’augurio a chi aprirà il libro per partire, almeno con la fantasia, è: «Spero che arrivi all’ultima pagina con un po’ di polvere addosso e molta voglia di partire. Non per rifare il mio viaggio, ma per cercarne uno proprio. Se poi prende una strada sbagliata, ancora meglio. Spesso l’avventura comincia proprio lì».