Il Garante per l'infanzia
Minori stranieri non accompagnati, il report: “Uno su 10 entra nel circuito penale”. Il rischio quadruplica fuori dai Sai
“I minori stranieri non accompagnati: accoglienza e rischio criminalità”, è il titolo del report promosso dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza e curato dall’Istituto psicoanalitico per le ricerche sociali Ets, presentato al Centro Congressi Cavour di Roma.
L’indagine ha coinvolto 80 minori stranieri non accompagnati (Msna) attualmente in carico al circuito penale minorile ( 35 tunisini, 27 egiziani e 18 appartenenti ad altre nazionalità) e 110 operatori attivi negli istituti di pena minorili.
E’ un quadro, quello che emerge, affatto rassicurante, e che evidenzia ancora una volta quelle lacune strutturali che il sistema di accoglienza e gestione dei migranti si trascina dietro da anni.
Percorsi differenti, diverso il risultato: l’accoglienza dei Msna non è uguale per tutti.
Arrivano in Italia a centinaia, ma il percorso dei minori stranieri non accompagnati non è uguale per tutti: secondo lo studio dell’Autorità Garante solo uno su quattro è accolto nei Sai, strutture del Sistema di Accoglienza e Integrazione dedicati specificamente a loro e che sembrano rispondere meglio alle esigenze educative e di accompagnamento di cui necessitano i ragazzi Msna.
Gli altri vengono dirottati nelle Comunità educative e dei Cas minori e il risultato è evidente: il rischio di fare ingresso nel circuito penale per i ragazzi che sono transitati per una comunità educativa non Sai” si legge nella scheda dell’indagine “è si circa quattro volte maggiore”.
Non solo. A pesare sembra essere anche la provenienza d’origine, con un maggior rischio di devianza per egiziani e tunisini.
Più reati fra i minori strani non accompagnati rispetto a quelli italiani
Severo il dato sulla percentuale di criminalità minorile che coinvolge i minori stranieri non accompagnati rispetto a quella dei minori italiani: “Circa il 10% dei minori stranieri non accompagnati entra nel circuito della giustizia minorile” si legge ancora nella scheda dell’indagine “con un rischio di coinvolgimento significativamente più elevato rispetto ai minori italiani e ai minori stranieri presenti in Italia insieme alle proprie famiglie”. Nello specifico, la percentuale di minori italiani coinvolti, secondo Eurostat, è dello 0,4%. Una bella differenza.
Senza strumenti adeguati, nessuna umanità. Ce lo racconta la realtà quotidiana.
“E’ oggettivo che il numero di minori stranieri non accompagnati che entrano nel circuito penale è particolarmente elevato e genera allarme sociale” ha dichiarato Marina Terragni, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza “Non si possono però criminalizzare né romanticizzare questi ragazzi e per questo ho fatto realizzare uno studio specifico. Da esso emerge che a esporre maggiormente alla marginalità e alla devianza sono le esperienze che precedono e accompagnano il loro arrivo in Italia”.
Uno studio attento dunque, ma anche dati che fatto riflettere non solo sui danni fatti nel corso degli anni da politiche migratorie “a porti aperti” che non hanno tenuto conto del peso strutturale (scaricato sulle spalle dello Stato) dell’accoglienza, gestione e accompagnamento dei migranti, ma anche sull’aspetto più profondo e umano, e cioè sul senso di un’accoglienza che non accoglie e che lascia spesso i migranti, persino minori, nella braccia della criminalità e dall’abbandono sociale. Problemi antichi, che un’indagine può mettere a fuoco ma che la semplice realtà del quotidiano ci racconta ogni giorno a cominciare dai problemi di sicurezza e degrado sociale delle nostre città. Ma questa, lo sappiamo, è sempre un’altra storia.