Ecco la verità
Ma quale futuro in politica, la pm per il “Sì”, Imparato, smentisce le “malelingue” delle toghe rosse sul cambio di ruolo
Dalle critiche dei cosiddetti colleghi alla situazione insopportabile che si è innescata dopo il referendum per i suoi collaboratori. Annalisa Imparato spiega per filo e per segno i motivi della sua scelta professionale e smentisce le voci sul suo ingresso in politica
Politica - di Gabriele Caramelli - 26 Settembre 2026 alle 13:13
Anche a distanza di mesi Annalisa Imparato rimane al centro dell’attenzione di chi proprio non ha mandato giù il suo sostegno al sì al referendum sulla giustizia. Ha vinto il “No”, lo sappiamo, ma lei ha scelto di perorale le cause della riforma Nordio che prevedeva, tra l’altro, la separazione delle carriere dei giudici e c’è chi continua a ricondurre quella scelta non a una questione ideale ma a una questione di opportunità politica. E stavolta è la decisione di passare da pm di Santa Maria Capua Vetere a quella di giudice del Tribunale di Velletri, deliberata la scorsa settimana dal Csm a essere stata presa di mira, come se fosse un segnale inequivocabile del suo un ingresso in politica. Una notizia che il pubblico ministero ha smentito con grande chiarezza in un’intervista al Corriere della sera. D’altronde si sa che a sinistra continua a girare il motto: «Pensa come vuoi, ma pensa come noi» soprattutto quando si tratta di magistrati candidati nelle liste elettorali, che di rado si vedono nel centrodestra.
Chi non salta la Imparato è…
Già in passato, dopo la fine delle votazioni era stata oggetto di cori sgradevoli come: «Chi non salta la Imparato è», a cui ha risposto con grande signorilità e precisando di non essersela presa: «È stato un momento goliardico. Mi sono fatta una risata. Anche se a saltare c’erano pure miei capi». Il pm, però, ha approfittato della conversazione per togliersi anche qualche sassolino dalla scarpa su altre questioni: «Avrei sopportato qualsiasi critica professionale, ma ci sono stati attacchi personali da chi avrebbe dovuto tacere. Avrei potuto fare decine di querele. Non le farò. Ma la situazione era insostenibile non solo per me».
Altro che futuro in politica, Annalisa Imparato spiega il cambio professionale
Come ha precisato nell’intervista, non è assolutamente vero che sarà candidata con Fratelli d’Italia alle prossime elezioni. «Non mi sono resa disponibile con nessuno – ha spiegato Imparato -. E nessuno mi ha mai chiamato. Il mio trasferimento non prelude a questo. Alle elezioni politiche mi sarei potuta candidare dove esercito. E, visto che ci sono nata, sarei stata facilitata nel trovare consensi». Insomma, le voci di corridoio si sono concluse con un nulla di fatto: peggio per chi le ha messe in giro. Inoltre, quando le è stato chiesto se fosse amica di Arianna Meloni ha risposto che è «falso anche quello. Sono andata ad Atreju per parlare di violenza di genere e da quel momento è nata la favola che faccio tutto grazie a lei. Ma così si espone un magistrato che ha studiato e lavora da 9 anni in un territorio delicato. Al netto di una collaborazione tecnica a un programma tv, svolgo solo il mio lavoro».
Le ragioni del trasferimento e il disagio vissuto dai collaboratori
Poi ha raccontato le reali motivazioni per cui ha deciso di cambiare ruolo: «Ho presentato domanda anche per altre Procure ma non è stata accolta. Volevo proprio andare via dal mio distretto. Non era più possibile restare». Non per le minacce, che avrebbe denunciato, ma «per i miei collaboratori. Stavano vivendo una situazione di forte disagio per causa mia, e ciò è inaccettabile. Anche perché la Procura funziona in sinergia: se c’è una parte in sofferenza, ne risente l’intera catena delle indagini».
Un’operazione di chiarezza
Quando le hanno detto che se avesse vinto il “Sì” non avrebbe potuto cambiare posizione professionale, lei ha fatto notare che «bisognerebbe chiedersi perché lo fa proprio lei? Peraltro lasciando la famiglia, gli affetti, per una scelta senza ritorno, giacché il passaggio è consentito una sola volta». Inoltre, ha precisato che «il pm non deve appartenere all’ordine giudiziario perché è parte. E come tale non può essere super partes». Quanto alla nuova avventura professionale, Annalisa Imparato spera di procedere al meglio e si concentrerà a studiare, mantenendo la sua posizione secondo cui magistrati e pubblici ministeri sono diversi nelle funzioni.