La ricorrenza
L’orgoglio del sindacato rivoluzionario nei 120 anni di “Pagine Libere”: la destra e il senso della comunità
Fondata nel dicembre 1906 a Lugano per iniziativa di Angelo Oliviero Olivetti, “Pagine Libere” è stata fino al 1911 la principale rivista del sindacalismo rivoluzionario italiano. Scopo della pubblicazione – così come delineato dallo stesso Olivetti nel primo numero della rivista: ravvivare l’”italianità del pensiero nazionale” ed esercitare “la critica dei fatti contemporanei, al cospetto del proletariato che ascende alle vette della storia”.
Patria e Lavoro: lungo questi binari ideali “Pagine libere” ha rappresentato, nelle sue diverse stagioni, il senso profondo di una visione e di un impegno sindacale radicato ben oltre le contingenze dell’azione sociale, che Filippo Corridoni, uno dei padri del sindacalismo nazional-rivoluzionario, alla vigilia del primo conflitto mondiale, così sintetizzava: “Pane sì, ma anche idee, anche educazione. Bisogni fisiologici, sì, ma anche spirituali, culturali. Il proletariato non è classe finché non ha coscienza di classe, e questa non si acquista finché l’organizzazione non si allargherà ad altre battaglie oltre quelle del salario e dell’orario”.
Ben otto le serie della rivista uscite nel corso dei decenni, a coprire, di volta in volta, le domande di una realtà politica e sociale in continuo mutamento: l’appello all’avanguardia, giovane e polemica della prima serie (1906-1911); l’azione sindacale in senso stretto, poi spezzata dai dissensi interni provocati dalla Guerra di Libia (1911- 1912); la stagione interventista (1914-1915); la fase post bellica, con il sindacalismo nazional-rivoluzionario impegnato a realizzare – su nuove basi – l’edificio sociale (1920-1922); la ricostruzione post 1945, con i richiami ai principi essenziali di un’organizzazione dello Stato, su base sindacal-corporativa, con il sindacato concepito come corpo sociale intermedio tra l’individuo e lo Stato, non più e non soltanto ente economico, ma ente economico, politico e morale al tempo stesso (1946-1952); il confronto sulla crisi del sistema rappresentativo a base partitica, con la richiesta della riforma dello Stato (“attraverso un ordinamento di diritto dei partiti politici e delle organizzazioni sindacali”) e del riordino della realtà economica, attraverso la “coesistenza” organica d’iniziativa privata e di settore pubblico (1956-1959); fino alla serie (1988-1997), edita dalla Cisnal, sotto la direzione di Ivo Laghi e di Marcello Veneziani e la “ripresa” del 2023, con la sigla delle Edizioni Sindacali (Ugl), sotto la direzione responsabile di Francesco Paolo Capone e quella editoriale di Ada Fichera.
A confermare il valore emblematico di una tradizione sindacale, che ha saputo riperpetuarsi ben oltre il trascorrere del tempo, i centoventi anni dall’uscita del primo numero di “Pagine Libere” vengono a confermare la forza di una “visione”, il valore di un impegno, la continuità di una missione insieme culturale e sociale. E’ per ribadire questo traguardo e le tante edizioni, tra chiusure e riprese editoriali, che hanno accompagnato, dal 1906 ad oggi, la vita di “Pagine Libere”, che le Edizioni Sindacali-Ugl hanno deciso di festeggiare l’anniversario, con un evento-spettacolo e l’edizione di un numero veramente speciale della rivista (256 pagine) che offre una significativa selezione degli articoli che hanno segnato i centoventi anni della pubblicazione.
Come ha ben sottolineato, presentando l’iniziativa, Francesco Paolo Capone “può sembrare insolito che un’organizzazione sindacale consideri una rivista culturale un patrimonio da custodire. In realtà è vero l’esatto contrario. Non esiste azione sindacale duratura senza una visione del mondo che la sostenga né esiste rappresentanza autentica senza un pensiero che sappia interpretare il lavoro, la società, la Nazione e il destino delle comunità”.
La grande quantità di articoli pubblicati, in grado di coprire un arco di tempo che va dai primi scritti del 1906 agli ultimissimi, editi quest’anno, non permettono una facile sintesi. A ricucire le tante, diverse analisi, quella che Ada Fichera, nel suo editoriale, ha individuato come la ragione della straordinaria longevità di “Pagine Libere”, la fedeltà alla propria missione originaria: “interpretare il presente senza rinunciare alla profondità del pensiero, facendo tesoro della storia e dando impulso al dibattito con un orizzonte futuro”. Lungo queste “linee” un interventismo culturale che ha raccontato l’Italia a trecentosessanta gradi: il lavoro e l’impresa, la cultura e la politica, il territorio e le istituzioni, la famiglia, la scuola, la formazione, le professioni, il Mezzogiorno, l’Europa, le trasformazioni sociali e le grandi sfide di ogni tempo.
In sintesi: una visione alta e complessa della realtà, analizzata da un punto di vista identitario, avendo come punti di riferimento la centralità della Nazione, il valore del lavoro, il senso dello Stato, la solidarietà nazionale, la libertà fondata sulla responsabilità e il primato della comunità rispetto all’individualismo.
Ad intrecciarsi la Storia di “Pagine Libere”, quella del sindacato e quella culturalmente identitaria, in un dinamismo insieme sociale e spirituale che ha caratterizzato le diverse stagioni della nostra Storia nazionale. Senza nostalgismi, ma con la rinnovata consapevolezza di un grande patrimonio culturale e sociale che si invera con sguardo rivolto al futuro.
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