Fenomeni del nostro tempo
Lo spazio tra indipendenza e responsabilità: il paradosso di una generazione che vuole crescere senza diventare adulta
Una casa propria, l'indipendenza economica e la libertà personale continuano a essere sogni condivisi, ma sempre più spesso vengono separati dalle responsabilità che comportano
C’è una contraddizione nella società contemporanea che riguarda soprattutto le generazioni più giovani. Da una parte c’è il giusto e comprensibile desiderio di essere indipendenti: avere una casa propria, guadagnare abbastanza, viaggiare senza dover rendere conto a nessuno e decidere autonomamente del proprio futuro. Dall’altra, però, sembra esserci contemporaneamente una crescente resistenza verso ciò che tradizionalmente rende una persona adulta: assumersi responsabilità, accettare vincoli, rinunciare a una parte della propria libertà e costruire qualcosa – a partire dalla famiglia – che richieda continuità e sacrifici.
Lo spazio tra indipendenza e responsabilità
Il risultato, paradossale, è che si desidera l’indipendenza dell’adulto senza necessariamente desiderare la vita adulta. Si vuole avere la propria casa, ma non sempre una famiglia; avere uno stipendio, ma non necessariamente un lavoro che imponga sacrifici; essere liberi, ma senza rinunciare alla possibilità di tornare indietro. Le difficoltà economiche spiegano una parte del fenomeno, ma esiste indubbiamente anche una trasformazione culturale più profonda, nella quale la giovinezza ha smesso di essere considerata una fase destinata a finire.
Quando diventare grandi era il traguardo
Per generazioni, diventare adulti rappresentava una conquista. Terminare gli studi, trovare un lavoro, lasciare la casa dei genitori, sposarsi, avere dei figli e costruire una famiglia erano passaggi che, pur non essendo obbligatori per tutti, indicavano abbastanza chiaramente la direzione verso la quale si muoveva l’esistenza.
Oggi quelle tappe non sono più considerate necessariamente un traguardo, e davanti ad esse si sembra voler temporeggiare. La differenza non riguarda soltanto ciò che facciamo, ma addirittura ciò che consideriamo desiderabile. L’età adulta non è più necessariamente il momento verso il quale tendere, ma una condizione dalla quale si cerca di conservare una certa distanza.
La giovinezza come stile di vita
Il fenomeno diventa evidente osservando la cultura contemporanea. Videogiochi, serie televisive, fumetti, animazione e intrattenimento non sono più confinati all’adolescenza, ma accompagnano tranquillamente persone adulte. Questo, di per sé, non rappresenta un problema: un adulto può coltivare qualsiasi passione senza perdere la propria maturità.
Il punto è che la cultura giovanile è diventata una delle principali culture di massa e ha progressivamente smesso di rappresentare una fase transitoria. L’idea di essere giovani non coincide più soltanto con l’età anagrafica, ma con un modo di vivere.
Anche il linguaggio riflette questo cambiamento. Si parla continuamente di “ritrovare il bambino interiore”, di non prendersi troppo sul serio e di mantenere la propria giovinezza. Molto meno spesso si parla della necessità di diventare adulti, come se la maturità fosse soprattutto una perdita di libertà anziché l’acquisizione di nuove responsabilità.
La libertà e le conseguenze delle scelte
La società contemporanea ha ampliato enormemente la libertà individuale, permettendo a ciascuno di scegliere il proprio percorso e di modificare più volte la propria vita. Ma la libertà, quando diventa possibilità di non assumere mai una scelta definitiva, può trasformarsi in una condizione permanente di provvisorietà.
L’adolescente può cambiare idea perché sta ancora cercando la propria strada, mentre crescere significa anche scoprire che volenti o meno ogni scelta esclude inevitabilmente altre possibilità. È proprio questa parte dell’età adulta che sembra risultare sempre meno attraente. Si desiderano autonomia e libertà, ma si tende a rifiutare il vincolo che le rende concrete. L’indipendenza non è soltanto fare ciò che si vuole, ma anche sostenere le conseguenze delle proprie scelte.
Non si tratta soltanto di capire perché i giovani arrivino più tardi all’età adulta, ma di chiedersi perché alcuni sembrano aver paura di raggiungerla.
Il paradosso dell’indipendenza
Forse il fenomeno si può riassumere in una formula: vogliamo essere indipendenti dai genitori, ma non necessariamente diventare come i nostri genitori. Il problema non è conservare passioni, divertirsi o rifiutare l’idea che esista un unico modello di vita valido per tutti. Non esiste un’età precisa alla quale sposarsi, avere figli o comprare casa, e non tutte le persone desiderano gli stessi traguardi.
La questione è più profonda: una società ha bisogno di individui capaci di assumersi responsabilità e di considerare la stabilità, la famiglia, il lavoro e la costruzione di qualcosa nel tempo non come una condanna, ma come possibilità. La società che non vuole più diventare adulta non è necessariamente una società di giovani pigri o irresponsabili. È una società nella quale la giovinezza è diventata così desiderabile da rendere l’età adulta quasi sospetta, nella quale tutti vogliono essere liberi, ma si rischia di dimenticare che “la libertà è una forma di disciplina” e quindi anche la capacità di assumersi un peso senza cercare continuamente di liberarsene.