Sinistre copia e incolla
Legge elettorale, a un passo dal via libera. Mercoledì il ritorno in aula a Montecitorio, stop agli emendamenti delle opposizioni
Conto alla rovescia per la riforma elettorale, a un passo dall’approdo in aula Camera (mercoledì pomeriggio) e dall’approvazione definitiva dopo il via libera del Senato. Il timing è segnato e il voto finale è previsto entro la prima settimana di ottobre (il 7 o al più tardi l’8). La commissione Affari costituzionali domani mattina (mercoledì) voterà il mandato al relatore, al termine dell’esame degli emendamenti. Bocciate tutte le richieste di modifica dell’opposizione, circa sessanta.
Legge elettorale, domani pomeriggio il ritorno in aula alla Camera
“Domani alle 16.15 saremo in aula”, ha assicurato il presidente della prima commissione Nazario Pagano di Forza Italia. Tra gli stop alle modifiche al testo quelle contro l’innalzamento del tetto delle firme necessarie per presentare una lista, quelle sulle preferenze e sulla parità di genere. Le opposizioni, come da copione, proseguono con il racconto delle riforma incostituzionale, cucita su misura del centrodestra e filo-casta. “Questa legge è una nefandezza”, gridano da Avs. “Con lo Stabilicum – tuonano i dem -non avremo un Parlamento per donne. Giorgia Meloni si assume una grave responsabilità: quella di cancellare la parità di genere nella scelta dei capilista. Di legge “moralmente riprovevole” parlano i 5Stelle.
Sinistra come da copione sulle barricate contro la riforma
Il canovaccio delle sinistre è sempre lo stesso: levate di scudi e annunci di barricate. La road map, almeno sulla carta, è già tracciata: domani (mercoledì) pomeriggio la discussione generale. Giovedì, a partire dalla 12, si entra nel vivo con le votazioni. Prima come sempre l’esame delle pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni che chiederà, come per la prima lettura, il voto segreto. Poi si entrerà nel vivo con l’esame del testo. Non è ancora chiaro il numero di fiducie che il governo chiederà di porre. L’intenzione l’ha anticipata la stessa premier Giorgia Meloni. Due quelle certe, ma potrebbero essere anche di più.
Il voto finale entro l’8 ottobre, l’incognita del voto segreto
Solo dopo la prima fiducia bisognerà aspettare le 24 ore imposte dal regolamento. Le altre si potranno votare a tamburo battente. Procedendo verso l’approvazione della legge, una volta superate il voto di fiducia resta l’incognita del voto a scrutinio segreto. L’opposizione è certa di poter chiedere un ulteriore voto segreto sul testo. Una mossa che la maggioranza però già si prepara a disinnescare, chiedendo una ulteriore fiducia. Altro fronte aperto, quello dei franchi tiratori.
L’introduzione storica delle preferenze dopo 35 anni
Il testo prevede un sistema proporzionale con premio di maggioranza al 42%. Tra le principali novità della riforma introdotte al Senato il ritorno alle preferenze, fortemente voluto da Fratelli d’Italia, dopo 35 anni. Una battaglia storica del partito della premier Meloni, mentre le leggi elettorali nate sotto l’egida del centrosinistra – Italicum e Stabilicum- non le hanno previste. Particolarmente indicativo della navigazione a vista delle opposizioni il tentativo fallito del Pd di spaccare il centrodestra con un emendamento al Senato a favore delle preferenze mentre a luglio alla Camera i parlamentari delle sinistre brindavano alla bocciatura delle preferenze.