L'intervento di Pedrizzi
I colossi energetici macinano utili, fa bene il governo a insistere con la Ue sugli extraprofitti per fronteggiare la crisi
In una recente riunione dell’Eurogruppo, a Dublino, alcuni paesi membri, ancora una volta, hanno fatto pressione per introdurre una tassa straordinaria sugli extraprofitti delle imprese energetiche. Si ricorderà che già in agosto scorso, sei paesi membri, tra cui l’Italia e la Germania, proposero una tassazione sugli extra-profitti delle aziende energetiche. I ministri delle finanze di Germania, Italia, Austria, Polonia, Portogallo ed il ministro dell’Economia spagnolo, fin da questa estate chiesero, con una lettera inviata all’Irlanda, che esercita la presidenza di turno dell’Unione Europea, di inserire tra i punti all’ordine del giorno della riunione dei ministri finanziari in programma a settembre (è quello che si è tenuto nei giorni scorsi) il tema della tassazione dei guadagni straordinari delle compagnie petrolifere per finanziare aiuti a famiglie e imprese. “Le compagnie petrolifere stanno beneficiando di una redditività complessiva e di margini sui prodotti raffinati che superano l’aumento dei prezzi del greggio”… I sei ministri ricordarono che “stiamo vivendo uno dei più grandi choc dell’offerta degli ultimi decenni e in tutto il mondo cresce il malcontento per l’aumento del costo della vita”. Per questo chiesero di tassare i guadagni straordinari conseguiti dalle compagnie petrolifere negli ultimi tempi, sottolineando che “abbiamo bisogno di un approccio comune, che garantisca che coloro che traggono profitto dalla crisi facciano la loro parte per alleviare il peso sulla collettività”… “capire dove si formano questi extraprofitti: nella raffinazione c’è chi raffina in Europa ed esporta fuori dall’Europa a prezzi incredibili. Questi non sono profitti da un mercato normale”.
A Dublino il nostro ministro delle Finanze italiano, Giancarlo Giorgetti, pur ammettendo che ancora “non c’è una proposta della Commissione”, riconosceva che, “c’è però da parte di diversi colleghi la volontà di porre il tema. Siamo in una situazione eccezionale, bisogna agire con equità, quindi a nostro giudizio, quantomeno, una valutazione di chi realizza profitti in una situazione così eccezionale deve essere fatta. Credo che il consenso si allargherà, vedremo se il consenso sarà maggioritario, credo la Commissione dovrà in qualche modo prenderne atto”.
Anche il ministro delle Finanze tedesco Lars Klingheil ha esortato la Commissione europea a presentare una proposta “al più tardi entro l’ecofin di ottobre” ed ha detto che “l’aspettativa molto chiara nei confronti della Commissione è che presenti ora opzioni concrete per una tassa sugli extraprofitti”… “Non può ignorare la realtà quotidiana di milioni di persone nel nostro continente. La vita è diventata più cara. I prezzi degli alimenti aumentano, gli affitti aumentano, i prezzi dell’energia aumentano”. Ai due ministri si è aggiunto quello dell’Economia spagnolo: “Se si arriva alla conclusione che esistono extraprofitti, allora dovremmo tassarli, per avere una ripartizione più equa degli oneri”.
| EXTRAPROFITTI
Il termine serve a indicare profitti elevati non giustificabili che si possono relizzare in settori con poca concorrenza e quando eventi esterni intervengono aumentando le marginalità di un comparto di imprese. Si parla sempre più spesso di extraprofitti con riferimento al settore energetico a causa della guerra in Iran dello Stretto di Hormuz. |
Ma ancora una volta le pressanti richieste degli Stati interessati sono stati rimpallate dal commissario Dombrovskis che ha ribadito che la scelta di tassare le imprese resta nazionale.
La presidenza irlandese dell’Unione europea ha però messo la questione in agenda nell’Ecofin del prossimo ottobre, chiedendo alla Commissione di porre sul tavolo “ulteriori riflessioni”. Ora, di nuovo, a Dublino, sempre la Germania, l’Italia, la Spagna, il Portogallo, la Polonia e l’Austria hanno insistito per l’introduzione a livello europeo di una tassa sui profitti straordinari delle compagnie energetiche innescati dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. La presidenza di turno dell’Ue, irlandese, e lo stesso ministro delle Finanze irlandese Simon Harris hanno assicurato di aver “intenzione di chiedere alla Commissione di tornare sull’argomento con ulteriori riflessioni in occasione della riunione formale dell’Ecofin, prevista ad ottobre”. La questione, dunque, viene rinviata di riunione in riunione anche perché il Commissario dell’Economia Valdis Dambrovskis continua a tergiversare rimpallando la questione agli Stati nazionali “In questa fase non stiamo presentando una proposta a livello Ue, ma abbiamo detto che c’è la possibilità, certamente, che gli Stati membri procedano con la tassazione di questi extraprofitti”.
Bisogna riconoscere che le richieste dell’Italia e dei suoi 5 partner europei sono più che fondate. Infatti nel primo semestre di quest’anno le 12 maggiori compagnie mondiali del petrolio hanno registrato utili netti per 182,1 miliardi di dollari, cresciuti del 72,3% sul primo semestre del 2025. Sono 73 miliardi di dollari in più: in euro 67 miliardi.
Valero Energy ha visto volare i profitti del +391,7% a 5,9 miliardi di dollari, Marathon Petroleum del +252,4% a 7,4 miliardi. Chevron del +205,9% a 20,8 e la spagnola Repsol del +175% a 2,2 miliardi di euro. Dallo scoppio della guerra, il 28 febbraio l’enorme choc petrolifero ha fatto decollare i prezzi del petrolio per il blocco di Hormuz, gli Usa sono il vincitore assoluto mentre chi ne ha subito le conseguenze è la Ue.
In sei mesi l’export Usa è cresciuto di 700mila barili al giorno e gli States mantengono l’autosufficienza energetica. Le prospettive per Big Oil restano favorevoli. Gli analisti stimano che nell’intero esercizio 2026 le 12 major di Big Oil, che comprendono anche Exxon, Shel, Bp, TotalEnergies, ConcoPhilips, Saudi Aramaco ed Equinor, genereranno un flusso di cassa tra i 230 e i 250 miliardi di dollari. Il 55% circa, 130-18 miliardi, andrà agli azionisti tra piani di riacquisto di azioni (buyback) ed extradividendi. Eni ha aumentato di 600 milioni il suo piano di buyback a 3,4 miliardi totali.
Per questo non si comprende l’ottusità, anzi, meglio, la faziosità della segretaria dem Elly Schlein, che nel passato aveva sempre richiesto gli interventi dell’Europa, questa volta, solo per mettere in difficoltà il governo Meloni ha detto che: “I prezzi dei carburanti superano ormai dappertutto i 2 euro al litro, le misure tampone non bastano più. Servono subito misure di sostegno per le famiglie e le imprese più fragili, e una vera strategia per ridurre strutturalmente i costi dell’energia”… per questo “servono le accise mobili e bisogna accelerare sugli impianti per energia rinnovabile” con un provvedimento dello Stato italiano. In pratica la “ragazza” sponda con la Comunità Europea, che se ne è lavata le mani e che vuole lasciare la patata bollente ai singoli Stati nazionali e non assumersi responsabilità impopolari.
* già senatore di An e presidente della Commissione Finanze di Palazzo Madama