La solita ipocrisia
Sentenza Regeni, la sinistra torna all’attacco sui rapporti con l’Egitto: il caso Zaki non ha insegnato niente
Dopo la sentenza che ha condannato tre 007 egiziani per il sequestro del ricercatore, l'opposizione rilancia il tormentone sulle relazioni col Cairo e alza un polverone su Tajani
All’indomani della sentenza che ha condannato tre 007 egiziani per il sequestro di Giulio Regeni, facendo però cadere l’accusa di omicidio, a sinistra è ricominciato il tam tam sulla rottura dei rapporti con l’Egitto. A rilanciare la richiesta è stata la legale della famiglia Regeni, Alessandra Ballarini. Ma si è trattato solo dello spunto per una pretesa che periodicamente si riaffaccia da parte dell’opposizione, più interessata ai propri scopi politici e propagandistici che agli interessi degli italiani. Chiedere la rottura dei rapporti con l’Egitto, infatti, non implica solo mettere da parte quella che si indica come “ragion di Stato”, ma disconoscere le conseguenze che questo può comportare per gli italiani che si trovano nel Paese e, soprattutto, per quelli che si trovano in difficoltà.
Da Nessy a Zaki: il ruolo delle relazioni diplomatiche
In queste ore alcuni osservatori hanno evocato il caso di Nessy Guerra, la donna italiana condannata per adulterio e bloccata nel Paese insieme alla figlia di circa 4 anni. Circola la domanda sulla possibilità che la sentenza Regeni possa avere ripercussioni sulla sua sorte, al centro di un complesso lavoro diplomatico da parte della Farnesina. Se l’Italia assecondasse le richieste di certa sinistra e rompesse i rapporti con l’Egitto, che ne sarebbe di Nessy? Che ne sarebbe di Nessy e di altri cittadini in situazioni complesse se al governo ci fosse una sinistra che decide di rompere i rapporti con l’Egitto? E che ne sarebbe stato di Patrick Zaki se l’Italia avesse seguito la linea indicata dalla sinistra anche allora? Sarebbe arrivata comunque la grazia concessa da Al-Sisi o la sua sorte sarebbe stata diversa?
La sinistra insiste con la rottura dei rapporti con l’Egitto
Dimentica di quella lezione, la sinistra italiana ora è tornata a rilanciare il suo tormentone. C’è chi lo ha fatto esplicitamente, come il deputato Pd Luca Pastorino; chi lo ha lasciato solo intendere come la segretaria Elly Schlein, che subito dopo la sentenza ha detto che, poiché gli uomini condannati fanno parte “dell’apparato dei servizi egiziani”, ora “nessuno potrà mai più negare le responsabilità del regime egiziano”. “Nessuno potrà più negarlo. E di questo bisogna prendere atto e agire di conseguenza”, ha aggiunto, richiamando poi le parole dell’avvocato Ballarini sul fatto che “è una sentenza importante per tutti i Giulio e le Giulie d’Egitto, cioè per gli oppressi dai regimi di tutto il mondo”.
Pd, Avs e M5S, poi, hanno chiesto un’informativa al ministro degli Esteri Antonio Tajani “per sapere cosa intende fare il governo per dare attuazione alla sentenza e quali sono i rapporti che si avranno d’ora in poi con l’Egitto”. “Deve essere chiaro fin da ora che il nostro governo deve pretendere che quella sentenza possa essere eseguita e che, qualora il governo egiziano dovesse ancora una volta girarsi dall’altra parte, occorrerà ridiscutere e rimettere pesantemente in discussione le nostre relazioni con quel regime”, ha detto poi in aula Nicola Fratoianni.
La polemica pretestuosa sulle parole di Tajani
Un gran moto di indignazione, poi, ha percorso la sinistra per il fatto che Tajani ha ricordato che “non è stato condannato l’Egitto, sono state condannate tre persone”. I commenti, in ordine sparso, sono stati: “Parole indecenti”; “Fa vergognare tutta l’Italia”, “Ha perso un’altra occasione per tacere”, “una ferita alla memoria di Giulio Regeni”. ”Io sono stupito dalle polemiche, mi sono limitato a fotografare la sentenza”, ha commentato il ministro, sottolineando che è ”una sentenza limitata che non dice chi sono gli assassini di Regeni”.
”Noi vogliamo che si faccia piena luce su questo, noi non abbiamo mai rinunciato a insistere con le autorità egiziane in ogni incontro su quello che per noi è fondamentale, scoprire la verità, scoprire chi sono gli assassini di Regeni”, ha aggiunto Tajani sottolineando che ”agire con diplomazia, con discrezione, non significa non agire”. “L’attività diplomatica – ha ricordato – non ha nulla a che vedere con copertura, noi non copriamo nulla, vogliamo soltanto scoprire la verità”.
Il tema del “Paese sicuro”
Un indizio su cosa voglia la sinistra, al netto della continua ricerca di polemica nei confronti del governo, arriva invece dalle parole di Laura Boldrini: “Il governo Meloni prenda atto che l’Egitto non è un Paese sicuro se è possibile che corpi dello Stato sequestrino e torturino un ragazzo che stava solo facendo studi per la sua ricerca”. Un richiamo, quello ai Paesi sicuri, che intreccia il tema dell’immigrazione e che offre una chiave interpretativa sulla richiesta di rottura dei rapporti con l’Egitto che va oltre la partita col Cairo.