Altro che misure spot
Come si arriva al tetto dei prezzi di Eni: la strategia del governo che risponde alla crisi e ridà una politica energetica all’Italia
Il governo si è mosso su un doppio binario: misure di contenimento immediato e diversificazione delle fonti e degli approvvigionamenti. C'è un piano organico chiaro: perfino la sinistra potrebbe riconoscerlo, basta unire i provvedimenti come i puntini
Una misura “spot”, “tardiva” e a fronte della quale il governo sarebbe stato assente. Commentando il tetto al prezzo dei carburanti deciso da Eni, il cosiddetto Price cap, dalla Cgil al M5s, passando per il Pd, il campo largo della sinistra disfattista non ha trovato niente di meglio che tentare di demolire il significato e la portata di quello che è accaduto. Sotto accusa, naturalmente, c’è l’esecutivo che sarebbe privo sia di una strategia per fare fronte alla crisi sia di una politica energetica. Letture che, come di consueto, non solo non trovano riscontro nella realtà, ma ne sono una vera e propria negazione.
Il doppio binario del governo: risposte all’emergenza e interventi strutturali
Il governo, come dimostrano le scelte di questi mesi difficili, si è mosso sia sul fronte degli interventi per dare risposte immediate sia su quello delle misure strutturali per portare fuori l’Italia dalle secche dei troppi no paralizzanti che si sono accumulati nei decenni e che hanno origine tanto interna quanto europea.
Il quadro in cui si inserisce il tetto ai carburanti deciso da Eni
Intanto ci sono le misure per rispondere all’emergenza. La mossa di Eni ne è un apice e non una scelta di isolata “auto-responsabilità”, come l’ha definita Giuseppe Conte per escludere, più che minimizzare, quella “moral suasion” operata da Palazzo Chigi di cui tutti parlano e che è stata costruita nel tempo, mentre in contemporanea Palazzo Chigi agiva con gli strumenti a propria disposizione per dare risposte concrete e immediate ai cittadini. Dall’inizio della crisi a oggi, infatti, il governo ha adottato una serie di misure volte al contenimento dei costi del carburante, con un approccio progressivo e di responsabilità anche verso i conti pubblici. Un indirizzo strategico facilmente rintracciabile unendo come punti le varie misure, sebbene l’opposizione finga di non vederlo.
Dalle misure contro le speculazioni al taglio delle accise
Dal decreto trasparenza sui carburanti, con il rafforzamento dei poteri e delle attività del Garante mediaticamente rinominato Mister prezzi, al monitoraggio e obbligo di esposizione del prezzo medio alle pompe di benzina, fino alle altre misure anti-speculazione, si è passati al riallineamento delle accise tra benzina e diesel e poi al taglio delle accise, prorogato di volta in volta sulla base della situazione reale per tenere insieme l’esigenza di controllare i prezzi e quella di controllare i conti. Contestualmente sono andati avanti gli incontri, i tavoli, le interlocuzioni e le “moral suasion”, appunto, nei confronti dei grandi player petroliferi ed energetici che operano in Italia.
La ritrovata politica energetica: rinnovabili, estrazioni, nucleare
Se poi ci si sposta sull’altra accusa rilanciata in queste ore contro il governo, ovvero la presunta assenza di una politica energetica, la fotografia che smaschera la propaganda della sinistra non cambia. Questa settimana è stato approvato il disegno di legge delega sul nucleare; a febbraio è stato approvato il decreto per aumentare l’estrazione di gas nazionale; nel corso dell’evento di Bari per il traguardo di governo più longevo della Repubblica, la premier Giorgia Meloni ha annunciato un prossimo provvedimento per aumentare anche quelle petrolifere perché “non ha senso andare a comprare il petrolio in Qatar se ce lo abbiamo in Basilicata”. Durante il governo Meloni, poi, sulla base dei dati elaborati da Terna, la capacità rinnovabile installata in Italia è cresciuta di oltre il 30%.
La diversificazione degli approvvigionamenti
Si tratta di interventi strutturali che, evidentemente, richiedono un tempo, dopo decenni di smantellamento industriale dovuto anche ai diktat del green ideologico spinto da Bruxelles. La strategia che guida le scelte del governo, però, è già chiarissima: diversificazione delle fonti per arrivare alla più alta produzione interna possibile e, quindi, alla più alta sicurezza energetica possibile proprio perché famiglie e tessuto produttivo non debbano più trovarsi privi di scudi di fronte alle crisi improvvise, come avvenuto in questi anni. Durante i quali, è bene ricordarlo, il governo non ha aspettato la fine della tempesta, ma ha messo in atto misure per arginare l’emergenza, sempre con una visione strategica. Una su tutte, la diversificazione dei mercati di approvvigionamento su cui tanta parte ha avuto l’attivismo internazionale della premier.