Lottava contro la dipendenza
Cindy Crawford, il figlio Presley Gerber morto in una struttura di riabilitazione: cos’è l’ibogaina e perché se ne parla
Il ragazzo, modello come la madre e la sorella, aveva 27 anni, da tempo cercava di liberarsi dalla droga. La famiglia ha chiesto "rispetto per la propria privacy in questo momento molto difficile e doloroso"
È morto all’età di 27 anni Presley Gerber, figlio della top model Cindy Crawford e dell’imprenditore Rande Gerber e fratello maggiore della modella e attrice Kaia Gerber. La notizia, inizialmente riferita dai media americani, è stata poi confermata dall’addetto stampa di Crawford alla Cnn: “La famiglia chiede rispetto per la propria privacy in questo momento molto difficile e doloroso”. Allo stato attuale non sono state rese note ufficialmente le cause della morte, ma è trapelato che il ragazzo, a sua volta modello e protagonista delle campagne di importanti marchi di moda, è morto all’interno di una struttura di riabilitazione. Il decesso è avvenuto domenica.
Morto il figlio di Cindy Crawford, Presley Gerber
Prisley Gerber aveva parlato pubblicamente delle proprie difficoltà personali, raccontando il suo percorso legato alla salute mentale, alla depressione e alla dipendenza. Nel dicembre 2025 aveva condiviso un video sui social nel quale parlava, tra le altre cose, degli attacchi di panico e dei farmaci assunti nell’ambito del suo percorso terapeutico. In un’intervista pubblicata da Vogue nell’agosto scorso, anche la sorella Kaia Gerber aveva raccontato l’impatto che la lunga battaglia del fratello contro la dipendenza da droghe aveva avuto sulla famiglia e su di lei. La modella e attrice aveva espresso ammirazione per la scelta di Presley di parlare apertamente delle proprie difficoltà. Presley Gerber aveva avuto anche alcuni problemi con la giustizia.
La confessione social sulla ibogaina
In un post su Instagram di circa sei mesi fa, Gerber aveva parlato di un trattamento sperimentale a base di ibogaina al quale si sarebbe sottoposto di lì a breve nel tentativo di liberarsi dalle dipendenze e si era detto “assolutamente terrorizzato”. Il farmaco è una sostanza allucinogena, che da qualche tempo in America è usata come possibile trattamento. Sentito dall’agenzia di stampa AdnKronos, lo psichiatra e coordinatore del tavolo tecnico della Regione Lombardia sulle dipendenze, Riccardo Gatti, ha spiegato che “questo allucinogeno è conosciuto da anni. Ma più recentemente è salito all’onore delle cronache per alcune ricerche scientifiche che indicavano una possibile utilità nel trattamento di alcune dipendenze”.
Lo psichiatra Gatti: “Gli studi sono ancora sperimentali”
Dopo queste ricerche, ha spiegato Gatti, “hanno incominciato a sperimentarlo, a studiarlo e a provarlo negli Stati Uniti. Da quanto emerso dalle ricerche sembra provochi una sorta di reset a livello neuronale, togliendo poi il desiderio compulsivo di altre droghe. Ma c’è un problema: mentre gli studi sono ancora a livello sperimentale negli Usa, nello stesso tempo si registra una forte spinta, diciamo economica, per l’utilizzo degli allucinogeni per scopi diversi da quello di provocarsi uno stato di allucinazione”. “Per esempio – ha aggiunto il medico – si è visto che si inizia ad utilizzarli per il potenziamento delle capacità neuronali interattive, spesso facendo microdosing, cioè dosaggi molto limitati. E così ci sono persone che si accostano gradualmente a queste sostanze con la possibilità di una escalation che li rende dipendenti. E con i gravi rischi che ne conseguono”. Il pericolo, in particolare, “è la morte per problemi cardiaci, perché l’ibogaina può provocare aritmie pericolose. E se la persona assume altri farmaci, come per esempio antidepressivi, aumenta il pericolo”, ha spiegato il medico, mettendo in guardia dalla divulgazione di notizie su questa sostanza e sui suoi “benefici” sui social e da parte di persone che non hanno competenze mediche.