Inquietanti precedenti
Bill Gates: «L’IA sarà un test inaudito per l’umanità». Fate gli scongiuri, nel 2015 aveva ‘previsto’ il Covid
Bill Gates torna a lanciare l’allarme sull’intelligenza artificiale: non siamo pronti. E, considerando che l’ultima volta che lanciò un avvertimento di queste dimensioni parlava del rischio di una pandemia globale, nel dubbio qualche scongiuro è autorizzato.
In un’intervista ad Avvenire pubblicata oggi, 25 settembre, il fondatore di Microsoft usa parole che non invitano esattamente alla serenità.
«Non abbiamo mai affrontato nulla come l’IA», dice Gates. Considerarla semplicemente la prossima rivoluzione tecnologica sarebbe un errore: «Non è così». Per il signor Windows l’intelligenza artificiale è «assai più dirompente di qualsiasi tecnologia emersa finora» e per molti aspetti «eguaglia o supera la cognizione umana». Conclusione perfetta per conciliare il sonno: «Sarà un test inaudito per l’umanità».
«Metto in gioco la credibilità della mia carriera»
Il problema è che, secondo Gates, non ci stiamo preparando abbastanza. Le aziende tecnologiche conoscono i rischi, ma non possono essere contemporaneamente giocatori e arbitri. Se una rallenta mentre le concorrenti continuano a correre, abbiamo ottenuto soprattutto un’azienda più lenta.
Per questo «le regole devono venire dall’esterno, dai governi». Piccolo problema: «I governi non lo stanno facendo». Gates dice di mettere in gioco «tutta la credibilità e reputazione della mia carriera» per sostenere che i rischi vengono sottovalutati. Ed è qui che conviene accendere le sinapsi e chi ha meno memoria ricorra a Google.
Nel 2015 l’altro allarme: «Non siamo pronti»
Nel 2015 Gates salì sul palco di TED con un intervento diventato celebre: The next outbreak? We’re not ready. «Se qualcosa ucciderà più di 10 milioni di persone nei prossimi decenni, è più probabile che sia un virus altamente infettivo piuttosto che una guerra». Cinque anni dopo arrivò il Covid-19.
Prima di mettere la colonna sonora di X-Files: Gates non predisse il coronavirus. Osservò la risposta all’Ebola e concluse che il mondo non era preparato a una pandemia molto più contagiosa. Ovviamente non aveva indovinato il virus. Aveva previsto l’impreparazione davanti a un contagio globale come il Coronavirus.
Ora Gates vede lo stesso errore con l’IA
Gates non propone quindi di fermare l’intelligenza artificiale, rinunciando ai possibili benefici nella medicina, nel clima e in altri settori. Anche perché le sue aziende stanno investendo parecchio proprio sull’Intelligenza artificiale. Chiede invece salvaguardie contro rischi come attacchi informatici e biologici e soprattutto un intervento pubblico più deciso.
Nuovo decennio, nuova tecnologia, stesso sgradevole e allarmente ritornello: non siamo pronti. E questa volta il primo impatto potrebbe vedersi negli uffici.
«Molti lavori andranno perduti», avverte Gates: prima quelli impiegatizi, poi quelli manuali. Nell’arco di vent’anni IA e robot umanoidi potrebbero svolgere una quota enorme delle attività oggi affidate alle persone. Ottimo: finalmente meno lavoro. Rimane quel piccolo dettaglio chiamato stipendio. La questione diventerà quindi come distribuire la ricchezza prodotta e, secondo Gates, richiederà anche modifiche alla struttura fiscale.
I lavori da lasciare agli umani
Non tutto, però, dovrebbe essere automatizzato. Gates cita giudici, giurie, sacerdoti, cura dei bambini e alcune forme di assistenza sanitaria: attività nelle quali la presenza umana è parte stessa della funzione. Una specie di riserva naturale del lavoro umano.
Lo stesso problema riguarda i bambini: un’IA sempre disponibile e progettata per adattarsi all’interlocutore potrebbe diventare un’alternativa alle amicizie reali. Una concorrenza leggermente sleale per il compagno di classe. Mister Windows prevede inoltre che entro il 2030, e certamente entro il 2032, l’IA diventerà un tema centrale delle competizioni elettorali, soprattutto per le conseguenze sull’occupazione. Alla fine gli chiedono se sia ottimista o pessimista. Ottimista. Ma lui è il 14mo uomo più ricco del mondo e è arrivato nella terza età, può permettersi il lusso di esserlo.
Il parallelo, per noi comuni mortali, resta scolpito nella memoria. Nel 2015 il messaggio era: la minaccia arriverà e non siamo pronti.
Nel 2026 il messaggio è: la tecnologia è già arrivata e non siamo pronti. Non significa che Gates abbia ragione anche stavolta. Ma rende il déjà-vu decisamente parecchio inquietante.