Passa con 155 voti a favore
Nucleare: arriva il sì della Camera alla legge delega. La parola Senato per l’approvazione definitiva
Con 155 voti favorevoli, 8 astenuti e 86 contrari passa alla Camera dei Deputati la legge delega sul nucleare. Il testo sarà ora all’esame del Senato per l’approvazione definitiva.
Una volta ricevuto il via libera anche da Palazzo Madama, il Parlmento delegherà ufficialmente il governo a disciplinare entro un anno la produzione di energia da fonte nucleare sostenibile, la ricerca sulla fusione e la gestione dei rifiuti radioattivi. Il testo definisce i campi d’intervento dei futuri decreti governativi , tra cui: La disciplina per la costruzione e l’esercizio di impianti nucleari (SMR, AMR e micro-reattori); la produzione di idrogeno tramite energia nucleare; la gestione del combustibile esaurito e la sicurezza nucleare; la riorganizzazione della governance, con il riordino delle funzioni degli enti competenti. Inoltre, vengono stabili i criteri direttivi che l’esecutivo deve seguire nel redigere i decreti: garantire i massimi standard di sicurezza e protezione della salute; semplificare i procedimenti autorizzativi; prevedere misure di compensazione e beneficio per i territori ospitanti gli impianti; assicurare la partecipazione dell’industria italiana alla filiera tecnologica.
Zucconi: Prospettiva per il futuro dei nostri figli
In sede di dichiarazione di voto per Fratelli d’Italia, il partito della premier Giorgia Meloni che nei giorni scorsi aveva sottolineato l’importanza della tematica per l’Esecutivo che rappresenta, è stato il deputato Riccardo Zucconi a spiegare l’importanza del provvedimento e le ragioni del sì alla delega: «Questo disegno di legge ci apre una prospettiva che dobbiamo affrontare senza ideologismi artefatti e propagandistici, ma con realismo. Non contro qualcuno, ma per il futuro dei nostri figli e delle nostre imprese. È il momento di scegliere» ha detto il parlamentare, Riccardo Zucconi, membro della commissione Attività Produttive, responsabile energia di FDI e co-relatore del ddl di legge-delega sul ritorno del nucleare in Italia.
Italia si rende indipendete
«Smettete di artefare le posizioni di Fratelli d’Italia, di tutti i partiti che compongono il governo Meloni. Sulle rinnovabili voglio segnalare che l’Esecutivo ha portato nel triennio 2023-2025 a un aumento della produzione da impianti di fonti rinnovabili di circa 21 GigaWatt, quando nel triennio precedente, quindi vigenti i governi Conte e Draghi, l’aumento era stato soltanto di 5,4 GW installati. Quindi il governo Meloni sta implementando gli impianti di rinnovabili» ha incalzato in aula l’opposizione. Per Zucconi «L’Italia ha due problemi: non ha energia sufficiente, noi sappiamo che entro il 2050 il consumo di energia in Italia raddoppierà, come pensiamo di farci fronte? Dobbiamo trovare il modo di renderci indipendenti. Il costo dell’energia all’ingrosso nel nostro paese, il PUN, oscilla stabilmente tra i 120 e i 134 euro per megawattore, con le conseguenze che sappiamo tutti per le imprese, per le famiglie» ha concluso.
Pichetto Fratin: rafforziamo la sicurezza italiana
Sul tema della legge delega sul nucleare, che porta il suo nome, era intervenuto stamattina dalle colonne del quotidiano Il Tempo anche il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin. Intervistato dal direttore Daniele Capezzone aveva ribadito la linea del governo Meloni, spiegando che «Con la delega vogliamo compiere un passo decisivo per riportare l’Italia nelle condizioni di produrre energia da fonte nucleare attraverso tecnologie di nuova generazione, profondamente diverse rispetto a quelle del passato e pensare per integrarsi con lo sviluppo delle fonti rinnovabili. Il nostro Paese ha bisogno di rafforzare la propria sicurezza energetica e di ridurre una dipendenza dall’estero che oggi ci espone a forti potenzialità, sia sul piano economico sia su quello geopolitico. Per questo l’obiettivo è completare entro la fine dell’anno il quadro normativo e i decreti attuativi necessari a consentire una valutazione concreta e consapevole delle opportunità offerte dal nuovo nucleare».
Coniugare competitività, sostenibilità e tutela del sistema produttivo
Il capo del dicastero di via Cristoforo Colombo aveva anche ricordato che «Se il percorso procederà secondo i tempi previsti, le prime autorizzazioni potranno arrivare entro la fine del decennio, con l’avvio delle prime produzioni nella prima metà degli anni Trenta. Parliamo di impianti più piccoli, innovativi e sicuri, che potranno contribuire a garantire continuità nella produzione di energia elettrica e accompagnare la crescita delle rinnovabili. È una sfida strategica per il futuro del Paese, che punta a coniugare competitività, sostenibilità ambientale e tutela del sistema produttivo, offrendo a famiglie e imprese energia più stabile e costi più sostenibili».