Terrorismo
«Hamas pianificava un attentato in Europa»: nel covo un video pronto per la rivendicazione
La Procura federale tedesca indaga su una rete accusata di trasportare e custodire armi per le milizie sciite
Esteri - di Alice Carrazza - 16 Giugno 2026 alle 17:32
Hamas pianificava un attentato in Europa da compiere intorno al 7 ottobre 2025, secondo anniversario dell’attacco contro Israele. È quanto emerge da un’inchiesta tedesca sui presunti sostenitori dell’organizzazione. Nell’ambito delle indagini sono state trovate armi, spostate da un Paese all’altro, ma anche un video di rivendicazione già predisposto, sequestrato dagli investigatori presso uno degli indagati. Un elemento che, secondo la Procura generale federale di Karlsruhe, rafforza l’ipotesi di una minaccia concreta.
La rete delle armi
A renderlo noto è stato il procuratore generale federale Jens Rommel, durante l’incontro annuale con la stampa. Nel filmato, secondo quanto riferito dal capo della Procura federale, veniva annunciato un attentato in coincidenza con quella data simbolica. I primi tre sospetti di questo filone d’indagine erano stati arrestati il 1° ottobre 2025 a Berlino, pochi giorni prima dell’anniversario.
Dall’autunno scorso sono nove, in tutto, i presunti sostenitori di Hamas arrestati su disposizione della Procura generale federale. L’accusa è di essere stati coinvolti, al più tardi nell’estate di due anni fa, nel trasporto e nello stoccaggio di fucili e munizioni destinati all’organizzazione terroristica. Secondo gli investigatori del Centroeuropa, quelle armi avrebbero dovuto essere utilizzate per attacchi contro obiettivi israeliani o ebraici in Germania e in altri Paesi europei. È il punto che allarga la vicenda oltre i confini tedeschi e la inserisce in un quadro di sicurezza continentale. Dopo i primi arresti a Berlino, altri sei uomini sono stati fermati in Germania e in diversi Paesi europei: l’ultimo a fine maggio in Danimarca, altri in precedenza in Gran Bretagna e a Cipro. Uno degli indagati, secondo la Procura, avrebbe custodito armi a Vienna.
La mappa dell’inchiesta descrive una struttura fatta di depositi, spostamenti e presunti facilitatori attivi su più territori. Non un episodio isolato, bensì un circuito logistico transnazionale. Resta da stabilire quanto fosse avanzata la fase esecutiva del piano e se i bersagli fossero già stati individuati con precisione.
Non solo propaganda
La Procura generale federale tedesca è la massima autorità requirente del Paese ed è competente soprattutto per terrorismo, spionaggio e crimini di diritto internazionale. Jens Rommel la guida dal marzo 2024. Il suo intervento a Karlsruhe non chiude l’indagine, ma fissa un elemento centrale: per gli investigatori tedeschi, la rete non si sarebbe limitata alla propaganda o al sostegno ideologico, ma avrebbe lavorato su una possibile capacità operativa nel Vecchio continente.
Il precedente giudiziario più rilevante è arrivato alla fine di marzo. Dopo un processo durato oltre un anno, il Kammergericht di Berlino, la Corte superiore della capitale tedesca, ha condannato quattro membri di una cellula clandestina di Hamas a pene detentive pluriennali. Secondo il tribunale, gli uomini, considerati operativi esteri dell’organizzazione, avevano cercato depositi di armamenti bellici in Germania, Polonia, Danimarca e Bulgaria. Gli imputati negano però di appartenere alle milizie mediorientali.
Una sentenza spartiacque
La Corte li ha riconosciuti colpevoli di appartenenza a un’organizzazione terroristica straniera. Il passaggio è rilevante sul piano giudiziario: per la prima volta una Corte superiore regionale tedesca ha qualificato Hamas come organizzazione terroristica estera ai sensi del Codice penale della Germania.
La nuova indagine si muove su un terreno ancora più sensibile, perché unisce il piano logistico alla presunta preparazione di un attentato. Armi, depositi, arresti in più Paesi e un video di rivendicazione già predisposto sono gli elementi su cui lavorano procura, polizia e apparati di sicurezza. Le accuse dovranno essere provate nelle sedi giudiziarie, ma il quadro investigativo indica una minaccia trattata come transnazionale.
Le questioni aperte
Per le autorità europee, il nodo ora è capire se la rete sia stata interamente neutralizzata o se restino contatti, nascondigli e canali non ancora emersi. L’altra domanda riguarda il livello reale di preparazione dell’attacco: se fosse un progetto ancora nella fase organizzativa o se fosse già entrato in una dimensione operativa.