Il libro
Ezra Pound oltre le censure: da Hemingway a Montale, il “pazzo” raccontato dai grandi
Torna in libreria "Omaggio a Pound", una raccolta di scritti che restituisce tutta la forza dell'opera del poeta che seppe indagare come nessun altro la natura dell'uomo e che pagò con il manicomio la sua vicinanza al fascismo
Ezra Pound oltre le censure, oltre il manicomio, oltre il fascismo. Ezra Pound riportato alle radici della poesia. I lettori ricondotti alla porta del poeta. «Leggendo quegli scritti, ma soprattutto scorgendo il nome di chi li ha scritti, capiamo lo spessore di Pound e l’attualità dei suoi temi». Chi parla è Fabrizio Vincenti, giornalista di lungo corso che sulla figura dello scrittore statunitense ha pubblicato due saggi – Qui Ezra Pound. Pagine poundiane nella Rsi ed Ezra Pound e il Fascismo spiegato agli inglesi. Scritti in difesa dell’Italia entrambi editi per i tipi di Eclettica Edizioni – e che ha curato, per conto di Cinabro Edizioni, la prefazione del volume Omaggio a Ezra Pound (214 pp.; 20,00€).
“Omaggio a Ezra Pound”
Il testo è la riproposizione dell’opera originale, pubblicata la prima volta nel novembre 1972 pochi giorni dopo la scomparsa dell’autore de I Cantos, prodotta dalla rivista La Destra. Un collage di testi e di nomi che vanno da Piero Buscaroli a T.S. Eliot passando per Wyndham Lewis, Eugenio Montale, Jorge Luis Borges, Ernest Hemingway per arrivare fino a Giovanni Papini e James Joyce.
Il racconto del “pazzo” che indagò la natura dell’uomo
«Questi scritti», ci confida ancora Vincenti, «hanno dai 90 ai 60 anni, eppure continuano a rimanere profondamente collegati con l’oggi». Il merito? «Certamente di Pound che con le sue domande e, principalmente, attraverso le sue risposte ha indagato sulla natura dell’uomo. Una raccolta di testi, quindi, che consente di comprendere la grandezza dell’americano, un gigante della cultura mondiale così come gran parte degli autori che lo celebrano in queste righe. Notare che quasi tutti gli scritti sono redatti prima della morte di Ezra e mostrano i lati valoriali del poeta. L’amicizia, l’aiuto verso i colleghi e soprattutto l’assenza di rancore». E spesso i saggi raccontano di Pound quando quest’ultimo è rinchiuso in un manicomio, una detenzione lunga quasi 13 anni (dal 1945 al 1958), considerato pazzo dal mondo che non lo ha voluto e dopo la Seconda Guerra Mondiale lo ha occultato.
Pound oltre le censure
C’è il genio, per forza. Quello di uno scrittore, americano nelle vene e che non ha mai rinunciato alla cittadinanza statunitense, che ha scelto l’Italia di Mussolini come trincea attraverso la quale produrre cultura, rimanendo fedele alla sua struttura di civiltà anche nei giorni della Repubblica sociale italiana. E per questo, dopo Yalta, definito nemico del pensiero forse nuovo, ma certamente debole. Così debole da rinchiudere la persona, ma non le sue parole. Una cultura che si specchia, partendo dall’altra parte dell’Oceano, nell’Europa come, prima di lui, fece Walt Whitman. In Carta da Visita scrisse che «mille candele insieme fanno splendore. La luce di nessuna candela danneggia la luce di un’altra. Così la libertà dell’individuo nello stato ideale e fascista», erano già gli anni ’40 del secolo scorso. Non un’infatuazione passeggera per la rivoluzione delle camicie nere, per la visione del mondo di Mussolini, ma il costrutto di un tipo di uomo da forgiare e che verrà. Che verrà contro l’usura dello spirito e del denaro.
L’introduzione all’edizione originaria
Claudio Quarantotto, che introdusse l’edizione originaria, racconta di come Pound scelse una strada diversa da d’Annunzio, «ma attraverso la finestra dell’economia, entra nelle stanze della politica. E se affronta l’economia dell’alto della morale puritana dei suoi antenati, fulminando l’usura e gli usurai con versi lampeggianti, in politica, fra la democrazia calante e il comunismo crescente, sceglie la terza via: quella fascista». Un messaggio, il suo, che passa attraverso la tradizione per essere esso stesso usanza di un passato che è continuamente futuro. Pound, lo abbiamo ricordato, mantenne sempre un legame ancestrale col suo suolo natio e parlando attraverso Radio Roma, anche dopo Pearl Harbor, non si sottrasse ai suoi doveri di cittadino statunitense. Una condizione, va ricordato, che il governo italiano non mise mai in discussione.
Un giorno in Emilia nella penna di Buscaroli
E allora viene il momento, anche, di perdersi tra le vie di Ferrara accompagnati dal ricordo di un giorno in Emilia al fianco di Pound nella penna di Piero Buscaroli. «C’è, a sinistra, mi pare, un rilievo ben inquadrato, di marmo, con quattro fasci littori». Eccolo Ezra al centro di tutte le sue scelte. «Fu un idillio senza enfasi. Nulla di emotivamente teatrale. Un gesto d’affetto semplice e casto. Un approccio dell’uomo alla cosa, che rivelava l’assuefazione a un modo di sentire e pensare i simboli, gli oggetti, con quell’approccio classico, alle cui scaturigini ultime sta sempre l’attacco virgiliano Sunt lacrimae rerum».
La forza dei pensieri assoluti, al di là delle circostanze del tempo
Gesti ripetuti, sinceri e che vengono dalla sfera dell’intimo come in una processione religiosa. Come la lettera che nel 1955, sulle colonne del Corriere della Sera, scrive Giovanni Papini per chiedere la grazia di Pound. Oppure Eugenio Montale che si rivolge allo zio Ez che dalle «barbarie» degli Stati Uniti torna al senso arcaico della parola. O Hemingway che lo paragona al «”toro di lidia” dell’allevamento di don Eduardo Miria». Pensieri assoluti del vero che riconosce il vero. Lo celebra e lo porta verso l’alto nonostante l’oblio del manicomio. Ancora Wyndham Lewis vede in Pound non i tratti di Whitman o di Twain, ma le pennellate del pittore James MacNeil Whistler «dolce maestro della finezza e della disinvoltura». Del resto, come ci ricordava proprio il protagonista di queste righe, «l’asse dell’uomo maestro non vacilla». Ed eccoci qui, figli di un tempo ben lontano dalla frontiera che cerchiamo nei versi di Ez. Il metronomo di ere che scorrono ogni volta che una sua pagina viene sfiorata.