L'intervento della premier
“Vi sfido alla vera politica, andiamo avanti fino al 2027”: Meloni alle Camere ribadisce la linea del governo
Dalla premier un atto di responsabilità enorme, che affronta con lucidità una situazione internazionale drammatica
Nessuno può dire chi vincerà le elezioni politiche tra un anno e mezzo, cosi come nessuno può avere certezze assolute su niente. Quasi certo è che se Giorgia Meloni dopo il referendum, avesse trovato la scusa e la scorciatoia per andare alle elezioni anticipate le avrebbe vinte. Ma ha deciso di percorrere un’altra strada: quella della responsabilità nazionale, che viene prima degli interessi politici soggettivi. E’ questa la vera sintesi del suo discorso oggi alle Camere, che ha toccato diversi punti. Che si possono sintetizzare in alcuni segmenti.
“Saremo al governo fino alla fine, ci siamo e ci resteremo”
Meloni non farà rimpasti, non andrà al Colle per chiedere elezioni anticipate “Saremo al governo fino alla fine, ci siamo e ci resteremo“, ha detto la premier.
Proseguirà a lavorare nell’interesse nazionale, chiudendo la partita del Pnrr e affrontando una crisi internazionale che, bisognerebbe ricordarlo a Giuseppe Conte, è nefasta per l’economia quasi più di quanto non lo sia stato il Covid. Eppure, nonostante finanche Gratteri lo abbia saggiamente ricordato, il centrosinistra pensa che il referendum sia stata un’elezione politica vinta dal campo largo. Meloni avrebbe potuto sfruttare la cronica impreparazione dei suoi avversari all’alternativa, rompere tutto e andare al voto. Ma la differenza tra chi è un Premier pro-tempore e chi invece è uomo o donna di Stato è sottile quanto netta. “L’esito del voto è chiaro e da rispettare“, ha detto Meloni rispetto al referendum.
Le amnesie della sinistra
Nonostante la guerra a Kiev e prima di quella a Teheran, il governo, come ha rivendicato Giorgia Meloni, ha tenuto i conti in ordine, incrementato l’occupazione, introdotto e rafforzato la Zes nel Mezzogiorno, liberando enormi risorse. Per anni l’indice Mib, quello della Borsa, ha raggiunto livelli record. Il Pil è cresciuto, e nel Sud enormemente. Tutti dati certificati, ribaditi da Meloni e dimenticati dalla sinistra. E poi la lotta all’immigrazione clandestina, la riduzione degli sbarchi, il piano Mattei che ha fatto cambiare approccio all’Europa.
“La politica estera non è turismo diplomatico”
L’intervento sulla politica estera è stato di grande livello. La narrazione pseudologica di un’Italia asservita agli Stati Uniti è veramente una cosa assai strana. “La politica estera non è turismo diplomatico, ma fare l’interesse reale dei cittadini”, ha detto in aula la presidente del Consiglio.
Meloni ha stigmatizzato la gravità del conflitto, ha censurato Israele per i bombardamenti in Libano, ha chiesto saggiamente all’Europa una sospensione del laccio del Patto di stabilità. Ha rivendicato un ruolo internazionale che l’Italia, dal 1946 ad oggi, tranne rare eccezioni, non ha mai avuto e che soprattutto non ha mai evidenziato nella seconda Repubblica. Non è bastato non concedere le basi agli Usa per togliersi di dosso, a detta delle opposizioni, una subalternità americana che non c’è. Ma bisognerebbe chiedere se Romano Prodi, Massimo D’Alema, Gentiloni, Renzi, Conte, Draghi abbiano mai manifestato atteggiamenti da De Gaulle quando erano a Palazzo Chigi. Sempre supini a Clinton, a Obama, allo stesso Trump, a Biden. Meloni non ha affatto nascosto la gravità della situazione: “Siamo arrivati a un passo dal punto di non ritorno, ma ora abbiamo davanti una pur flebile prospettiva di pace“, ha voluto precisare.
“Non scappo dalle mie responsabilità“
Meloni ha rivendicato i successi dell’Italia. Ma anche rilanciato sul carico fiscale, sulle riforme tributarie e del lavoro, ma ha soprattutto richiamato tutti (purtroppo inutilmente) a ragionare sulle soluzioni. Una sinistra moderna e libera avrebbe sposato l’idea di sospendere il Patto di stabilità e anche di rivedere finalmente questa conformazione di Europa asfittica e silente, che pesa come un macigno sulla vita di tutti. Invece, attacca se stessa. Anche quando censura la richiesta di aumento delle spese militari che poi vota in sede europea. “Non scappo dalle mie responsabilità, sono abituata a mettere la faccia su quelle responsabilità”, è una frase che dice tutto.
“Il mio impegno contro ogni mafia è cristallino“
Il mantra goebbelsiano della calunnia è uno dei mali atavici. Che non risparmia la politica. Per cui FdI oggi sarebbe diventata una sorta di succursale di alcuni clan camorristici. Per un selfie. O per comportamenti personali leggeri ma privi di reato. Beh, pensare che Giorgia Meloni possa avere qualche legame, o che ce l’abbia il suo partito, con la camorra è veramente oltre i confini della calunnia. È stupido come il terrapiattismo. Ma è del tutto volgare, veramente volgare, ricordarle che ha perso un padre a undici anni che non ha mai amato. E’ qualcosa che sconfina nello schifo. “Il mio impegno contro ogni mafia è cristallino, coerente, duraturo. E ciò che abbiamo fatto al governo ne è la prova”, sono parole sibilline.
Semmai l’accusa paradossale che si può fare a FdI è quello di essere eccessivamente intransigente non contro le mafie ma in generale nel contrasto al crimine. Ed è un’accusa che è stata fatta un mese fa proprio dalle opposizioni. Insomma, questo governo trenta giorni fa era repressivo, oggi sarebbe addirittura colluso con un boss camorrista al quale, nel frattempo, ha sequestrato milioni di euro, fatto la guerra personale, rafforzato il 41 bis e via dicendo. Il decreto Caivano, l’inasprimento del 41 bis, la cattura di latitanti di “prestigio”, primo fra tutti l’introvabile Matteo Messina Denaro, cosa sono? Esempi di lassismo?
“L’Occidente non è un club esclusivo, ma un destino comune”
Meloni non ha solo parlato di referendum e di tenuta interna ma soprattutto ha alzato il livello politico laddove ha ribadito che oggi è necessario tenere legato l’Occidente. Non dividere l’Europa dagli Stati Uniti nonostante è assai evidente che ciò che sta accadendo da mesi a Washington sia in antitesi al suo pensiero. La geopolitica è un terreno minato e agire con la diplomazia è l’arma migliore disponibile. E’ una cosa che è condivisa dalla Germania, dalla Gran Bretagna, dalla stessa Francia, anche dalla Spagna. “L’Occidente non è un club esclusivo, ma un destino comune che dobbiamo avere il coraggio di difendere insieme.”, ha precisato la Premier.
“Vi sfido sulla vera politica”
L’Italia, ha detto Meloni, ha resistito alle guerre, ai dazi (l’export è cresciuto) ma si trova, come tutto il mondo, davanti a una questione energetica enorme. “Vi sfido. vi sfido sulla vera politica” ha aggiunto la presidente del Consiglio rivolgendosi alle opposizioni.
E Meloni prima ha diversificato, non cedendo alla dipendenza russa, poi ha reintrodotto legislativamente il nucleare, che sta per essere definito. Ma quello che accade a Hormuz riguarda il mondo. E la sinistra dovrebbe capirlo. In tutto questo, il discorso di Giorgia Meloni va oltre il presente e fissa il futuro. Qui l’Europa, che vede i socialisti in maggioranza, è chiamata a rispondere con altrettanto coraggio e non immobilismo. La sfida che Giorgia Meloni lancia non può essere sintetizzata in battute da bar. Persino il Pci ai tempi della prima Repubblica dimostrò senso di responsabilità dinanzi a emergenze interne ed esterne globali. Però qui si preferisce tirare il can per l’aia. Meglio tirare in ballo, senza un minimo di pudore, un dolore personale di una bambina che non vedeva il padre da quando aveva undici anni, piuttosto che ragionare in termini politici su una crisi che riguarda il pianeta. Il mondo oggi sta cambiando più di quanto non sia cambiato ai tempi della caduta del comunismo. Meloni lo ha capito, le opposizioni no.
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