Ultimatum a Teheran
“Un’intera civiltà morirà stanotte, ma non vorrei”: la minaccia apocalittica di Trump all’Iran allarma il mondo
Il Medio Oriente si trova a un passo da un punto di non ritorno, con la comunità internazionale che osserva col fiato sospeso lo scadere dell’ultimatum imposto da Donald Trump a Teheran per la riapertura dello Stretto di Hormuz, fissato per le 2:00 italiane di mercoledì.
“Non voglio che accada, ma probabilmente succederà”
Il presidente americano è tornato a minacciare pesantemente via social l’Iran in vista della scadenza dell’ultimatum di questa notte: “Un’intera civiltà morirà stasera. Non voglio che accada, ma probabilmente succederà”, ha scritto su Truth, aggiungendo però subito dopo che “potrebbe anche accadere qualcosa di meraviglioso, chissà”. Tuttavia, ha spiegato, “ora che avremo un cambio di regime completo e totale, dove prevalgono menti diverse, più intelligenti e meno radicalizzate, forse qualcosa di meraviglioso e rivoluzionario può accadere, chi lo sa? Lo scopriremo stasera”.
La Casa Bianca esclude l’uso di armi nucleari
La Casa Bianca ha comunque negato di aver preso in considerazione l’uso di armi nucleari contro l’Iran. “Nulla di ciò che dice il Vicepresidente ‘suggerisce’ una cosa del genere, pagliacci!”, ha scritto la Casa Bianca su X rispondendo a un account associato all’ex candidata democratica alla presidenza Kamala Harris (@HQNewsNow) che segue l’interpretazione delle parole pronunciate da JD Vance in Ungheria. Nel frattempo, una massiccia ondata di raid aerei condotti dai caccia degli Stati Uniti e delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) ha colpito strategicamente il territorio iraniano.
L’offensiva non si è limitata a obiettivi militari convenzionali, ma ha preso di mira infrastrutture civili nevralgiche utilizzate per la logistica bellica. Tra i target colpiti figurano l’autostrada che collega Tabriz a Teheran, ora chiusa al traffico, e snodi ferroviari vitali. Le autorità locali hanno confermato la cancellazione di tutti i treni da e per Mashhad, la seconda città del Paese, a seguito di avvertimenti israeliani volti a minimizzare le vittime civili. Anche due ponti strategici, a Kashan e nei pressi della città santa di Qoms, sono stati distrutti.
Il Primo Ministro israeliano, Benyamin Netanyahu, ha giustificato tali azioni affermando che queste vie di comunicazione erano impiegate dalle Guardie Rivoluzionarie per il trasporto di armamenti e materiali destinati ad attacchi contro Israele e gli asset americani.
Ancora bombe sull’isola di Kharg
Le bombe sono tornate a cadere anche sull’isola di Kharg, colpendo obiettivi militari senza però intaccare, per ora, l’infrastruttura dell’export petrolifero, un segnale che molti interpretano come l’ultimo avvertimento prima della distruzione totale della rete energetica iraniana. In questo clima di estrema incertezza, l’intelligence di Tel Aviv ha riferito che Mojtaba Khamenei si troverebbe in stato di incoscienza a Qoms, aggiungendo un ulteriore elemento di instabilità interna al regime.
La diplomazia sotterranea resta intanto frenetica: il vicepresidente JD Vance e fonti pakistane hanno confermato negoziati serrati e “molti progressi” nelle ultime 24 ore, secondo quanto riportato da Axios. Nel frattempo, i mercati reagiscono con estrema volatilità, mentre i Pasdaran avvertono che la loro moderazione è finita: superare le “linee rosse” significherebbe privare il mondo del petrolio e del gas regionale per anni.
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