Comunisti col rolex
Silvia Salis versione glamour e le scarpe da 1200 euro. La sinistra la difende. La destra “firmata” però è nemica del popolo
Bella, bionda e glamour. Se il cuore batte a sinistra l’avvenenza, l’ostentazione del lusso e l’outfit firmato non è un problema. Anzi è un inno alla libertà. Se invece sei di destra e non ami il saio francescano diventi un modello immorale, un nemico giurato del popolo. Parliamo di Silvia Salis, che da prima cittadina di Genova smania per sfidare la premier Giorgia Meloni. E si è lasciata immortalare sui social con un paio di costosissime scarpe firmate. Una mise – come osserva Maria Teresa Meli che pubblica due foto con la sindaca griffata – che poco si addice ai suoi sproloqui sul salario minimo. Sponsorizzata da Renzi (per primo ha pensato a lei dal palco della Leopolda un anno fa) la sindaca si è messa a guardare in direzione di Palazzo Chigi. Poca esperienza, borsa di Louis Vuitton, e tanta voglia di scalate, starebbe pensando di lasciare i caruggi genovesi in direzione Roma. Intanto scalda i muscoli. Tonici da ex campionessa olimpica di lancio del martello. E spariglia le carte. Con quelle due paroline pronunciate con finta ingenuità (se me lo chiedessero non mi tirerei indietro) si candida a rompere il fragile giocattolo di Elly Schlein. E irrompe come uno tsunami sul Nazareno come alternativa ‘elegante’ alla fallimentare deriva massimalista e radicale della segretaria dem. Meglio radical chic.
Silvia Salis sfoggia scarpe da 1200 euro. Ma alla sinistra va bene così
Più che per il talento, la neosindaca spicca per opportunismo, vanità e una discreta smania di fare carriera. Dopo aver raccolto consensi giocando sul curriculum da società civile e fascino moderato di ispirazione centrista, una volta seduta a palazzo Tursi si è precipitata a vestire i panni antifà. E a coccolare antagonisti e centri sociali genovesi. Oggi però della fascinosa Silvia si parla per una svista di immagine, uno scatto evitabile. Ma difeso dalla sinistra anti-meloniana che è disposta a perdonarle tutto. Anche una foto pubblicata sui social che ha scatenato il dibattito del giorno. Tailleur grigio di ottima fattura, gambe accavallate, piedi nudi e un paio di costosissimi décolletés lasciato con non chalance sul pavimento accanto alla poltrona. Trattasi di scarpe firmate Manolo Blahnik dal valore di circa 1.200 euro. Il dettaglio non è sfuggito ai navigatori del web e ne è nata una bufera online. Non sappiamo se è un regalo o un acquisto. Nulla da dire, ognuno si veste e spende i soldi come desidera.
Alla bionda e glamour anti-Meloni si perdona tutto. La Santanchè venne messa alla gogna
Quello che non torna, però, è il solito strabismo dei paladini progressisti della democrazia. E dei difensori della lotta di classe cresciuti a invidia sociale. Pronti, nel nome del pauperismo e della sobrietà, ad azzannare Daniela Santanchè per il suo fashion style. Tifosi incalliti di Silvia quando a sfoggiare lusso e griffe ‘mentre il popolo langue nella povertà’ è una fiera antifascista, il volto nuovo del fronte progressista. L’ex ministra del Turismo venne messa alla gogna per le sue borse di Hermès con una infinita polemica sulla loro autenticità. E giù palate di fango sulla sua “sguaiata eleganza” tacco 12. Che invece che al look doveva pensare alle famiglie dei cassintegrati. Oggi per Silvia invece organizzano un tifo da stadio. “Quando Silvia Salis avrebbe fatto la finta povera?”, è uno dei tanti commenti a difesa dei comunisti col rolex. “Sia giudicata per le sue capacità di sindaco, non per il suo aspetto o per il modo di vestire, come invece vorreste fare”. È la superiorità morale della sinistra, autoreferenziale e antipatica (per dirla con Luca Ricolfi). Per la cronaca anche la modestia non è il suo forte. “Ho vissuto un bel po’ di vite, credendo in ognuna”, ha detto Silvia Salis intervista da Vanity Fair. “Ho fatto mia una frase del mio scrittore preferito, David Foster Wallace “La preoccupazione per ciò che gli altri pensano di te svanisce se pensi a quanto poco pensano a te””. Insomma lei se ne frega (motto pericoloso). E la sinistra la applaude.
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