In scena il solito copione
Migranti, ci risiamo. Ennesima sberla a governo e sicurezza: le toghe condannano il Viminale per il fermo della “Mare Jonio”
Non c’è due senza tre, ma neppure tre senza quattro a quanto pare. E di questo passo si potrebbe andare all’infinito. L’ultima sentenza delle toghe pro-immigrazione incontrollata stile l’ennesimo verdetto a favore delle Ong che scredita e delegittima i dispositivi del governo in materia. Stavolta tocca alla Mare Jonio beneficiare della lunga onda di risoluzione giudiziarie: l’imbarcazione fermata nell’ottobre 2023 dopo un’operazione di soccorso in mare sulla base del Decreto Piantedosi. Il tribunale di Trapani ha annullato sanzioni e multa del caso. E condannato il ministero dell’Interno al pagamento delle spese legali. E a riferirlo, beffa al quadrato, è proprio la Ong Mediterranea Saving Humans.
Come si legge nella stessa nota della Ong legata a Luca Casarini, allora, la nave in quell’occasione aveva effettuato un’operazione di recupero in acque Sar libiche. Eppure, nonostante quella zona fosse di competenza libica, la Ong non chiese il coordinamento al Paese africano e, tanto meno, reclamò l’assegnazione di un porto di sbarco.
Migranti, toghe e Ong: l’asse che sfida il Viminale
Insomma, l’ultima spallata al rigore sull’immigrazione arriva dal Tribunale di Trapani con una sentenza che risuona come l’ennesimo schiaffo giudiziario alle politiche del governo di contrasto agli sbarchi incontrollati. Il cuore della vicenda è il solito corto circuito ideologico. La Mare Jonio aveva operato in acque Sar libiche senza coordinarsi con le autorità di Tripoli, né richiedere un porto di sbarco al Paese più vicino. Puntando dritta verso l’Italia. Per i magistrati siciliani, tuttavia, questo modus operandi – che scavalca sistematicamente la sovranità degli Stati nordafricani (e non solo) – sarebbe legittimo poiché la Libia non è considerata un “porto sicuro”.
Da Trapani l’ultima spallata al governo e al decreto Piantedosi
Un’interpretazione che, di fatto, offre una patente di impunità alle organizzazioni non governative, autorizzandole a ignorare le procedure internazionali di coordinamento. Naturalmente, anche questa volta, la reazione della Ong in questione – ossia di Mediterranea Saving Humans – non si è fatta attendere. Passando dal piano legale a quello del proclama politico: esultanza per la «disobbedienza alle leggi ingiuste». E immancabili richieste di dimissioni per il ministro Piantedosi. Tutto in linea, dunque, con il trionfo di una narrativa che vede nel soccorso civile un’entità al di sopra dello Stato, legittimata da una parte della magistratura a dettare l’agenda migratoria.
Migranti e sbarchi incontrollati, la sfida al quadrato lanciata all’esecutivo
Così, è evidente ai più che, mentre il governo tenta di arginare i flussi e difendere la legalità dei confini, si ritrova a combattere una guerra su due fronti: in mare contro le navi che bypassano le regole. E nelle aule di giustizia contro sentenze che ne vanificano gli sforzi. Nel mezzo, una battaglia in nome di una solidarietà che sempre più spesso somiglia più a una sfida ideologica alle istituzioni che all’intenzione di tenere fede fino in fondo alla logica di soccorsi e salvataggi.
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