Sanità
Liste d’attesa: medici e Conferenza delle regioni accolgono l’appello della Meloni. “Pronti a collaborare”
La sanità resta una priorità del governo Meloni, che ha intenzione di collaborare con tutti gli enti predisposti per risolvere il problema sulle liste d’attesa. Come ha sottolineato la premier nel suo intervento alla Camera, rivendicando l’azione dell’esecutivo che «ha portato il Fondo sanitario nazionale al livello più alto di sempre: 143 miliardi nel 2026, 17 miliardi in più rispetto all’insediamento». Nonostante ciò, «è evidente che, per molti italiani, i tempi restano troppo lunghi, l’accesso troppo difficile, le differenze territoriali ancora troppo marcate» e per questo motivo la presidente del Consiglio ha voluto rivolgere alle regioni «una disponibilità e un appello: facciamo squadra. Perché l’esito di questa sfida dipenderà dalla capacità che avremo soprattutto di lavorare insieme».
A rispondere «con la più ampia disponibilità» è stato Massimiliano Fedriga, presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, sottolineando che «il raccordo tra livelli istituzionali è fondamentale per arrivare a soluzioni concrete ed efficaci che non solo riducano i tempi di attesa, ma che garantiscano anche appropriatezza delle prestazioni, finanziamenti adeguati per cure, farmaci e personale, coordinamento sulle riforme in cantiere». E ancora: «Confermiamo dunque un impegno che stiamo portando avanti da mesi e auspichiamo che con il ministero della Salute il confronto sia più stringente. Il tema lo merita e siamo grati alla premier Meloni per aver ricordato che sulla salute Governo e Regioni possono e devono lavorare insieme con responsabilità».
Liste d’attesa, medici e Conferenza delle regioni accolgo l’appello di Giorgia Meloni
Anche la Federazione nazionale dell’Ordine dei medici è pronta a collaborare con Giorgia Meloni per ridurre le liste d’attesa. L’ha annunciato al Tg sanità proprio il presidente dell’associazione, Filippo Anelli, precisando che il tema menzionato dalla premier «appassiona tantissimo gli italiani, che lo vivono in maniera talvolta drammatica. Al punto che 6 milioni di cittadini rinunciano alle cure, molto spesso per l’impossibilità di eseguire gli esami».
Poi ha evidenziato che questo è «un impegno che che richiede oggi una larga convergenza di tutte le istituzioni, perché interessa il diritto alla salute di tutti i nostri concittadini. Da parte nostra, non possiamo che ribadire la necessità di investire sui professionisti. È il momento in cui, per offrire maggiori prestazioni, è necessario avere un numero maggiore di professionisti, ma soprattutto aumentare l’attrattività del sistema sanitario nei confronti dei medici e di tutti gli operatori sanitari». Insomma, l’organizzazione ha offerto alla premier la propria disponibilità a collaborare e a dare un contributo «su un tema difficile da risolvere, impegnativo, ma che naturalmente può essere risolutivo per dare risposte certe a chi oggi affronta il dramma della malattia con sofferenza e con tanta difficoltà».
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