Sorpresa...
La linea albanese dello spagnolo Sanchez: “appalta” i migranti alla Mauritania. Ricorda qualcosa?
Madrid ha aperto due centri di "prima accoglienza temporanea" nel Paese africano: l'iniziativa ricorda il protocollo Italia-Albania, ma non ditelo a Elly Schlein & co
Due centri per migranti sul territorio di un Paese terzo, per dissuadere l’arrivo sul suolo nazionale. Non sono quelli del protocollo Italia-Albania, tanto criticato dalla sinistra italiana ma diventato modello europeo e “validato” nei giorni scorsi anche dall’Avvocato generale della Corte di Giustizia Ue Nicholas Emiliou. I centri in questione sono quelli realizzati in Mauritania, e precisamente a Nouadhibou e Nouakchott, dalla Spagna di Pedro Sanchez, che per quella stessa sinistra italiana è oggi icona ed esempio da seguire.
Sanchez in Mauritania imita il modello Italia-Albania
La cooperazione con la Mauritania è stata promossa da Madrid per fermare le partenze verso le Canarie e sfrutta, rafforzandola con l’azione diretta, un’intesa siglata con il Paese dall’Ue nel marzo 2024. Oltre ai due centri, l’accordo, che mobilita più di 200 milioni di euro, prevede il controllo delle frontiere, il sostegno delle autorità locali nelle operazioni di intercettazione e contrasto alle reti dei trafficanti di esseri umani. Tradotto: pattugliamenti, operazioni congiunte e, soprattutto, gestione dei migranti fuori dal territorio nazionale con lo scopo di bloccare le partenze.
La stampa progressista spagnola parla di «carceri per migranti»
Cambiano i dettagli, ma non cambia la sostanza. Tanto che la stampa progressista, da El Salto che ha realizzato un’inchiesta a El Diario che l’ha ripresa, ha bollato i due centri come «carceri per migranti». Anche questo, ricorda qualcosa?
Formalmente i due centri sono destinati alla “prima accoglienza temporanea” per un massimo di 72 ore, sono finanziati con fondi europei e costruiti dall’agenzia pubblica Fiap, legata al ministero degli Esteri spagnolo. Al loro interno hanno culle per neonati e possono trattenere minori accompagnati, una circostanza vietata nei centri analoghi in Spagna. La gestione è affidata alle autorità mauritane, con supporto operativo e know-how spagnolo.
La regolarizzazione dei 500mila migranti
Certo, poi a fronte di questo Sanchez si è fatto paladino dell’accoglienza, approvando un piano di regolarizzazione interna fino a 500mila migranti. Il provvedimento si rivolge a chi è entrato prima del 2026, può dimostrare una permanenza continuativa di almeno cinque mesi e, dato non irrilevante, non ha precedenti penali. È sufficiente avere un lavoro (o un’offerta), legami familiari o una situazione di vulnerabilità per ottenere un permesso di soggiorno e lavoro di un anno, rinnovabile. Il 18 aprile, pochi giorni dopo l’approvazione del decreto, l’Ecr ha inviato una lettera formale a Ursula von der Leyen e al commissario per gli Affari Interni, avvertendo che la «mancanza di rigore» della sanatoria spagnola rischia di generare un «flusso costante e imparabile di persone» in tutta l’Ue, con effetti di “pull factor” e movimenti secondari verso altri Paesi Schengen.
Madrid vuole i migranti, ma cattolici e ispanofoni
Il che è un rischio reale della scommessa di Sanchez, il quale internamente con ogni probabilità ha puntato su una “vittoria facile” al di là degli effetti di ampia portata che può avere. Oltre il 70% dei beneficiari del provvedimento spagnolo è costituito da migranti latinoamericani, prevalentemente ispanofoni da Colombia, Perù, Venezuela, Honduras ed Ecuador, e in larga maggioranza cattolici. Dunque, con un bagaglio linguistico e religioso che è un viatico molto forte per l’integrazione. Una situazione assai diversa da quella italiana, dove i flussi irregolari sono costituiti in grandissima parte da migranti di fede musulmana e che parlano lingue molto distanti dalla nostra, con un gap culturale enorme e valori di riferimento diversi. Ma la domanda che si pone è: quell’altro 30% a minore possibilità di integrazione, resterà in Spagna o punterà verso altri Stati membri? Come dire, è facile fare gli accoglienti con i confini (anche) degli altri.