Vincitore di un Emmy Award
Il venerabile telepredicatore: chi era Fulton Sheen, il vescovo che anticipò gli influencer e sarà beato
Con i suoi programmi radio e tv compì negli Usa una straordinaria opera di evangelizzazione, coniugando dottrina e divulgazione. Fu anche un fiero oppositore del «cristianesimo annacquato dalle ideologie»: comunismo e liberismo, avvertiva, sono due facce del materialismo
In tempi in cui si sente un gran parlare di grotteschi telepredicatori che usano la religione per incensare guerre e presidenti, gli Usa (e la Chiesa tutta) avranno finalmente il loro autentico telepredicatore beato, il vescovo, già venerabile, Fulton Sheen, pioniere della divulgazione religiosa attraverso i mezzi di comunicazione, che, con la sua opera di evangelizzazione, ha convertito una grossa fetta dell’America al cattolicesimo.
Il processo di beatificazione
La notizia ufficiale è del 25 marzo, arrivata dal Dicastero delle cause dei Santi, che ha annunciato la beatificazione di Sheen per il prossimo 24 settembre a Saint Louis, in Missuri, dove il cardinale Tagle presiederà alla cerimonia, in qualità di rappresentante papale. Il processo di beatificazione era rimasto fermo per anni, a causa di una disputa legale tra la diocesi di Peoria (Illinois) e l’arcidiocesi di New York, che si contendevano le spoglie mortali dell’arcivescovo americano; nel 2019 il Vaticano aveva sospeso la beatificazione, che ora finalmente andrà in porto.
Il fenomeno mediatico
Ma chi era Fulton Sheen? Nato a El Paso (Illinois) nel 1895, da un’umile famiglia di origine irlandese, divenne sacerdote poi vescovo, fino ad essere nominato arcivescovo da papa Paolo VI nel 1969. Ma è dagli anni ’20 che divenne famoso grazie alle sue straordinarie capacità comunicative, che lo resero una sorta di influencer religioso ante litteram.
Iniziò a commentare il Vangelo per radio, fino a diventare uno speaker affermato con ascolti record, che, grazie alla sua voce magnetica, divenne un punto di riferimento per chi in quegli anni ascoltava la radio. Ma è negli anni ’50 con il passaggio alla televisione che si impose come un vero e proprio fenomeno mediatico. Conduceva una trasmissione dove in 30 minuti riusciva a parlare di spiritualità in modo chiaro, diretto e ironico, senza annoiare, trasformando la dottrina cattolica in intrattenimento colto, ma di massa allo stesso tempo, perché resa fruibile a tutti, senza però svilirla o banalizzarla.
La “teologia pop”
La sua caratteristica è stata proprio quella di portare la teologia e la filosofia fuori dai circuiti accademici (cosa mai vista fino ad allora), riuscendo a farle entrare nelle case delle famiglie americane, che si lasciavano guidare in ragionamenti semplici ma esplicativi, che univano la fede, la morale e la speculazione filosofico-teologica ai problemi dell’uomo comune.
Gran parte del suo metodo apologetico, infatti, fu proprio quello di partire sempre dalle problematiche umane, come il lavoro, l’amore, la solitudine, le fragilità, per poi arrivare a spiegarle alla luce della dottrina cattolica. Grazie ai suoi ascolti televisivi, che sorpassavano di gran lunga i suoi concorrenti di share, vinse persino l’Emmy Award, uno dei premi più importanti per le personalità televisive americane, che lo consacrò definitivamente come una vera e propria icona culturale pop del momento.
L’eredità di Fulton Sheen
Il pensiero che ci ha lasciato in eredità Fulton Sheen è molto vasto, dalla critica al secolarismo, fino a riflessioni preziose su sacerdozio, matrimonio, sulla Trinità, fino ad arrivare a quello che chiamava un «cristianesimo annacquato», che si lascia suggestionare dalle ideologie. E proprio partendo da quelle ideologie, fece un’interessante, quanto provocatoria per l’epoca, disamina sul comunismo in relazione al liberismo.
Il problema del materialismo tra liberismo e comunismo
Nel suo libro Comunismo e coscienza dell’Occidente, del 1948, sostiene come il comunismo non sia altro che l’altra faccia della medaglia del liberismo. Entrambe le ideologie secondo Sheen, sono “gemelle” nate dalla stessa radice: il materialismo. Il liberismo vede nel profitto personale la realizzazione dell’uomo, relegandolo in un individualismo estremo, dove la vita prende valore in base allo status economico della persona. Il comunismo, invece, annullando l’individuo nella collettività, vede la felicità nella distribuzione (teorica) dei beni materiali e nell’autocoscienza che l’uomo prende di sé, tramite il lavoro.
«Il comunismo è un capitalismo andato a male»
Sheen sottolinea come entrambi gli approcci spersonalizzino l’uomo, rendendolo un mero ingranaggio economico, relegando Dio e i valori spirituali fuori dall’ordine sociale, creando un ateismo pratico (liberalismo) e un ateismo ideologico (comunismo). Comunismo e liberismo credono di realizzare la felicità dell’uomo, con due approcci diversi al materialismo: «Il comunismo è un capitalismo andato a male», ripeteva Sheen.
Contro il cristianesimo “plasmato dalle ideologie”
Il vescovo statunitense fece anche una disamina interessante sul cristianesimo plasmato da queste ideologie. Il liberismo ha dato vita a una sorta di cristianesimo “piacione”, che serve per lo più a rassicurare le persone, relegato nel privato, escludendo ogni responsabilità sociale, pretendendo un “Cristo senza la croce”. Di contro il comunismo ha creato una croce da addossare alle persone, senza però la misericordia del Cristo, comprimendo ogni aspettativa umana in una vita collettivista, materialista e pianificata, pretendendo di creare una sorta di paradiso in terra, che nei fatti si è rivelato un inferno.
Fulton Sheen è stato ed è tuttora una figura straordinaria, per certi aspetti profetica, che ancora oggi affascina e attira migliaia di persone, rimanendo un solido punto di riferimento.
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