Il libro
“Il rivoltoso, il rivoluzionario, il ribelle” di Alain De Benoist: riscoprire la civiltà e le differenze per sconfiggere il globalismo
Il motore degli europei non può essere il conformismo e tantomeno il pensiero unico progressista. Questo è quanto emerge dal compendio Il rivoltoso, il rivoluzionario e il ribelle, edito da Passaggio al bosco, che riprende un intervento di Alain De Benoist alla “Giornata del pensiero ribelle di Parigi”, il 20 gennaio 2002. Un trattato di appena 34 pagine che comprende i pensieri di un intellettuale, già noto per aver costituito il movimento culturale “Nouvelle droite” alla fine degli anni ’60, che non ha intenzione di arrendersi alla globalizzazione. Tesi condivisa anche da chi, con buona pace degli internazionalisti, continua sostenere l’idea di una sovranità nazionale.
Il recupero delle radici e dei valori culturali differenti, come spiega De Benoist, è il mezzo per opporsi al pensiero unico dettato “dall’ideologia del medesimo”. Una locuzione che raccoglie i cardini dell’egualitarismo e la caduta di ogni confine per la costruzione di un finto mondo, dove le culturale sono mescolate e finiscono per diventare una moderna Torre di Babele. Ciò che deve spronare gli europei a differenziarsi con il resto del mondo, in sostanza, è anche il rigetto del consumismo sfrenato e dell’islam radicale.
“Il rivoltoso, il rivoluzionario, il ribelle” di Alain De Benoist: riscoprire l’identità
Un altro problema che affligge il mondo contemporaneo, nel pensiero dell’intellettuale francese, sono le modalità delle società di mercato. Quest’ultime trasformano anche l’arte e le opere culturali di ogni genere in un prezzo. Di conseguenza, non esiste più la ragione dell’esistenza di un oggetto, ma soltanto la sua classificazione in base al costo. Ad oggi, prendendo in prestito le parole di Oscar Wilde in Dorian Gray, le civiltà sono dominate da veri e propri cinici che conoscono «il prezzo di tutto e il valore di nulla». Per opporsi a questa deriva, bisogna recuperare il lume della ragione e combattere per affermare ancora una volta che le differenze esistono eccome. Come ha specificato De Benoist: «Se gli individui e i popoli fossero fondamentalmente gli stessi, sarebbero ancor più minacciati dalle propagande e dai condizionamenti».
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