Il dibattito
Il No dei giovani non parla di protesta, ma di paura del nuovo: il rimedio sta nella cultura di destra
Il voto al referendum deve essere uno stimolo per rilanciare la sfida delle nuove generazioni: il punto non è come hanno votato, ma capire perché
Nemmeno i sinistri più ingenui s’illudono che il 54% di No sia equivalente a un voto per il blocco di centrosinistra, o campo largo che dir si voglia; anche perché il campo, ammesso sia e resti largo, di blocco ha ben poco, e i diversi partiti si dovranno spartire gli eventuali consensi. E questi consensi non sono certo il 54% dell’elettorato.
Il No è stato il risultato di molti e diversissimi fattori; se è vero che qualcuno di centrodestra, e persino qualcuno di destra, ha votato No o per insoddisfazione generica, o per far illogico dispetto, o magari per chissà quale convinzione; e hanno influito umori che con il referendum nulla avevano a che spartire, come la guerra e la benzina; e che gli scolari hanno votato No perché li hanno convinti dei loro professori attaccati al libro di testo come le cozze. E sono fattori che, da qui a un anno per le politiche, non torneranno necessariamente in gioco.
Il destracentro però ha qualche bella gatta da pelare. Ne abbiamo già parlato, e non serve ripetere. Solo due cenni a quanto serve: riorganizzazione delle gerarchie, soprattutto in periferia, dove sono rare o niente; creazione di quel che oggi scarseggia: una cultura di destra. Resto in attesa di notizie per entrambi i propositi.
Ora vorrei toccare un tasto che, il 22 e 23 marzo, si è sentito stonato: i giovani. Vi racconto di una che, quasi a scusarsi con me, mormorò, testualmente, «non ho capito nulla, e ho votato No». Ebbene, se una giovane non ha capito nulla, magari un poco fu colpa sua, ma molto di più colpa di chi non gliel’ha spiegato; e ha fatto poco e nulla per convincere lei e i suoi coetanei. E chi doveva adoperarsi a tal fine? Soprattutto, altri giovani, che certo sarebbero stati più efficaci di un vecchio prof giurisperito dilettante!
C’è stata un’attività dei giovani di destracentro? Se c’è stata, rivelatemelo, giacché io non l’ho veduta. Più in generale, c’è un’attività giovanile di destracentro, o, come preferirei io, di destra? O, come azzarderei dire, tipo tempi che furono, nazionalpopolare? Nei tempi andati, e tempi molto difficili, ce ne furono, e date alla mano, da loro è giunta a noi proprio Giorgia Meloni con una buona pattuglia. Nelle università era di presidio il Fuan, e con illustri iscritti; nelle scuole e nei luoghi di lavoro e nelle sezioni, c’erano giovani entusiasti e operativi. Turbolenti, come è giusto che sia, protestatari pure nei confronti delle gerarchie di partito; ma sempre in prima linea.
Ovvio che posso apparire nostalgico dei giorni poveri e pazzi, quando non c’erano manco i telefoni fissi in casa… e oggi il simpatizzante del più sperduto paese ha internet come a Roma. Però lasciatemelo dire che internet l’abbiamo anche “noi”, senza tuttavia farne adeguato uso, e, come dice l’anglolatina parola, far “rete”. Usarla, oggi, è facilissimo, e non devo certo spiegarlo io. Chiedo invece: usarla come, a qual fine? Quali tematiche giovanili dovrebbero essere veicolare in rete o in qualsiasi altro modo, quali film e romanzi e canzoni?
I giovani del XXI secolo, a volte alcuni fanno pessimo rumore di crimini e violenze? Sarà pure, ma starei attento alle statistiche; e, al contrario, all’effetto di forzata amplificazione di certe brutte esasperate cronache. Troviamo i drogati e gli accoltellatori e i maranza eccetera; ma a mio avviso, la massima parte dei giovani non spaccia e non accoltella: tranquillamente, si annoia. I giovani, li annoia la scuola, con le sue libresche interpretazioni materialistiche di sociologia della domenica, e non dei fatti sociali ed economici, bensì di fatti che con la sociologia e l’economia hanno pochissimo e nulla a che vedere: la poesia, la filosofia, e quella cosa ormai sparita di moda, la “visione della vita e del mondo”, e tutto ciò per cui vale la pena di vivere, accettando la vita con la sua asprezza e i suoi piaceri. Li annoia una religiosità scarsa di metafisica. Li annoia un cinema con sempre meno “kìnema”, che vuol dire movimento; e pesa una musica per depressi. Li annoia l’obbligatoria ricerca della felicità, la quale non si trova mai, e se si trova sarebbe, su questa agitata Terra, subito noiosa. Insomma, sono immersi nella cultura del piagnisteo.
Annoiati come sono, hanno votato No per neofobia: la paura del nuovo; di qualsiasi nuovo. A mio modestissimo avviso, vanno trovati urgenti e fattivi rimedi, volti a riscoprire ed esaltare una cultura di destra. Io comincerei dalla storia, la quale è vittima di una condanna generica risalente almeno al XVIII secolo e al progressismo illuministico altrettanto generico. Serve narrarla con la massima sincerità, senza pregiudizi né in bene né in male. E lasciatemi dire che non si può raccontare la storia senza gli aneddoti e le “frasi storiche” che da sempre accompagnano i fatti; e che rendono umani i protagonisti, e non automi ideologici e roba da lotta di classe. Non ho niente in contrario, se a scuola si studia il Novecento, anzi ormai il 2026; purché non si spacci che la storia, anzi la civiltà umana sono nate nel 1943! Non scherzo, qualcuno ha provato a insinuarlo, e molti pappagalli lo ripetono. E anche l’Italia non è nata nel 1861 come pensava Croce, bensì almeno tre millenni prima.
La letteratura, poi. Ebbene, da stravecchio prof, ritengo importante chiarire che la letteratura non è “cosa” dice (magari predicozzo politicamente corretto!), è “come” lo dice, quindi la forma e l’ispirazione. E lo dico prima da fu allievo, cresciuto a colpi di Iliade e Divina Commedia: due attività che temo non trionfino più nelle italiche scuole. E lo stesso per l’arte e la musica, le quali si affermano, o si negano, secondo un giudizio di qualità o non qualità.
Ecco cosa, tra molte altre, si può fare per restituire ai giovani l’etica e le sane emozioni; e quel mito antichissimo ed eterno che è l’italianità? L’italianità che non è retorica, bensì accettazione dell’esaltante destino di essere figli della Nazione più gloriosa del mondo… e anche della più bizzarra e complicata e scombinata, e affascinante proprio per questo.
Sotto a chi tocca darsi da fare; e, a destra, gli orgogliosi e inutili lupi solitari facciano, come dev’essere secondo natura, i lupi in branco. Lupi, se le pecorelle, a quanto pare, non brucano voti, e qualcuno lo perdono.
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