Altro che parità di genere
Gran Bretagna, il nuovo delirio woke di Starmer: la carta d’identità digitale non riporterà il sesso della persona
Le nuove carte d’identità digitali in Gran Bretagna non indicheranno il sesso degli individui: è l’ennesima deriva woke di cui Keir Starmer si rende protagonista. Per giustificare l’iniziativa, il governo laburista ha sostenuto che i dettagli di genere «non sono necessari» per comprovare l’identità, poiché le carte si baseranno «sull’autenticazione biometrica». A deridere la sinistra per la censura del sesso sui documenti ci ha pensato Claire Coutinho, parlamentare conservatrice: «Dopo aver faticato a lungo per definire cosa sia una donna, i laburisti hanno deciso che è più semplice abolire il concetto». Poi ha aggiunto: «Nonostante le lacune dei programmi governativi sull’identità digitale, non possono esserci scuse per non registrare con precisione il sesso biologico di una persona».
Ma quella sui documenti non è la prima scelta insensata della sinistra britannica. Basti pensare che, nel 2021, Keir Starmer aveva criticato la deputata laburista Rosie Duffield per aver affermato che soltanto le donne hanno la cervice. Come ha scritto il Daily mail, ora la donna è diventata una parlamentare indipendente e ha criticato la scelta di non includere il sesso sulla carta d’identità digitale, spiegando che questa scelta «è una farsa».
Gran Bretagna sulla carta d’identità digitale non ci sarà il genere delle persone
Nel corso del tempo si sono registrate diverse polemiche sulla carta d’identità digitale su cui sta lavorando il governo Starmer. A ottobre 2025, migliaia di manifestanti hanno inondato le strade di Londra per protestare contro questa iniziativa, che dovrebbe diventare obbligatoria entro il 2029. Il motivo? Molti cittadini sono preoccupati che uno strumento simile possa ledere alla privacy, alle libertà civili, alla sicurezza. Qualcun altro, invece, sostiene la carta d’identità digitale potrebbe essere utilizzata per una sorveglianza di massa e che quindi potrebbe portare ad un’ingerenza eccessiva del governo nella vita quotidiana. Ma c’è anche una paura diffusa che questo progetto possa accentuare l’emarginazione di tutti coloro che non hanno accesso a internet e alla tecnologia.
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