Il clamoroso voto
Gasparri fa impazzire il Pd: “processo” ai 4 Dem che lo hanno votato alla Commissione Esteri
Quelli del “Fatto” proprio non riescono ad accettare l’idea che la loro narrazione su un Maurizio Gasparri “finalmente” messo ai margini della politica – dopo l’avvicendamento con Stefania Craxi alla carica di capogruppo al Senato – sia completamente sballata. E dopo vari post astiosi del solito Scanzi sull’elezione di Gasparri alla presidenza della Commissione Esteri, oggi il giornale di Travaglio è costretto a prendere atto che l’apprezzamento dell’esponente di Forza Italia, e il sostegno di quattro senatori del Pd alla sua nomina, ha mandato in crisi tutto l’apparato del partito di Elly Schlein. Capogruppo Boccia, in primis, che a quanto pare non ha intenzione di sorvolare sulla mancata esecuzione dei suoi ordini, ovvero, l’astensione.
Gasparri e quel voto del Pd alla sua presidenza
“Un’assemblea del gruppo del Senato mercoledì, una direzione venerdì: il Pd si prepara al rush finale della legislatura, alla battaglia delle primarie, a gestire la nuova fase politica post-referendum. Ma non è un caso che Francesco Boccia, capogruppo dem a Palazzo Madama, ci tenga a riunire i suoi senatori: giovedì in Parlamento ci sono le comunicazioni di Giorgia Meloni, ma soprattutto martedì c’è stato l’ennesimo sgambetto di Graziano Delrio, che ha votato a favore dell’elezione di Maurizio Gasparri a presidente della Commissione Esteri e Difesa. Con lui Pier Ferdinando Casini, Silvio Franceschelli (che sostituiva Alessandro Alfieri) e la senatrice canadese Francesca La Marca. Nonostante l’indicazione di Boccia fosse l’astensione”, scrive Il Fatto, che poi svela un retroscena. “Questa scelta arriva dopo la battaglia portata avanti dallo stesso Delrio per un disegno di legge a sua prima firma sull’antisemitismo con l’adozione della definizione Ihra (quella che contiene in nuce il divieto di critica a Israele), in rotta con la linea del Nazareno, che invece ha optato per un disegno di legge a prima firma Andrea Giorgis. Battaglia andata avanti per mesi, con la sponda dello stesso Gasparri nel centrodestra e con il Pd spaccato sul voto finale a un testo contenente anche la definizione Ihra (6 a favore, tra cui Delrio, nonostante l’astensione del resto del gruppo)…”.
E Gasparri se la ride, anche perché non aveva fatto nulla per provocare quello strappo nel Pd. Come al solito, hanno fatto tutto loro.
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