Mille ruoli, una sola maschera
È morto Mario Adorf, l’ultimo dei “duri gentili”. Volto dei poliziotteschi anni ’70 che disse no al “Padrino” di Coppola e spaziò dal western a Dario Argento
Cinema in lutto: è morto Mario Adorf, il celebre attore che più di chiunque altro ha gettato, costruito e rilanciato un ponte tra i due mondi che convivevano dentro di lui. Maschera universale e istrione di classe, si è spento ieri nel suo appartamento di Parigi, dopo una breve malattia. Aveva 95 anni.
È morto Mario Adorf
Ancora una perdita per il cinema internazionale, che oggi deve dire addio a dei suoi volti più poliedrici prestati in oltre 200 titoli tra film e serie tv. Un interprete monumentale capace di rendere magnetico ogni fotogramma, ogni sequenza: dal poliziesco d’autore al dramma storico. L’istrione che più di ogni altro ha incarnato il crocevia culturale tra la rigida disciplina tedesca e l’esuberanza del sangue italiano.
Nato a Zurigo ma figlio di un chirurgo calabrese, Adorf non è stato solo un protagonista di lusso, ma un’icona trasversale e un talento che definire poliedrico sarebbe riduttivo: i suoi occhi, ora feroci nel ruolo del boss, ora profondi in quello dell’uomo delle istituzioni, hanno attraversato mezzo secolo di storia della settima arte, lasciando un’impronta indelebile soprattutto nella nostra Cinecittà.
L’ultimo dei “duri gentili” che univa rigore teutonico e carattere sanguigno Made in Italy
Con Mario Adorf, allora, scompare l’ultimo dei “duri” gentili, un artista che ebbe il coraggio e la statura morale di dire “no” persino a Francis Ford Coppola e al suo Padrino, preferendo percorsi meno scontati e fedeltà alla propria visione creativa. Per noi resterà per sempre l’indimenticabile Luca Canali de La mala ordina. O il volto inquietante e umano di tanti “poliziotteschi” che hanno segnato un’epoca. Ma anche il fine interprete che nobilitò la televisione e il teatro con una classe d’altri tempi.
E allora, se ne va un pezzo di storia che parla di un’Europa della cultura ancora capace di emozionare, unire e riconoscersi in un unico, grande talento diviso tra i natali in Svizzera, la sua amata Parigi, e la Calabria delle sue radici sanguigne.
Il cinema perde una delle sue maschere più incisive e versatili. L’attore svizzero Mario Adorf, grande interprete di stampo internazionale dalla vasta gamma espressiva e dal ricco repertorio, considerato uno degli attori più popolari della Germania. La notizia della scomparsa è stata annunciata dal suo manager di lunga data, Michael Stark, al settimanale Der Spiegel. E poi confermata all’agenzia di stampa tedesca Dpa.
Mario Adorf l’eclettico: dal cinema d’impegno tedesco, al western, passando per la commedia all’italiana
Tra gli attori di lingua tedesca più conosciuti e amati in Germania e all’estero, Adorf ha recitato in oltre 200 film per il cinema e la televisione. Ha lavorato con illustri registi tra i quali Sam Peckinpah, Dario Argento, Luigi Comencini, Carlo Mazzacurati, Franco Rossi, Wolfgang Staudte, Edgar Reitz, Billy Wilder, Volker Schlöndorff, Helmut Dietl, Rainer Werner Fassbinder, Claude Chabrol e Sergio Corbucci. Tra le pellicole girate in Italia figurano A cavallo della tigre (1961) di Luigi Comencini e il già citato La mala ordina (1972) di Fernando Di Leo (1972), uno dei numerosi film del genere poliziesco girato a Cinecittà.
Nato a Zurigo l’8 settembre 1930 da Alice Adorf, un’infermiera tedesca, e dal chirurgo calabrese Matteo Menniti, già sposato, Mario Adorf divenne famoso nel 1957 nel ruolo di un assassino di donne nel film Ordine segreto del III Reich di Robert Siodmak. Successivamente fu spesso insignito del ruolo del “cattivo” del copione. Ma non solo. Perché Mario Adorf ottenne sceneggiature importanti nelle trasposizioni cinematografiche di opere letterarie come Il tamburo di latta (1979) di Volker Schlöndorff, dall’omonimo romanzo di Gunther Grass. O come Il caso Katharina Blum (1975) diretto da Volker Schlöndorff e Margarethe von Trotta, tratto dal romanzo L’onore perduto di Katharina Blum di Heinrich Böll.
Mario Adorf e il thriller di Dario Argento
Nel 1963 Adorf debutta nella saga western di Old Shatterhand e Winnetou con La valle dei lunghi coltelli. E inizia la collaborazione con Antonio Pietrangeli in La visita (1963) e Io la conoscevo bene (1965). Di più. Il 1965 è un anno particolarmente prolifico, con partecipazioni in Le soldatesse di Valerio Zurlini, Sierra Charriba di Sam Peckinpah, Dieci piccoli indiani di George Pollock e nella coproduzione internazionale La guerra segreta. Nel 1966 è al fianco di Nino Manfredi in Operazione San Gennaro. Mentre nel 1967 interpreta il falso spettro in Questi fantasmi di Renato Castellani.
Tra il 1968 e il 1969, invece, recita in due spaghetti western, … E per tetto un cielo di stelle e Gli specialisti. E nel 1969 appare in La tenda rossa con Sean Connery e Claudia Cardinale. Nel 1970 è protagonista del thriller L’uccello dalle piume di cristallo di Dario Argento.
Il re dei poliziotteschi degli anni ’70
Dal 1972 diventa un’icona del poliziottesco italiano: appare in La polizia ringrazia, Milano calibro 9 e La mala ordina, dove interpreta Luca Canali, doppiato da Stefano Satta Flores. Continua nel genere con La polizia chiede aiuto e Processo per direttissima, senza trascurare il cinema d’autore internazionale. Tra i titoli più significativi, allora, figurano Il viaggio a Vienna di Edgar Reitz (Premio Ernst Lubitsch). Il delitto Matteotti di Florestano Vancini. Cuore di cane di Alberto Lattuada. Io ho paura di Damiano Damiani e Fedora di Billy Wilder.
Ultima notizia
La scoperta del Giornale
“Ilaria Salis ha vissuto col suo collaboratore fino a pochi giorni fa”. FdI: “Restituisca i soldi e si dimetta”
Politica - di Paolo Desideri