Il libro
“Daua” di Sebastiano Caputo: un romanzo d’intelligence per riscoprire il valore della vita avventurosa
Giovanni Scorretti è un agente segreto che ha il compito di recuperare il suo amico Alessandro, rapito in Medio Oriente da un gruppo paramilitare. Non è l’incipit di un articolo di cronaca, ma la trama di Daua, il nuovo romanzo del giornalista Sebastiano Caputo, già reporter di guerra, pubblicato da Paesi edizioni. Si tratta di un racconto che coinvolge gli scenari della Roma bene, oltre che quella più periferica, ma anche l’Iran, l’Afghanistan e l’Ucraina. Il protagonista deve fare i conti, in quanto membro dell’intelligence italiana, con una giornalista di cui è innamorato. Si chiama Maria e nasconde un oscuro segreto dietro la vita professionale, che Giovanni scoprirà solo alla fine della loro storia d’amore. Siamo davanti a una narrazione che tiene conto dei dettagli, oltre a fornire un insegnamento prezioso al lettore: quando il mondo sembra crollare, c’è sempre qualcuno pronto a tenerlo in piedi. Perché anche quando la vita sembra esaurirsi nella depressione più oscura, quasi sempre arriva uno spiraglio di luce dinamica a riportarci in superficie
“Daua” di Sebastiano Caputo: la vita non finisce mai, anche nelle avversità
Non si tratta soltanto di un romanzo, ma di una narrazione che unisce intelligence, sentimenti e la routine contemporanea, creando uno spaccato verosimile. Non mancano i temi religiosi e i legami che intercorrono tra le autorità cristiane e islamiche, anche per i luoghi in cui sono ambientate le vicende. La descrizione dei luoghi è meticolosa e la scrittura invoglia a scoprire una costanza evolutiva che regala colpi di scena ad ogni nuovo capitolo. Inoltre, ciò che intriga di più è significato della parola “Daua”, da cui proviene il titolo, che in arabo indica il proselitismo ad accettare l’islam nella propria vita. Ma non solo, perché il termine indica anche il “l’appello” o “il richiamo” alla vita avventurosa e scomoda, capace di spingere gli uomini alle pendici del mondo e a completarli in moralmente e spiritualmente. In sostanza, “Daua” assomiglia al film “Jumanji” di Joe Johnston: un gioco che può risucchiarci, regalandoci al contempo delle emozioni che non sapevamo di avere.
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