Fantasmi dal passato
Crisi energetica e prove tecniche di austerity: razionamenti su luce, voli e uffici chiusi in Asia e Africa. E in Ue tira aria da lockdown
La crisi energetica globale comincia a produrre effetti concreti: in diversi Paesi di Asia e Africa sono già scattate misure di razionamento, mentre anche l’Unione europea valuta scenari di emergenza. Dall‘sos petrolio al lockdown energetico è un attimo: e per i nostalgici dell’austerity è un tripudio di restrizioni e allarmismi. E così oggi, con il conflitto in Iran e la minaccia di chiusura dello Stretto di Hormuz, il mondo scivola nuovamente nell’incubo del clima pandemico scatenato dall’emergenza mondiale Covid.
Tra nostalgia per il lockdown e nuova austerity
Allora, mentre il virus dell’interventismo strategico comincia a dilagare in Europa con la ricetta proposta dal commissario Jørgensen – smart working coatto, tagli ai voli e limiti di velocità, che sembrano far risuonare le sirene di un sinistro déjà-vu delle zone rosse – con Bruxelles che discute e si confronta, nel resto del mondo la logica del razionamento è già realtà operativa. Vediamo dove e come.
Con il blocco dello Stretto di Hormuz, in Asia e Africa sono già in vigore le prime misure
In Africa, per esempio, l’Egitto ha imposto il coprifuoco alle 21.00 per locali e ristoranti, riducendo l’illuminazione pubblica. Mentre lo Zambia ha dichiarato l’emergenza nazionale per il rincaro verticale del cherosene. Prove tecniche di razionamento che, tra rilievi e riscontri demoscopici e geopolitici, indicano al momento l’Asia come il continente più colpito.
Dalle targhe alterne alla riduzione dell’illuminazione pubblica
E allora: le Filippine hanno ridotto la settimana lavorativa a quattro giorni. Mentre la Corea del Sud ha provveduto a limitare l’uso dell’auto ai dipendenti pubblici. In Myanmar, invece, scattano di rigore le targhe alterne. E il Bangladesh ha tagliato del 30% l’energia negli uffici, bloccando l’acquisto di nuovi mezzi governativi.
Di più. Nel Sud-est asiatico, l’Indonesia ha imposto un tetto di 50 litri giornalieri di carburante per i privati, mentre la Malesia ha attivato il lavoro da remoto per chiunque risieda a più di 8 km dall’ufficio.
Crisi energetica e prove tecniche di austerity: se ne discute anche in Ue
E mentre nel resto del mondo si passa direttamente alla carta dell’austerity senza ripassare per il via, anche nell’Unione europea cominciano a prepararsi a una crisi energetica «di lunga durata», come ha dichiarato il commissario Ue all’Energia, Dan Jørgensen, in un’intervista al Financial Times. Dalla quale si evincerebbe che anche i 27 Stati membri potrebbero presto trovarsi di fronte a una crisi ben più grave di quella più recente del 2022, quando la Russia ha invaso l’Ucraina. Pertanto da Bruxelles a Strasburgo si stanno valutando «tutte le possibilità» per affrontarla. A partire dal razionamento del carburante. E compreso un ulteriore ricorso a riserve strategiche.
Jørgensen: si stanno valutando «tutte le possibilità» per affrontarla
Per il momento, Jørgensen ha assicurato che l’Ue «non è ancora in una crisi di sicurezza dell’approvvigionamento», ma Bruxelles sta elaborando piani per affrontare «gli scenari peggiori», ha detto il commissario. Anche se la situazione, precisa, «non è ancora arrivata al punto» di dover razionare prodotti critici come il carburante per aerei o il diesel.
E in tutto questo, alla fine della fiera di panico e restrizioni, resta da capire “solamente” se i cittadini europei accetteranno di tornare a una vita in bianco e nero per coprire i vuoti decisionali di una tecnocrazia che, dal Covid a oggi, sembra conoscere solo la via della restrizione.
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