Un anno e mezzo di melina
Covid, ecco il video che smentisce Conte sulla volontà di essere audito in Commissione
Un anno e mezzo fa in Commissione Covid fu indicata a Giuseppe Conte una strada per essere audito, pur mantenendo il suo ruolo di membro dell’organismo. Si tratta di un escamotage tecnico che gli avrebbe consentito di superare l’incopatibilità con il ruolo di commissario: una dimissione temporanea per la sola seduta in cui si fosse presentato come audito, per poi essere reintegrato nelle successive. Conte rifiutò, pur avendo appena sostenuto di avere la piena volontà di essere ascoltato qualora si fosse trovato un modo per superare l’incompatibilità e sebbene il presidente della Commissione, Marco Lisei, di fronte alle sue perplessità, gli avesse spiegato che esistevano dei precedenti e che dunque si trattava di una procedura percorribile senza preoccupazioni di sorte.
Il video che smentisce Conte
A confermarlo c’è il video della seduta, ripresa come tutte le altre dalla telecamera a circuito chiuso della Commissione, che smentisce dunque la postura vittimista che il leader M5S ha assunto in queste ore, dopo l’audizione “bomba” dell’imprenditore Dario Bianchi. Conte è in tv, a Fuori dal Coro, a lamentare che a fronte di una sua richiesta ai presidenti delle Camere «di essere ascoltato, fin qui non sono ancora stato chiamato». Il video della seduta, per altro, si apre con una circostanza particolarmente interessante rispetto al tema della trasparenza: Conte domanda se sia attivo lo streaming e si premura di chiedere se «possiamo evitare», accettando poi con una certa reticenza le riprese.
Buonguerrieri: «I tentativi di Conte di difendersi sono ridicoli»
«I tentativi di difendersi da parte di Giuseppe Conte sono ridicoli. Come dimostra il video che allego a questa mia nota, non è vero che il capo del M5s sia disponibile a farsi audire in commissione Covid», ha commentato la capogruppo di FdI in Commissione, Alice Buonguerrieri, divulgando il video, che è comunque facilmente rintracciabile sul sito della Camera. «Sorge una domanda: forse Giuseppe Conte non si fida del suo capogruppo in commissione Covid, cioè del deputato del M5s Alfonso Colucci? Basta con questo gioco di specchi e con queste falsità: Conte si dimetta e si faccia audire. O ha qualcosa da nascondere?».
I numeri che smontano la ricostruzione di Giuseppi
È stato poi lo stesso Marco Lisei ad aggiungere elementi che chiariscono meglio perché il sospetto che Conte stia solo facendo melina non solo sia lecito, ma anche piuttosto solido. «Se partecipi a 8 sedute su 112 e, quando ti chiedono di dimetterti per essere audito in Commissione per poi rientrare subito dopo come mero escamotage tecnico non lo fai, è chiaro che fai pensare che vuoi scappare..», ha sottolineato il presidente della Commissione Covid.
Audizione possibile con un «escamotage tecnico»
Parlando con l’agenzia di stampa Adnkronos, Lisei ha quindi ricostruito quanto avvenne nel corso della seduta che smentisce Conte. «In qualità di presidente – ha ricordato – gli avevo offerto possibilità di essere audito il 15 ottobre 2024. In quella circostanza gli dissi chiaramente che si poteva dimettere da membro della Commissione, farsi audire e poi rientrare. Cosa possibile, visto che lo hanno fatto tanti altri, ricordo il caso di Malan. Siccome non puoi farti sostituire, ti dimetti e poi rientri. Lo ripeto, è solo un escamotage tecnico», non c’è nessuna trappola. «Eppure – ha proseguito Lisei – Conte mi rispose testuale: “Non intendo dimettermi”. È una risposta assurda, è naturale che, se non lo fai, tutti pensano che in realtà non vuoi essere audito e preferisci fuggire…».
Le domande che Conte sta dribblando
Sul perché Conte si sottragga la confronto, per Lisei «forse non vuole rispondere ai quesiti di tutti i commissari ma se viene ci fa piacere». «Se Conte accettasse di essere ascoltato – ha chiarito il presidente della Commissione d’inchiesta – gli farei moltissime domande: dalla gestione dei lockdown sui quali ci sono state molte critiche anche da parte di alcuni membri del Comitato tecnico scientifico, alla preparazione dell’Italia di fronte all’emergenza Covid, dal momento che da tutte le audizioni è emerso che il Paese non era pronto ad affrontare la pandemia». «Sicuramente, poi – ha proseguito il senatore di FdI – gli chiederei degli acquisti delle mascherine e dei dispositivi di protezione individuale. E vorrei sapere perché Conte abbia scelto di delegare tutto ad Arcuri, alla struttura commissariale. Inoltre sarei curioso di conoscere il suo giudizio in merito al fatto che ci siano persone che avrebbero lucrato sulla pandemia e come sia stato possibile tutto questo».
La verità sull’audizione dell’imprenditore Dario Bianchi
Lisei, infine, ha spiegato le ragioni dell’audizione dell’ingegnere Dario Bianchi, rappresentante dell’azienda italiana Jc Electronics: «Le dichiarazioni di Bianchi sull’avvocato Di Donna e sulla sua richiesta del 10% sono state fatte per la prima volta in assoluto in Commissione Covid, nessuna Procura ha mai indagato in merito. Sono un fatto nuovo emerso proprio grazie al lavoro della Commissione. Un fatto sul quale non ho motivo di dubitare che le Procure faranno accertamenti. Anzi, mi sorprenderebbe il contrario. Abbiamo audito Bianchi – ha concluso – perché lo Stato italiano è stato condannato a risarcirgli 203 milioni di euro a causa di una condotta della struttura commissariale di Arcuri che il Tribunale di Roma ha ritenuto illegittima».
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Politica - di Redazione