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«Conte non dà garanzie, non cediamogli la leadership»: l’affondo Pd dopo il pranzo con l’uomo di Trump
L’incontro di Giuseppe Conte con Paolo Zampolli, imprenditore e rappresentante speciale di Donald Trump per le partnership globali, rischia di diventare un incidente fatale in quella che finora è stata una cavalcata spedita verso la leadership del campo largo. Perché quell’incontro ha riacceso con forza i riflettori sulla straordinaria capacità del leader pentastellato di cambiare pelle e posizioni a seconda delle circostanze. Un’attitudine che portata a un certo livello non parla di pragmatismo, ma di inaffidabilità. E che, per dirla con la deputata Pd Lia Quartapelle, rende «pericolosamente illusoria l’idea di un patto in cui, in cambio di garanzie, sulla linea politica il Pd cede la leadership a Conte».
L’altolà alla leadership di Conte: «Illusorio aspettarsi garanzie»
«Aspettarsi garanzie dal presidente di un movimento che ha fatto della post-ideologia il proprio cavallo di battaglia è illusorio, oltre che un pericolo», ha avvertito Quartapelle in un’intervista a Libero, la stessa testata che ha fatto lo scoop sul pranzo tra Conte e Zampolli. Un messaggio, quello della deputata e membro della direzione nazionale Pd che ha definito «inopportuno» quel tête-à-tête, chiaramente rivolto a quanti al Nazareno spingono, più o meno sottotraccia, per il passo indietro di Elly Schlein a vantaggio di Conte.
A caldo, vale a dire subito dopo l’emersione dell’incontro, Filippo Sensi aveva detto la stessa cosa, solo in modo più velenoso e più propagandistico: «Non capisco la sorpresa per un leader di un movimento di destra che incontra l’emissario di un presidente di destra».
Il Pd allo sbando totale
Quelle di Quartapelle e Sensi non sono voci isolate: sono voci di un disagio che attraversa un Pd dilaniato a più livelli, tra le spinte di chi guarda a Conte, di chi guarda a Schlein, di chi guarda a un nome terzo ma comunque di area dem e di chi guarda a un “papa straniero”. Una situazione di sbando totale in cui la segretaria resta arroccata nella volontà di andare avanti a giocarsi la sua partita, sebbene non sia chiaro con quali sponde oltre a quelle dei fedelissimi. Anche l’idea di appoggiarsi al sostegno di Maurizio Landini, che potrebbe portare voti ai gazebo delle primarie, resta al rango di ipotesi, eventualità più che probabilità.
L’incontro di Conte con Zampolli rimescola le carte
La strada per la segretaria resta in salita, nonostante il grave inciampo del suo primo e più diretto avversario. Perché in questa complicata partita, che intreccia a doppio filo anche la via che porta al Quirinale, l’unico aspetto che appare assodato è che Elly si ritrova bersagliata dal fuoco incrociato interno ed esterno. Se qualcuno nel Pd ha il dubbio che Conte sia più adatto di Schlein per Palazzo Chigi, lo porti «apertamente in una sede politica», ha detto ancora Quartapelle, lamentando che lo stillicidio dei retroscena è «la cosa peggiore» cui si possa assistere e rigettando anche al mittente il “consiglio” offerto da Paolo Mieli alla segretaria di evitare le primarie e lasciare a Conte la leadership per tenersi la «leadership programmatica». Non ci sono le condizioni, ha sostanzialmente chiarito la deputata dem, richiamando proprio l’incontro con Zampolli: «Ha dimostrato che Conte non è insensibile ai suoi vecchi amori».
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