L'occasione persa
Conte (ignorato da Meloni) schiuma rabbia, Elly dà i numeri: l’intervento della premier spiazza il campo largo
Retorica, demagogia e solite accuse da parte della minoranza. Nessuna capacità di essere alternativa credibile di governo
Non è che ci si aspettasse granché dalle opposizioni oggi a Montecitorio sull’informativa di Giorgia Meloni per la situazione internazionale. Se avessimo un’opposizione di alto profilo avremo avuto un dibattito non centrato sul dito (le solite polemiche contro la Premier) ma sulla luna (i gravi conflitti internazionali). E invece la liturgia è stata la solita: diverse omelie trite e ritrite contro la presidente del Consiglio, senza mancare di cadere nel ridicolo.
Nel suo intervento, la premier si è rivolta per due volte direttamente Elly Schlein. Completamente ignorato Conte, che l’ha presa male, fuori dall’aula: “Qualsiasi decisione prenderemo, non sarà certo Meloni che deciderà nel nostro campo chi, quando e come sceglieremo il leader del campo progressista. Se voi imputate alla premier questa intenzione, si può rassegnare Meloni perché non sarà lei che sceglierà chi da questo lato dovrà interpretare e attuare il programma” progressista, puntualizza stizzito l’ex premier rispondendo ai cronisti in Transatlantico
Conte il “trumpiano” e la subalternità a Trump
Nel suo intervento nell’aula di Montecitorio, Conte ha accusato Meloni di essere completamente “subordinata a Trump”. Detto da “Giuseppi” fa veramente ridere. Non solo per gli incontri recenti avuti con gli emissari del presidente americano, ma per la sbandierata simpatia nei confronti del tycoon quando Conte era a Palazzo Chigi. Non dimentichiamo, inoltre, come non abbia mai pronunciato una parola che fosse una, durante le presidenziali del 2024, di endorsement per Kamala Harris.
Schlein e il disastro assoluto che vede solo lei
È del tutto normale che un leader dell’opposizione dica che chi è al governo faccia male. Sarebbe insolito il contrario. Ma Elly Schlein ha speso il suo intervento in aula prima per rivendicare un successo referendario che non è il suo, poi per snocciolare numeri che dimostrerebbero il fallimento del governo. Come se in questi 42 mesi l’esecutivo non avesse tenuto i conti in ordine, aumentato l’occupazione, soprattutto al Sud, ridotto il deficit, pensato a misure di solidarietà alternative al reddito di cittadinanza. Nel merito del conflitto a Teheran le accuse a Meloni sono ancora più incomprensibili: l’Italia non partecipa a questa guerra, non ha concesso le basi militari agli Stati Uniti, non condivide per nulla gli attacchi di Israele nel Libano e a Gaza, ma per Schlein è come se l’Italia fosse stata responsabile di tutti questi conflitti. E l’antiamericanismo di opposizione si scontra con l’acquiescenza sempre dimostrata dai governi di centrosinistra verso Washington. Anche con il primo Trump.
La caduta di stile di Boschi
Lasciando a Fratoianni e Bonelli la solita “licenza di uccidere, tipica della demagogia consolidata, c’è da registrare la caduta di stile di Maria Elena Boschi, che ha parlato per conto della Casa riformista, che di riformismo non ha niente. Citare impropriamente Santanché in un dibatto che doveva riguardare essenzialmente la geopolitica, significa non avere argomenti.
Se Meloni non va al voto la sinistra dovrebbe esultare
Il cosiddetto campo largo si è sempre guardato bene dal chiedere a Giorgia Meloni di dimettersi. Perché se si votasse oggi perderebbe e di brutto. Non hanno argomenti, se non quelli di citare un selfie(!) o questioni personali della Premier da cui è sempre stata lontana e che riguardano, appunto, una sfera intima. In fondo sono i primi a essere contenti che Meloni prosegua con il suo lavoro.
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