Fenomenologia pentastellata
Conte leader indiscusso… dei voltagabbana: tutte le giravolte di “Giuseppi”, che ora torna a flirtare con gli Usa
Quando si parla di coerenza, non viene subito in mente il nome di Giuseppe Conte. Il presidente pentastellato, dopo gli attacchi agli Usa, è stato pizzicato dal giornalista Fausto Carioti di Libero a pranzo in un ristorante nel centro di Roma con l’imprenditore Paolo Zampolli, rappresentante speciale di Donald Trump per le partnership globali. Insomma, non esattamente un’iniziativa coerente con il suo operato attuale nel centrosinistra. Conte ha provato a sminuire la vicenda, parlando di un incontro senza aura di segretezza e accusando il quotidiano milanese di aver scritto «accuse offensive e insinuazioni scorrette».
Quando si parla di Washington, bisogna ricordare che in passato Conte non ha sempre avuto i toni di oggi: nel primo mandato di The Donald si era dimostrato disponibile a collaborare, tanto che la storpiatura del suo nome in “Giuseppi” non lo faceva innervosire. Poi è diventato un acerrimo oppositore del tycoon nel secondo mandato, criticando Giorgia Meloni per aver portato al 2% le spese della difesa su input della Nato. Ma fu proprio il leader dei 5 stelle ad approvare questa misura quando era premier, in una dichiarazione congiunta con gli altri membri dell’Alleanza atlantica a luglio 2018. Insomma, le sue convinzioni politiche sembrano valere a seconda dei momenti.
Conte e i cambi di casacca
Quanto alle uscite fuori luogo, gli Usa sono una sua specialità, soprattutto in ambito commerciale. Il 29 maggio 2025, intervenendo a “L’alternativa che vorrei” ad Assago, si espresse in modo incongruente sui dazi di Trump: «Sarebbe stato meglio minacciare una guerra commerciale, dire che se lui ci avesse messo dei dazi noi li avremmo raddoppiati. Avremmo dovuto minacciare una guerra, ma così si fa un negoziato con chi usa queste armi».
Alla poca prudenza delle sue parole, si aggiunge l’incoerenza delle sue convinzioni. Basti ricordare che l’8 ottobre 2019, in una dichiarazione congiunta con il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, l’ex premier pentastellato aveva sostenuto l’idea di un negoziato «che deve tendere a evitare una spirale di guerra commerciale che sarebbe deleteria per tutti». E ancora: «Dobbiamo riconoscere che queste misure rischiano di incidere pesantemente sul nostro made in Italy, lavoreremo con la massima determinazione e convinzione per poter proteggere i nostri interessi economici, per tutelare i nostri prodotti e i nostri interessi». Un cambio di casacca notevole, che si innesta perfettamente nel pantheon delle giravolte.
Non solo gli Usa, il cambio di idea su tanti altri fronti
Comunque sia, bisogna dare atto a Giuseppe Conte che le sue figuracce non si stagliano soltanto nel panorama internazionale. È opportuno ricordare che il 3 giugno 2020, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi, si espresse favorevolmente su una grande opera che ora non gli piace più: «Prenderò in seria considerazione la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina».
Il 15 aprile 2024, però, il leader dei cinque stelle si è espresso in modo completamente diverso, dopo aver incontrato i cittadini contrari alla realizzazione dell’infrastruttura: «Non prendiamo in giro i nostri concittadini siciliani e calabresi e tutti gli altri italiani. Se vogliamo fare le cose per bene, realizziamo infrastrutture viarie che servono, sia in Sicilia che in Calabria. E in particolare in Sicilia realizziamo impianti idrici che servono in questo momento. La Sicilia è senza acqua, forse sono questi i veri investimenti che servono». Dagli Usa all’Italia, nei voltafaccia, Conte dimostra già leader indiscusso.
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