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Chi ha sparato a Charlie Kirk? Nuovi dubbi: dal proiettile incompatibile alle rivelazioni dell’alto funzionario

Il caso è ancora aperto

Chi ha sparato a Charlie Kirk? Nuovi dubbi: dal proiettile incompatibile alle rivelazioni dell’alto funzionario

Esteri - di Gabriele Caramelli - 1 Aprile 2026 alle 09:35

Il proiettile che ha ucciso Charlie Kirk è così danneggiato che sono emerse difficoltà nella sequenza delle indagini. Inoltre, a causa delle condizioni del colpo, non si riesce a capire se sia stato sparato dalla stessa arma utilizzata da Tyler Robinson. Questo però non vuol dire che la pallottola provenisse da un fucile diverso, come hanno sottolineato i pubblici ministeri che indagano sul caso. Adesso gli avvocati del presunto assassino dell’attivista di destra hanno chiesto di rinviare l’udienza preliminare a maggio, mentre gli agenti dell’Atf  hanno affermato di non essere riusciti a identificare il proiettile.

Allo stesso tempo, l’accusa ritiene di avere elementi validi per contestare l’omicidio all’imputato, come le tracce del dna sul fucile e sui bossoli. Al momento Robinson, che è accusato di omicidio aggravato e sparatoria, non ha ancora ufficializzato una dichiarazione di innocenza o colpevolezza, mentre i procuratori sono intenzionati a richiedere la pena di morte.

Chi ha sparato a Charlie Kirk? Dal proiettile che non combacia fino alle confessioni top secret

Ci sono ancora molte ombre che si stagliano nell’omicidio di Kirk, tanto che l’ex stratega comunicativo di Donald Trump, Steve Bannon, aveva espresso forti dubbi sul caso: «Sembra tutta una sceneggiatura, dobbiamo andare fino in fondo». L’ex direttore del comando contro il terrorismo Joe Kent, che si è dimesso nel corso del conflitto in Iran, ha spiegato in un’intervista a Fox news con Tucker Carlson di essere stato fermato mentre conduceva le indagini sull’omicidio del fondatore di Turning point. «L’investigazione a cui ho partecipato è stata interrotta», ha ribadito l’ex funzionario, sottolineando che l’Fbi voleva consegnare il caso alla Polizia statale dello Utah e di essere convinta che a sparare fosse stata una sola persona. «Ci è stato detto che questo individuo, Robinson, era da solo e forse lo era – ha concluso Kent -. Ma c’erano ancora molti aspetti da approfondire di cui non posso parlare». 

Secondo le informazioni disponibili, Tyler Robinson aveva confidato di aver ucciso Charlie Kirk a suo padre, che poi aveva informato un sacerdote dell’accaduto. Alla fine, il giovane si è costituito alle forze dell’ordine. Già da tempo il giovane sembrava ostile al fondatore di Turning point, come dimostrano diverse testimonianze e i messaggi inviati al suo partner transgender in cui affermava di essere stanco dell’odio che propalava. Parliamo di una tecnica menzognera che molti antagonisti americani usano per giustificare la propria violenza contro chi la pensa diversamente.

Le parole del procuratore e la strada in salita nelle investigazioni

Finora i risultati dei test sul proiettile sono stati inconcludenti come ha spiegato il procuratore Cristopher Ballard e questo «significa solo che il frammento  non conteneva abbastanza dettagli per l’esaminatore, al fine di determinare se le sue caratteristiche fossero congruenti con il colpo sparato da una particolare arma da fuoco». Per ora, il dossier messo a punto dall’Atf non è stato ancora reso pubblico.

Le varie teorie della cospirazione

La scomparsa di Charlie Kirk ha acceso il dibattito pubblico, ma anche le teorie della cospirazione che sono state molto spesso sostenute anche da personaggi famosi. C’è chi ha incolpato Israele o gli attivisti trans della sua morte, mentre Elon Musk ha ritenuto che il killer non avesse agito da solo. La podcaster afroamericana e conservatrice Candace Owens, amica di lunga data del fondatore di Turning point, ha ritenuto che lo Stato ebraico abbia qualcosa a che vedere con la questione. 

 

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di Gabriele Caramelli - 1 Aprile 2026