Made in Italy nello spazio
Che luna sarebbe senza Nutella? Dal barattolo galleggiante ai chip dell’Università di Pisa: Artemis II parla italiano
Tutto procede come da protocollo per il ritorno della missione Artemis II, previsto nella notte tra il 10 e l’11 aprile, ma con un fuori programma dolce e italianissimo, targato Nutella. Quello che a prima vista sembrava il product placement più costoso della storia del marketing si è rivelato essere totalmente involontario e spontaneo.
Nutella sighting in Artemis II makes a lot of sense. Great shelf life (2+ years). No refrigeration needed. Calorie dense. No threat of crumb floating in microgravity. Spoonable. Highly viscous so unlikey to damage equipment if jar breaks. pic.twitter.com/EVsR7KkHMu
— Trung Phan (@TrungTPhan) April 6, 2026
Davanti alle telecamere, durante una diretta della missione spaziale Artemis II, si vede un barattolo di Nutella che, grazie all’assenza di gravità, naviga nello spazio interno della capsula Orion: un video di 5 secondi che è diventato virale sui social.
Qualcuno ha sollevato dubbi sulla sua autenticità ipotizzando una rielaborazione con l’intelligenza artificiale. L’account Usa di Nutella lo ha già rilanciato sui suoi profili social con lo slogan “Nutella is out of this world”: “Onorati di aver viaggiato più lontano di qualsiasi altra distribuzione nella storia – si legge – portando la diffusione dei sorrisi a nuove vette”.
I media statunitensi, invece, hanno parlato di un “delizioso incidente pubblicitario”. La spiegazione fornita è che gli astronauti si sono portati nella missione, di loro iniziativa, qualcosa ‘di buono’ da casa.
Orgoglio made in Italy: presenti i chip dell’Università di Pisa
Di italiano non c’è solo la Nutella nella missione Artemis II della Nasa che ha sorvolato il lato nascosto della Luna. A bordo della navetta Orion sono presenti sei chip Timepix, sensori avanzati per la rivelazione di particelle e radiazioni sviluppati al Cern nell’ambito della collaborazione internazionale Medipix2, alla quale partecipano anche l’Università di Pisa e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. I dispositivi, rileva l’ateneo pisano in una nota, “hanno il compito di monitorare in tempo reale le caratteristiche e il livello della radiazione presente all’interno del veicolo spaziale durante i dieci giorni della missione: un aspetto cruciale, considerando che gli astronauti, uscendo dalla protezione del campo geomagnetico terrestre, saranno esposti a livelli di radiazione significativamente più elevati rispetto a quelli sperimentati in orbita bassa”.
Dalla Nutella ai chip: Artemis II parla italiano
I chip Timepix fanno parte del sistema Hera sviluppato dalla Nasa e consentono di misurare composizione, intensità ed energia delle particelle incidenti, contribuendo alla valutazione dell’esposizione sia dell’equipaggio sia dei sistemi elettronici di bordo. La tecnologia, derivata dai rivelatori a pixel ibridi utilizzati negli esperimenti del Large Hadron Collider, è in grado di identificare diversi tipi di radiazione grazie all’analisi delle tracce lasciate dalle particelle nei sensori. “Dispositivi simili a quelli usati nella missione lunare – osserva Maria Giusepina Bisogni, docente dell’Ateneo pisano – vengono utilizzati anche nei laboratori didattici del corso di laurea magistrale in fisica medica. Oggi siamo arrivati alla quarta generazione di questi sistemi di rivelazione che vengono applicati sia alla ricerca fondamentale sia alle applicazioni anche in ambito medico”.
Ultima notizia
Lo studio rivoluzionario
Ci salveranno i pinguini della Patagonia: i ricercatori Usa ne hanno adottati 54 come guardiani dell’ambiente
Cronaca - di Giovanni Teller