Intervista esclusiva
«Ascoli “Città dei Giovani 2026”: un premio che lascerà il segno». Parla Marco Fioravanti
Il sindaco "più amato d'Italia" racconta al Secolo il progetto ‘Ascoli 2026: Next gen lab dalla ricerca all’azione’ che ha consentito al capoluogo delle Marche di vincere il prestigioso premio. Un programma di eventi che guarda al futuro e alle nuove generazioni
Nella classifica annuale pubblicata dal Sole 24 Ore è il sindaco più amato d’Italia. Oggi festeggia la vittoria del prestigioso riconoscimento “Città Italiana dei Giovani 2026” che ha ottenuto presentando un progetto che guarda al futuro e superando la concorrenza di Roma e Cosenza. Marco Fioravanti, primo cittadino di Ascoli Piceno, parla in una intervista esclusiva al Secolo d’Italia.
Sindaco Fioravanti, Ascoli Piceno ha vinto il premio di “Città Italiana dei Giovani 2026”. Il riconoscimento, secondo quanto spiegato dagli stessi organizzatori guidati dal ministro Abodi “nasce per valorizzare i territori che scelgono di investire concretamente sulle nuove generazioni, promuovendo modelli di sviluppo urbano e sociale innovativi”. Qual è il modello proposto da Ascoli?
«Il modello Ascoli nasce da un presupposto per noi imprescindibile: l’ascolto. Da qui, infatti, è scaturito il progetto ‘Ascoli 2026: Next gen lab dalla ricerca all’azione’ e sempre sullo stesso presupposto si fonderà la realizzazione concreta di questo modello. I pilastri della nostra idea di ‘Città dei giovani’, quelli che hanno convinto la giuria, sono tre: l’Osservatorio della Gioventù, l’hub ‘Stazione futuro’ e ‘Il pullman del futuro’. L’Osservatorio è un organo che includerà rappresentanti di scuole, università e associazioni: il suo compito sarà sintetizzare le richieste. La ‘Stazione’ è un hub, cioè una sorta di centro logistico, dove si definirà la programmazione formativa rispondendo alle richieste raccolte dall’Osservatorio. Il ‘Pullman’, infine, è un’iniziativa itinerante che raccoglierà le proposte provenienti dai quartieri periferici e dalle frazioni. Attraverso questi tre strumenti e alla luce di un grande evento che si terrà a maggio con tutti gli interlocutori, l’amministrazione comunale sarà messa nelle migliori condizioni per poter utilizzare in modo mirato le risorse a disposizione: per tutta l’estate, fino a fine anno, saranno tante le attività, gli eventi e le iniziative organizzate per e con i ragazzi del territorio: formazione, occupazione, cultura, sport, ambiente e molto altro ancora. Una cosa è certa: il titolo di ‘Città italiana dei Giovani 2026’ lascerà il segno ad Ascoli Piceno».
In che modo è possibile attrarre i giovani verso la scoperta del territorio e delle bellezze dell’Italia e in questo quadro, quanto conta la sinergia istituzionale tra enti locali e governo centrale?
«I giovani non vanno visti come semplici destinatari, ma architetti della strategia cittadina attraverso un sistema di co-progettazione: nella nostra agenda amministrativa, questo coinvolgimento prende corpo e automaticamente attrae le nuove generazioni verso fini più alti, come quelli della cultura e della formazione. La sinergia con il Governo è importante, per noi come per tutte le realtà che partecipano a queste iniziative, ma ancor più importante è la bontà della proposta: il nostro progetto ha convinto enti competenti come il Consiglio Nazionale dei Giovani, il Dipartimento per le Politiche Giovanili, l’Agenzia italiana per la Gioventù e la Consulta Anci Giovani. E di questo ne siamo orgogliosi».
La consacrazione di Ascoli arriva dopo la nomina di Ancona a capitale italiana della cultura 2028. Possiamo dire che le Marche si stanno distinguendo tra le regioni più attive e attrattive d’Italia?
«E’ un dato di fatto che ci onora e al tempo stesso ci investe di grande responsabilità: titoli come il nostro o quello di Ancona non sono mere etichette di cui vantarsi, ma progetti concreti da attuare con serietà, costanza e impegno».
Secondo Governance Poll nel 2025 lei è ancora il sindaco più amato in Italia. Il suo indice di gradimento si attesta addirittura al 70%. Qual è il suo segreto? Come ha fatto a conquistare e incrementare la fiducia dei suoi concittadini?
«Torno al discorso dell’ascolto: non mi stancherò mai di ripetere che il posto del sindaco non è il suo ufficio ma la strada. E quando non è in strada deve comunque tenere le porte del Comune aperte ai cittadini. Facile a dirsi, difficile a farsi: avere questo approccio implica sacrificio, in termini di tempo e di energie mentali. Una scelta impegnativa e di vero servizio, ma dal risultato garantito».
Il premio “Città Italiana dei Giovani 2026” lo ha portato a casa. Qual è il prossimo obiettivo da raggiungere?
«Più che da raggiungere direi da costruire insieme: una città migliore, da lasciare a tutti gli ascolani, in primis proprio ai più giovani».
Ultima notizia
La lezione di Cospito
Gli anarchici alzano il tiro. Ad Atene una bomba nel nome dei ‘compagni di lotta” Sara e Alessandro. Quel filo rosso Italia-Grecia
Senza categoria - di Eugenio Battisti