Dal 10 al 30
Aprile da Landini, 14 scioperi in un mese: il calendario da incubo per viaggiatori e cittadini
Aprile, dolce scioperare: potrebbe essere il nuovo proverbio di Maurizio Landini e delle sigle sindacali che in primavera hanno sferrato la loro nuova offensiva contro il governo.
Più che un calendario, quello degli scioperi sembra però un bollettino di guerra contro cittadini e lavoratori che, paradossalmente, dovrebbero essere proprio i soggetti da tutelare. Ancora una volta, alcune sigle sindacali scelgono la via più semplice e dannosa: bloccare tutto, senza distinguere tra protesta legittima e accanimento contro un Paese già in difficoltà per la congiuntura internazionale.
Il mese si apre con i primi disagi già l’8 aprile, quando uno sciopero di 24 ore colpisce il traffico aereo tra centri di controllo e personale di terra. Ma è solo un assaggio. Il vero caos arriva il 10 aprile, con uno stop nazionale di quattro ore nel settore aereo che rischia di mettere in ginocchio aeroporti in tutta Italia. Ritardi, cancellazioni e passeggeri lasciati senza alternative: questo è il risultato concreto di decisioni prese senza alcuna reale considerazione per chi viaggia per lavoro, salute o necessità familiari.
E mentre i cieli si fermano, la situazione a terra non è migliore. L’11 aprile tocca a treni e traghetti, con uno sciopero multisettoriale che colpisce la mobilità nazionale. Nei giorni successivi, i disagi si concentrano in Campania, dove tra il 12 e il 13 aprile si fermano trasporti regionali e servizi locali. Una spirale di disservizi che sembra non avere fine e che penalizza soprattutto chi non ha alternative: pendolari, studenti e lavoratori precari.
Il culmine di questa escalation arriva il 22 aprile, con uno sciopero generale nazionale che minaccia di paralizzare tutta Italia. Una giornata simbolo, certo, ma anche l’ennesima dimostrazione di una strategia dettata dalla Cgil ormai prevedibile e inefficace. Bloccare tutto per farsi ascoltare è una logica che appartiene al passato, e che oggi si traduce solo in un danno collettivo. Le aziende perdono produttività, i cittadini perdono tempo e denaro, e i problemi restano irrisolti.
Come se non bastasse, il mese si chiude il 30 aprile con un altro sciopero generale, questa volta nel pubblico impiego. Sanità, scuola e pubblica amministrazione: settori essenziali che dovrebbero garantire continuità e servizio, vengono invece utilizzati come leva di pressione. Il risultato? Visite rimandate, uffici chiusi e studenti lasciati senza lezioni, proprio alla vigilia della festa dei lavoratori, il Primo Maggio.
Il diritto allo sciopero non è in discussione, ma il suo così strumentale e ossessivo finisce per diventare da strumento di tutela a ostacolo sistematico alla vita quotidiana dei cittadini. Un approccio che sembra aver confuso l’ostilità preconcetta al governo Meloni con i diritti dei lavoratori.
Nel frattempo, ai cittadini non resta che arrangiarsi: controllare continuamente lo stato dei servizi, sperare in una revoca all’ultimo minuto e riorganizzare la propria vita attorno a un calendario da incubo. L’ennesimo firmato da Landini e compagni.
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