CERCA SUL SECOLO D'ITALIA

Voglia di votare sulla giustizia, la riforma appassiona gli italiani: affluenza record nel primo giorno

I dati del primo giorno

Voglia di votare sulla giustizia, la riforma appassiona gli italiani: affluenza record nel primo giorno

Politica - di Lucio Meo - 22 Marzo 2026 alle 20:02

C’è voglia di urne, di partecipazione, a giudicare dai dati sull’affluenza del primo giorno di votazioni sul referendum per dire Sì o No alla riforma della giustizia. Chiunque vinca, alla fine, potrà dire di aver partecipato a una sfida che ha comunque catalizzato l’interesse degli italiani nei confronti della politica, e non è poco.  Il dato dell’affluenza alle ore 19 per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia è pari al 38,9% ed è relativo a 54.153 sezioni su 61.533, in costante aggiornamento. Un dato che in proiezione, secondo gli analisti, dovrebbe portare lunedì a un risultato intorno al 60%, un limite decisamente superiore rispetto alle consultazioni referendarie, e non solo. Ovviamente si tratta di un referendum confermativo, disciplinato dall’articolo 138 della Costituzione, che non ha bisogno di quorum, cioè non è previsto un numero minimo di votanti: il risultato è valido qualunque sia l’affluenza e l’esito è dato esclusivamente dai voti validamente espressi. Il 38,9% delle 19 fa segnare quasi di 10 punti in più rispetto al precedente del referendum del 2020 sul taglio del numero dei parlamentari che, nel primo giorno di voto allo stesso orario, aveva fatto registrare una partecipazione del 29,7% degli aventi diritto. Per quanto riguarda gli altri precedenti di referendum costituzionali (nei quali, va ricordato, non è necessario il raggiungimento di un quorum) il dato dell’affluenza delle 19 si conferma da record. Al referendum del 2001 sulla riforma del Titolo V (nel quale si votò, però, solo in un giorno) l’affluenza alle urne delle 19 era stata al 23,9%. A quello sulla devolution del 2006 alle 19 del 25 giugno aveva votato il 22,4%. Il referendum costituzionale del 2016 sulla riforma Renzi si tenne in una sola giornata e alle 19 aveva votato il 57,24%

La Regione con la partecipazione più alta, al momento, è l’Emilia Romagna oltre il 46%, seguita da Lombardia e Toscana oltre il 44%, le ultime Calabria, Sicilia, Puglia e Campania intorno il 30%. L’affluenza è stata monitorata in tempo reale dal Viminale tramite Eligendo, con dati superiori al 14% a mezzogiorno (rispetto al 12% simile consultazione del 2020) e oltre il 38% alle 19, in particolare alta a Milano (45%), Bologna (49%) e Roma. Non sono mancati gli scambi di accuse tra i Comitati del Sì e del No. Prosegue anche l’allarme per il voto estero via corrispondenza: segnalazioni di schede non arrivate (Florida, Thailandia, Repubblica Dominicana), duplicati facili che permetterebbero doppio voto e rischi di schede falsificate o intestate a defunti, come denunciato da FdI e comitati Sì.

Il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, alle 13 ha votato al plesso Piazzi di Palermo. Il Presidente della Repubblica ha scambiato qualche parola con gli scrutatori e stretto la mano al presidente di seggio della sezione numero 535, Fabrizio Ferro. Applausi all’esterno del seggio mentre Mattarella lasciava il plesso Piazzi.

Referendum, per cosa si vota fino a lunedì alle 15

I cittadini sono chiamati a esprimersi sulla cosidetta riforma della separazione delle carriere dei magistrati. Il Parlamento, con l’approvazione definitiva della legge costituzionale del 30 ottobre 2025, ha infatti introdotto la nuova norma che preve modifiche ad articoli costituzionali. Poiché in seconda lettura non è stata raggiunta la maggioranza dei due terzi dei voti delle Camere, la legge – come previsto dall’articolo 138 della Costituzione – deve essere sottoposta a referendum confermativo.

Nello specifico, la legge prevede per i magistrati due carriere separate: una per i magistrati giudicanti (i giudici) e una per quelli requirenti (i pubblici ministeri), ciascuna con un proprio Consiglio Superiore della Magistratura. La riforma incide in modo diretto sugli articoli 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110 della Carta costituzionale e introduce una distinzione formale e funzionale tra magistratura giudicante e magistratura requirente.

In altri termini, “separazione delle carriere” significa che i giudici e i pubblici ministeri, che facevano parte di un unico corpo, la magistratura ordinaria, e che condividevano il medesimo Consiglio Superiore della Magistratura ora, con la riforma, avranno due organi di autogoverno separati: il Consiglio Superiore della Magistratura giudicante, competente per i giudici e il Consiglio Superiore della Magistratura requirente, competente per i pubblici ministeri.

Ognuno di questi organi sarà presieduto dal Presidente della Repubblica e avrà una propria composizione mista composta per due terzi da magistrati estratti a sorte e un terzo da professori universitari e avvocati con almeno quindici anni di esperienza, scelti tramite sorteggio da un elenco predisposto dal Parlamento. La riforma introduce anche un nuovo organismo, l’Alta Corte disciplinare, che sarà composta da quindici giudici, scelti tra magistrati e giuristi di comprovata esperienza, e che avrà il compito di decidere sulle questioni disciplinari riguardanti tutti i magistrati, garantendo uniformità e indipendenza.

In particolare, i quindici giudici dell’Alta Corte disciplinare saranno: tre giudici nominati dal Presidente della Repubblica, scelti tra professori universitari in materie giuridiche e avvocati con almeno vent’anni di esercizio; tre giudici estratti a sorte da un elenco di professionisti con i medesimi requisiti, compilato dal Parlamento; nove magistrati (appartenenti sei alla carriera giudicante e tre alla carriera requirente) selezionati per sorteggio tra coloro che abbiano almeno vent’anni di servizio e svolgano o abbiano svolto funzioni di legittimità.

La legge prevede anche l’elezione del presidente dell’Alta Corte disciplinare tra i giudici nominati dal Presidente della Repubblica o estratti a sorte dall’elenco compilato dal Parlamento. I giudici dell’Alta Corte durano in carica quattro anni e l’incarico non può essere rinnovato.

Il quesito

Sulla scheda, di colore verde, gli elettori sotto il titolo “Referendum Costituzionale – ordinamento giurisdizionale e istituzione della Corte disciplinare”, troveranno questo quesito: “Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare?”

Come si vota

Le modalità di voto seguono le regole ordinarie dei referendum costituzionali. In Italia, gli elettori possono recarsi al proprio seggio, muniti di un documento di riconoscimento valido e la tessera elettorale.

Non ci sono commenti, inizia una discussione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

di Lucio Meo - 22 Marzo 2026