Domani la ricorrenza
Vittime innocenti della mafia, Pietro Scaglione, il primo giudice ucciso da Cosa Nostra, inflessibile e conservatore
Il 1971 l'alto magistrato che indagava sui corleonesi venne barbaramente assassinato senza avere giustizia
Domani, 21 marzo, in coincidenza con l’inizio della primavera, si celebra la giornata in memoria delle vittime innocenti della mafia voluta da Libera e da Don Luigi Ciotti. Oltre 1.100 tra magistrati, poliziotti, giornalisti, imprenditori, professionisti e semplici cittadini. E il ricordo va a Pietro Scaglione, il primo magistrato ucciso da Cosa Nostra, il 1971.
Pietro Scaglione, un conservatore incorruttibile
Dopo essere entrato in magistratura nel 1928 e dopo avere esordito in aula come pubblico ministero negli anni quaranta, Scaglione indagò sulla banda Giuliano e sulla strage di Portella della Ginestra. Negli anni ’50 preparò inoltre dure requisitorie contro gli assassini del sindacalista Salvatore Carnevale, ucciso nel 1955, negli anni del latifondismo e delle lotte contadine per la redistribuzione delle terre. La parte civile della famiglia Carnevale fu rappresentata dal futuro presidente della Repubblica, il socialista Sandro Pertini, e dagli avvocati Francesco Taormina e Nino Sorgi, anche loro socialisti. Si contrapposero ad un altro futuro presidente della Repubblica, il democristiano Giovanni Leone, difensore degli imputati (i campieri della famiglia aristocratica Notarbartolo).
Le indagini su Luciano Liggio e Totò Riina
Nel giugno 1969, il procuratore Scaglione richiese al presidente del tribunale di Palermo, Nicola La Ferlita, l’applicazione del soggiorno obbligato previa custodia precauzionale nei confronti dei boss mafiosi corleonesi Luciano Liggio e Salvatore Riina, entrambi assolti per insufficienza di prove nel processo di Bari con una sentenza definita scandalosa in Parlamento, e difatti emessa dopo che ai giudici era stata recapitata una lettera minatoria. Tuttavia, mentre Riina rientrò a Corleone dove fu arrestato, Liggio si fece ricoverare a Taranto e poi in una clinica privata a Roma, da dove fuggì dopo essere stato operato alla vescica e prima che il questore di Palermo, Paolo Zamparelli, riuscisse a notificargli la custodia precauzionale emessa già da un paio di mesi ma rimasta inspiegabilmente inapplicata.
Ne nacque uno scandalo, e la Commissione parlamentare antimafia presieduta dal deputato Francesco Cattanei decise di aprire un’inchiesta e convocò il procuratore della Repubblica Scaglione, il presidente del tribunale La Ferlita ed il questore Zamparelli per chiedere spiegazioni sull’accaduto. Tuttavia, il 16 febbraio del 1971 l’autorità giudiziaria di Firenze (incaricata di svolgere le indagini sull’operato dei due magistrati) escluse qualsiasi responsabilità del procuratore Scaglione e del presidente La Ferlita nella fuga e nella latitanza del boss Liggio.
L’omicidio
La mattina del 5 maggio 1971 Scaglione, mentre percorreva via dei Cipressi a Palermo a bordo di una Fiat 1500 nera guidata dall’agente di custodia Antonio Lo Russo, venne bloccato da un’altra automobile da cui uscirono due o tre persone che fecero fuoco con pistole calibro 9 e 38 Special, freddando all’istante Scaglione e il suo autista. Nonostante l’agguato fosse avvenuto in una strada molto popolata, gli inquirenti non riuscirono a trovare testimoni oculari del delitto. Si trattò del primo omicidio “eccellente” commesso da Cosa nostra nel dopoguerra. L’omicidio di Pietro Scaglione è, dal punto di vista giudiziario, un delitto rimasto insoluto. Nonostante decenni di indagini, non sono mai stati condannati esecutori o mandanti con sentenza definitiva. Nel gennaio 1991, il procedimento contro diversi esponenti di spicco di Cosa Nostra (tra cui Riina, Liggio, Pippo Calò e Gaetano Fidanzati) si concluse con un proscioglimento per insufficienza di prove.
Un cattolico conservatore
Scaglione fu tra i primi a denunciare che la mafia non era solo un fenomeno criminale, ma aveva radici politiche annidate nelle pubbliche amministrazioni, dimostrando un’indipendenza di giudizio che andava oltre le etichette politiche. Cattolico e conservatore, vittima della ferocia di Cosa Nostra, viene ancora oggi troppo spesso dimenticato.