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Trump prepara l’invasione dell’Iran, i Pasdaran lo sfidano: “I marines sono un ottimo cibo per gli squali”

La guerra nel Golfo

Trump prepara l’invasione dell’Iran, i Pasdaran lo sfidano: “I marines sono un ottimo cibo per gli squali”

Esteri - di Robert Perdicchi - 29 Marzo 2026 alle 19:46

Trump ci pensa, l’ipotesi “boots o the ground“, resta aperta, anzi, apertissima via via che le difficoltà nella chiusura della guerra in Iran aumentano. L’amministrazione Usa pensa a un’operazione di terra lunga settimane fatta di incursioni mirate e non un’invasione vera e propria su larga scala. Ma l’Iran si è detto pronto a fronteggiare sul campo i Marines americani e li ha sfidati: “Li aspettiamo, daremo loro fuoco”, minaccia il potente capo del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf. L’esercito iraniano ha minacciato oggi gli Stati Uniti d’America, avvertendo che qualsiasi tentativo di invadere via terra il Paese mediorientale avrà “conseguenze catastrofiche” e dichiarando che le truppe americane diverranno “ottimo cibo per gli squali del Golfo“.

L’invasione dell’Iran e le minacce ai marines dei pasdaran

Per il portavoce, l’esercito iraniano sta “contando i minuti” per poter “annichilire” le forze Usa, se dovesse essere lanciato un attacco di terra. Il presidente Donald Trump, ha detto ancora Zolfaqari, “ha ripetutamente minacciato l’Iran, parlando di operazioni di terra e dell’occupazione di alcune isole del Golfo Persico”. Per Zolfaqari, queste ambizioni non sono altro che “un sogno irrealizzabile”.

Di sicuro le possibilità di arrivare a un cessate il fuoco in Medio Oriente restano “basse”, secondo quanto riferito da mediatori coinvolti nei colloqui in corso tra Paesi della regione, a causa di richieste considerate al momento incompatibili tra le parti. La valutazione, secondo il Wall Street Journal, è arrivata al termine di un incontro ospitato dal Pakistan, con la partecipazione dei ministri degli Esteri di Arabia Saudita, Egitto e Turchia, dedicato a proposte di de-escalation e alla possibile riapertura dello Stretto di Hormuz. Al centro del confronto anche iniziative avanzate da Ankara e Il Cairo per facilitare la ripresa della navigazione nello stretto, attraverso la creazione di un consorzio per la gestione del traffico marittimo.

Nel corso dei colloqui, l’Arabia Saudita ha insistito sulla necessità che un eventuale accordo con l’Iran includa garanzie vincolanti sulla limitazione del programma missilistico di Teheran e la fine del sostegno a gruppi armati regionali come Hezbollah. Dall’altra parte, l’Iran avrebbe già escluso qualsiasi negoziato sul proprio programma missilistico come condizione iniziale per una tregua, chiedendo invece assicurazioni sul fatto che le sue forze alleate nella regione non vengano prese di mira da Stati Uniti o Israele.

L’Iran, intanto, denuncia un bilancio che parla di 2.076 morti, compresi 216 minori, dall’inizio della guerra. Lo riferisce la tv satellitare al-Jazeera, citando un aggiornamento del ministero della Salute di Teheran. I feriti, secondo quanto riportato, sono 26.500, compresi 1.767 minori. Danneggiate, dicono le autorità iraniane, 336 strutture sanitarie.

 

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di Robert Perdicchi - 29 Marzo 2026