Il ritratto
Tre anni di Elly Schlein a Largo del Nazareno, la segretaria del Pd che non è diventata leader
Ha riportato il partito su percentuali dignitose ma ha fallito la strategia di diventare un'alternativa credibile a Giorgia Meloni
Tre anni fa, il 12 marzo del 2023, Elly Schlein diventava segretaria nazionale del Partito democratico, battendo al ballottaggio delle primarie, con il voto popolare, Stefano Bonaccini. Tre anni dopo Elly ha riportato il Pd a percentuali di consenso dignitose ma ha fallito nell’obiettivo più importante: diventare leader.
La vittoria di Elly
Già vicepresidente della Regione proprio con Bonaccini e poi deputato, di origine svizzera, l’underdog Schlein disse dopo la vittoria alle primarie, “Non ci hanno visto arrivare”. Il Pd era reduce dal disastro di Enrico Letta e delle elezioni politiche. La percentuale di consensi era al 14%, il minimo storico.
I meriti di Schlein
Tre anni dopo il Pd è valutato intorno al 22% nei sondaggi. Ha recuperato consensi dai Cinquestelle e serrato le fila di un elettorato che si era volatilizzato ma che dal punto di vista sociologico non è cambiato. Prevalentemente settori della pubblica amministrazione, il mondo della scuola, un progressismo medio-borghese. E questo è merito suo.. Ma i demeriti sono diversi.
La classe operaia non esiste più
Nonostante la landinizzazione del Pd, il ceto operaio è completamente distante dal Partito Democratico. E con esso la platea dei lavoratori subordinati, un tempo zoccolo duro del Pci. La funzione antitetica al governo Meloni, la mobilitazione delle piazze sulle questioni internazionali hanno di fatto raddoppiato i consensi di Avs ma non portato benefici di consenso a Largo del Nazareno.
Il leader è… Conte
Il problema di Elly è che non è diventata leader. Se si facessero le primarie di coalizione le vincerebbe Giuseppe Conte. E questo è un paradosso enorme, giacché da sempre il leader del partito principale della coalizione lo diventa di fatto.
Non ha il carisma di chi riesce a costruire un’alternativa programmatica seria e fattuale. Non cattura consensi dall’altra parte del campo o da quella zona mediana, come ha saputo fare Giorgia Meloni. Ad esempio sul referendum per la riforma costituzionale, tema che dovrebbe vedere un partito compatto intorno a un’idea politica, il Pd è spaccato. Ma lo è anche nella politica estera.
Il Pd è di sinistra?
Bisognerebbe chiedersi se il Partito Democratico sia di sinistra e cosa significhi tutto questo. La segreteria Schlein ha di fatto eliso la componente centrista e cattolica. In politica estera è ondivaga come tutto il campo largo e le posizioni sono nettamente diverse. Manca quella percezione netta di poter essere alternativa di governo, cosa che è connessa in tutto il mondo con il ruolo di segretario del primo partito di opposizione. La vera, grande sconfitta di Elly.
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