Il libro
Torna in libreria “Al di là del comunismo” di Filippo Tommaso Marinetti. E vale sempre la pena rileggerlo
Ricorrono quest'anno i 150 anni dalla nascita di Effettì e l'editoria li celebra con nuovi saggi e ristampe. Una panoramica di cosa cercare sugli scaffali per ritrovare il padre del Futurismo
Anniversario. Il prossimo 22 dicembre saranno trascorsi 150 anni dalla nascita di Filippo Tommaso Marinetti. Dall’al di là chissà la reazione alle celebrazioni e al ricordo da parte del padre del Futurismo. Lui sepolto al cimitero monumentale di Milano, con una semplice scritta sulla lapide ovvero «poeta», osserva i suoi wannabe epigoni. Però Effettì è presente più che mai, innanzitutto perché la sua visione – che poi è quella dei Balla, dei Carli, dei Carrà, dei Depero, dei Bragaglia e dei Russolo – è l’avanguardia che ha inaugurato il ‘900 e che di fatto non lo ha ancora spento. Così in libreria iniziano a fare capolino una serie di scritti sull’uomo e dell’uomo nato ad Alessandria d’Egitto nel 1876.
Verso i 150 anni di Marinetti
Giordano Bruno Guerri per Rizzoli ha pubblicato Audacia. Ribellione. Velocità. Vite strabilianti dei futuristi italiani, mentre qualche tempo fa la storica dell’arte Claudia Salaris ha dato alle stampe, per Silvana Editoriale, la sua biografia su F.T. in questo modo il flusso di coscienza prosegue senza sosta. Invece la casa editrice Eclettica Edizioni ha scelto un’altra strada. Quella di far parlare l’artista. A fine dello scorso anno ha lanciato L’Esercito Italiano Poesia Armata – testo che al suo interno contiene scritti di Beniamino Tullier, Luigi Scrivio e del futurista oltrepadano Pino Masnata – ora le loro rotative ci hanno regalato Al di là del Comunismo (64 pp.; 10,00€) con la prefazione di Boni Castellane, la postfazione di Claudio Siniscalchi e uno scritto di Mario Carli.
Libri su e di Effettì
Il testo, originario, è del 1920 e Marinetti è in pieno effetto. Undici anni prima ha lanciato, sulle colonne de Le Figaro – Mohamed el Rachi Pascià era uno dei proprietari del quotidiano e sua figlia aveva un debole per il capo del Futurismo e il passaggio verso la pubblicazione del Manifesto divenne un attimo – la sfida al mondo per bombardare il chiaro di luna. Ma soprattutto ci ricorda, nell’anestesia in cui viviamo oggi, che «l’arte, infatti, non può essere che violenza, crudeltà ed ingiustizia». Siamo nell’anno successivo a Democrazia futurista dove Marinetti fonda il suo partito politico (nato più precisamente nel 1918). «Concepito, voluto e attuato da un gruppo di artisti poeti, pittori, musicisti, ecc.: che, carichi di genio e di coraggio ormai provati, dopo avere svecchiato brutalmente e modernizzato l’arte italiana sono giunti logicamente ad una concezione di politica assolutamente sgombra di retorica, violentemente italiana e violentemente rivoluzionaria, libera, dinamica e armata di metodi assolutamente pratici». È il teppismo del creativo che incorona sé stesso come politico, lo grida ai quattro venti e il solo pronunciamento di quelle parole trasforma l’atto in azione. Perché se Dada non significa nulla, Futurismo è l’alfa e l’omega.
La ristampa di “Al di là del Comunismo”
Le elezioni del 1919 hanno visto la sconfitta e la deriva dei fascisti e con essi di Marinetti, ma il biennio rosso che si apre porterà alla rivoluzione del 28 ottobre 1922. Questa però al momento, per citare Lucarelli, è un’altra storia. Torniamo al comunismo ovvero «una vecchia formola mediocrista, che la stanchezza e la paura della guerra riverniciano oggi e trasformano in moda spirituale». Bisogna odiare «la caserma militarista quanto la caserma comunista. Il genio anarchico deride e spacca il carcere comunista». Come rispondere, quindi? Con la patria. Essa altro «non è che un vasto partito».
Leggasi «il massimo prolungamento dell’individuo, o meglio: il più vasto individuo capace di vivere lungamente, dirigere, dominare e difendere tutte le sue parti del corpo». Perché Effettì, qui, agisce non solo con l’intelletto, ma anche con le mani e la penna che sono mossi fin dal midollo nella riforma dell’Italia e dell’Europa. Le pagine di Al di là del Comunismo sono lo squarcio dell’apatia della Nazione liberale ancora, tremendamente, ottocentesca. Date spazio allora al «proletariato dei geniali». L’uomo in stretta relazione con la tecnica che porta verso lo «sviluppo del macchinario industriale» per condurre al «massimo di salario» e in direzione del «minimo di lavoro manuale che, senza diminuire la produzione, potranno dare a tutte le intelligenze la libertà di pensare, di creare, di godere artisticamente». Un discorso non di ieri, ma già di oggi davanti alla sfida dell’intelligenza artificiale.
Gli anni ‘20 di 100 anni raccontano anche del rapporto tra i futuristi italiani e i cubofuturismi. E se il comunismo è da avversare, come pietra crepuscolare dell’annientamento dello spirito, gli iniziatori di Russia sono entità da riconoscere. Marinetti tra Mosca e Pietroburgo tenne otto conferenze sul Futurismo, trovando il tempo di celebrare il fatto «che i futuristi russi sono tutti bolscevichi e che l’arte futurista fu per qualche tempo, arte di Stato in Russia». Addirittura i treni di Lenin, che considerava F.T. un vero rivoluzionario, «furono dipinti all’esterno con dinamiche forme colorate simili a quelle di Boccioni, di Balla e di Russoio». In questa festa di colori, di rumori e di vita l’avanguardia diventa l’alcool della società che la trasforma in un’orgia di esplosioni. Un fragore che «divinizzi la gioventù, centuplichi la maturità e rinverdisca la vecchiaia». Ora a 150 anni dalla nascita di Effettì celebriamo il dinamismo di una posa che oggi non sappiamo più riconoscere.