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Studenti delle medie in moschea con la scuola, un’iniziativa discutibile e fuori misura: il sondaggio del Secolo

Una pessima idea

Studenti delle medie in moschea con la scuola, un’iniziativa discutibile e fuori misura: il sondaggio del Secolo

Politica - di Gabriele Caramelli - 22 Marzo 2026 alle 07:30

La presenza dell’Islam nella vita degli studenti rischia di diventare sempre più costante. Basti pensare all’iniziativa promossa dalla scuola media “Ai nostri caduti” di Trezzo sull’Adda, nella provincia milanese, che ha promosso una gita alla moschea di Mezzago per le classi terze per il 24 e il 26 marzo. Grandi perplessità sono state espresse dall’europarlamentare della Lega Silvia Sardone, che in un comunicato ha esposto la propria contrarietà: «Ricordiamo che non esiste alcuna intesa tra lo Stato italiano e le comunità musulmane quindi non si capisce lo scopo di queste visite. Non è la prima volta che succede, purtroppo».

E così il Secolo d’Italia ha deciso di sottoporre un questionario ai lettori, attraverso la newsletter, per comprendere se iniziative di questo genere rischino di sconfinare nel proselitismo. Le preferenze espresse dagli intervistati sono chiarissime: il 61,4% ritiene che portare i bambini in questi luoghi sia una scelta discutibile e che la scuola dovrebbe evitare di impegnarsi su temi religiosi sensibili, soprattutto se non può garantire una chiarezza nelle spiegazioni. D’altra parte lo Stato italiano è laico e se non ci sono crocifissi nelle classi per evitare di turbare chi ha una confessione diversa dalla maggioranza, non c’è alcun motivo di approfondire la fede altrove. Per chi è interessato all’argomento, infatti, esiste l’orario di religione. Ma forse a qualche funzionario scolastico progressista non sta bene così.

Studenti della medie in gita nella moschea, una scelta discutibile e fuori misura

Soltanto il 4,9% degli intervistati dal giornale ritiene che conoscere culture e religioni diverse faccia parte della formazione degli studenti. In realtà, tutto ciò che dovrebbero fare i bambini e i ragazzi a scuola è studiare la cultura italiana e le altre materie secondo la nostra metodologia. Tra l’altro, l’invasione di campo musulmana nei nostri sistemi didattici sta diventando piuttosto lampante e preoccupante. Da qualche tempo, nell’università di Brescia, l’aula del silenzio è stata riconvertita in moschea, con tanto di tappeti per pregare e divisori per le donne. Insomma, non siamo davanti all’esempio di una religione inclusiva per entrambi i sessi. Ma soprattutto, perché nell’ateneo è stata adibita proprio una moschea e non una chiesa? O magari un piccolo Mandir per gli induisti? Siamo davanti a una decisione bizzarra e preoccupante.

La decisione della famiglia in una questione del genere è importante

Il 33,7% degli utenti, che hanno risposto al sondaggio del Secolo, ritiene che ancora prima di organizzare una gita in luoghi di culto, le famiglie dei minorenni debbano essere ben informate. D’altra parte costruire un dialogo con i genitori dovrebbe essere il compito di ogni professori e, in occasione dei colloqui, bisognerebbe parlare dei piani scolastici oltre che del rendimento. Un’iniziativa del genere, però, anche se comunicata ai tutori legali degli alunni, potrebbe rivelarsi comunque problematica. Se ad esempio un predicatore islamico dovesse cercare di convincerli a convertirsi con forza, ad esempio, si rischierebbe di assistere a uno dei tanti casi di radicalizzazione che nel tempo si sono registrati in Europa. In conclusione, è fondamentale comprendere le intenzioni dei professori e di chi dovrebbe ospitare i giovani, prima di creare malintesi o situazioni decisamente sgradevoli. 

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di Gabriele Caramelli - 22 Marzo 2026